24 July 2017
    Modigliani_GAM_copertina

    Modigliani e l’École de Paris arrivano a Torino

    Modigliani e l’École de Paris arrivano a Torino è stato modificato: 2015-03-20 di Davide Gambaretto

    La stagione delle mostre alla Galleria di Arte Moderna di Torino prosegue con un appuntamento imperdibile. Fino al 19 luglio 2015 è possibile visitare “Modigliani e la Bohème di Parigi”, una mostra che ci racconta della straordinaria figura di Amedeo Modigliani e della cosiddetta Scuola di Parigi.

    «L’arte di Modigliani è, nel suo stilismo raffinato e nel suo manierismo, una combinazione di eleganza fiorentina, stilizzazione cubista e un senso tragico, gotico, della vita».
    Adolphe Basler

    Modigliani_GAM_Torino_1

    Amedeo Modigliani, “Ritratto di Dèdie”, 1918 (Centro Pompidou, Parigi)

    Ci sono nomi che faranno sempre presa sul grande pubblico. Chiamiamoli, se vogliamo, “usati sicuri” senza per questo voler dare, in alcun modo, una connotazione negativa. È indubbio, però, che al visitatore questi nomi non basteranno mai e tornerà con piacere a visitare un’esposizione che li proponga in cartellone. Amedeo Modigliani fa parte di questo ristretto novero ed è uno degli artisti preferiti dal pubblico: colui che incarnò alla perfezione la figura dell’artista maledetto e che, con il suo fascino, ha stregato generazioni di appassionati. Una leggenda che, ancora oggi, appassiona quasi quanto la sua produzione artistica, considerata come una delle più intriganti di tutto il XX secolo.

    Per dare lustro a una figura così importante, la città di Torino continua il suo sodalizio con Parigi (uno stretto rapporto incominciato già nel 2012, con la mostra su Edgar Degas e continuato con l’esposizione su Pierre-Auguste Renoir, nell’ottobre dell’anno successivo) e, grazie al coinvolgimento del Centre Pompidou e la produzione di Mondo Mostre Skira, mette in scena un percorso espositivo che ci permette di rivivere la breve carriera di Amedeo Modigliani, svelandoci il suo stile tutto personale. Uno stile composito, intriso di una cultura italiana classica, assimilata attraverso le lezioni di disegno e i viaggi a Napoli e Roma, ma che viene sconvolto dall’incontro con l’opera postuma di Gauguin e di Cézanne, una volta giunto a Parigi. Assieme alla sua passione per la scultura e attraverso la scoperta dell’arte primitiva negra e khmer, il desiderio di semplificazione diviene sempre più importante per Modigliani, che incomincia a deformare anatomicamente le sue modelle fino a renderle ninfe intoccabili e a raggiungere quello “stile Modigliani”, caratterizzato da una sintesi estrema, che gli varrà, addirittura, l’etichetta di manierista. Come ci suggerisce il titolo, però, non del solo Modigliani vive questa mostra.

    Non solo Modì.
    Circa 90 opere in esposizione, la maggior parte delle quali provenienti dal Musée National d’Art Moderne di Parigi (che ha sede all’interno del Centre Pompidou). La mostra si sviluppa in 5 sezioni che ci raccontano della straordinaria figura di Amedeo Modigliani, della sua vita e dei suoi slanci, quelli passionali come quelli artistici. Come accennavamo in precedenza, però, la mostra non è solo Modì. Accanto alle opere del livornese troviamo autentici capolavori della cosiddetta École de Paris (Scuola di Parigi), gruppo di artisti che lavorò nella capitale francese nel primo dopoguerra.

    Modigliani_GAM_Torino_3

    Constantin Brâncuși, “Mademoiselle Pogany”, 1933 Centre Pompidou, Parigi

    Sapientemente romanzata, l’esposizione vuole trasmetterci lo stile di vita che gli artisti facevano in quel periodo. L’artista bohémien, il ribelle dell’arte dedito a vizi e passioni, che percorre quelle strade sempre pronte a ospitare un flâneur di ‘baudelairiana’ memoria: le opere di Marc Chagall e Maurice Utrillo ci trasportano in una Parigi ammantata di romanticismo e ci svelano la filosofia di questo movimento artistico, la mitologia immortale che eleva la squallida condizione di vita che gli artisti erano costretti a condurre nella Parigi di inizio secolo. Vediamo l’importanza che l’opera di Constantin Brâncuși ebbe su di un giovane Modigliani, ancora indeciso se darsi alla scultura o restare nell’ambito pittorico. Osserviamo il nascente cubismo e proviamo a comprendere il dialogo instaurato da Modigliani con Picasso e Juan Gris; dialogo che si concretizzerà con il rifiuto della nascente avanguardia da parte del pittore livornese. Infine comprendiamo come l’École de Paris non fosse un semplice stile artistico, ma un movimento più libero, la cui nomenclatura ci racconta dell’importanza di Parigi come polo aggregativo dell’arte, all’inizio del XX secolo. Una corrente che faceva leva su ideali romantici e sull’evidente carisma esercitato da Modì. Un gruppo di artisti votato all’autentica sacralizzazione del ritratto, un genere che considerava l’alternativa più sincera alla destrutturazione cubista e che non abbandonerà mai.

    Modigliani_GAM_Torino_2

    Amedeo Modigliani, “Lolotte”, 1917 Centre Pompidou, Parigi

    Dentro la mostra.
    Brillantemente organizzata e curata da Jean-Michel Bouhours – uno degli studiosi più accreditati su Amedeo Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou – la mostra offre alcuni spunti interessanti. Ci facciamo strada tra autentici capolavori di Modigliani, come “La ragazza rossa” (1915) e “Il ritratto di Soutine” (1917) fino ad arrivare a una raccolta di inestimabili disegni che ci mostrano la celebre semplificazione del segno di Modì, di matrice tutta primitiva (il “Nudo visto di fronte” del 1913 ne è esempio squisito). Autentiche pietre miliari, come le sculture “Principessa X” (1916) e “Mademoiselle Pogany III” (1933) di Brâncuși, ci attendono nella seconda sezione, per instaurare un intrigante dialogo con l’opera statuaria di Modigliani.

    Mentre osserviamo alcuni pregevoli tele di Férat, Archipenko, Soutine e dei già citati Picasso e Chagall, continuiamo ad avanzare in quell’autentico labirinto dai colori pastello che sono le sale della GAM, adibite alle mostre temporanee. Si rifletta che queste sale, se da un lato offrono un’interattività “ludica” al pubblico, che può perdersi nei suoi corridoi, dall’altro rischiano di far smarrire l’organicità a un’esposizione così finemente strutturata, come in questa “Modigliani e la Bohème”. In conclusione siamo di fronte a una mostra che offre uno sguardo trasversale su un argomento noto, utilizzando la figura e l’opera di Amedeo Modigliani come principale testimone di quel fermento culturale che animò la vita parigina e che riuscì a creare una completa simbiosi tra arte e vita.

    In copertina: fotografia con dedica donata da Amedeo Mogiliani a Jeane Hébuterne, 1918

    Print Friendly
    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter