28 February 2017
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    Mohovic: “Ecco il mio Palcoscenico Danza”

    Mohovic: “Ecco il mio Palcoscenico Danza” è stato modificato: 2015-05-20 di Giovanna Gennatiempo

    Intervista con Paolo Mohovic, direttore artistico di Palcoscenico Danza, che dopo l’Opening di ottobre riprende domani, 14 marzo, il cartellone della sua settima edizione.

    Domani, 14 marzo, riprende la rassegna Palcoscenico Danza, dopo l’Opening presentato ad ottobre. Giunta alla sua settima edizione, presenta un cartellone fitto di appuntamenti: si spazierà tra le sperimentazioni di video-danza e i repertori classico e contemporaneo interpretati da grandi compagnie locali, nazionali ed internazionali. Abbiamo parlato del programma con il direttore artistico, Paolo Mohovich.

    Palcoscenico Danza giunge alla sua settima edizione: sette serate di cui cinque prime nazionali, artisti da tutto il mondo tra cui i vincitori dei concorsi FIVER e Permutazioni. Una stagione piena di aspettative, come si è evoluta la rassegna in sette anni?
    «Sono particolarmente contento dell’edizione che sta per cominciare, sia per gli spettacoli ospitati volti a presentare al pubblico l’eccellenza coreografica internazionale, sia per quelli in cui la mia direzione artistica, coordinata con altre realtà del territorio hanno prodotto qualche cosa di unico e peculiare creato ad hoc per Palcoscenico Danza, come gli appuntamenti Permutazioni/Fiver e Eko Dance International Project, volti a premiare artisti emergenti di talento. O ancora “Petites Pièces”, spettacolo che vedrà in scena insieme ai Funamboli di Fabio Crestale anche musicisti e danzatori dell’Opera di Parigi e dei Ballets Trockadero di Monte Carlo».

    Essere confermato direttore artistico di una rassegna di tale portata è una grande responsabilità, quale taglio stilistico hai voluto dare alla scelta delle compagnie ospiti?
    «La TPE ha assunto le competenze di una manifestazione ormai molto importante a livello cittadino, che esisteva da sette anni. Palcoscenico Danza è una delle poche rassegne in Italia che vuole privilegiare innanzitutto il linguaggio del corpo, mettere il danzatore con il suo strumento di lavoro al centro dell’azione, liberandosi il più possibile da qualsiasi tipo di contaminazione – proprio al contrario di quel che si fa normalmente oggi. In questo senso mi piace andare controcorrente e penso che in questo spazio possano essere compresi vari stili di danza da quella contemporanea formalista al neoclassico».

    Una delle serate è dedicata alla ripresa de “I quattro temperamenti”, tuoi brani creati per il Balletto dell’Esperia e che, stavolta, vedrà come protagonisti i danzatori del Ballet de la Generalitat Valenciana. Da cosa è motivata la scelta di questa compagnia?
    «In realtà il taglio della serata con il Ballet de la Generaliata Valenciana (una delle più importanti compagnie istituzionali spagnole, ndr) è un po’ cambiato. Abbiamo deciso di eliminare dal programma “I quattro temperamenti”, proprio per non incorrere in quella sorta di nostalgia nei confronti del Balletto dell’Esperia, un progetto di cui stiamo raccogliendo l’eredità in molti sensi, ma che fa parte del passato. Bisogna voltar pagina, quindi quella serata sarà composta da “Radura” (che non faceva parte del repertorio del Balletto dell’Esperia), un divertissement, su musica di Bach, ispirato alle dinamiche naturali della vegetazione e degli organismi che nasconde. Oltre a questo lavoro, durante la stessa serata si assisterà ala ripresa di due coreografie ormai storiche: “Jardi Tancat” di Nacho Duato e “Bolero” di Thierry Malandain.
    Ho lavorato per molti anni in Spagna, da qui il mio vincolo artistico con questo paese. Il Ballet de la Generalitat Valenciana è una compagnia importante con bellissimi interpreti che volevo presentare al pubblico torinese».

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    Tra i brani in programma anche le produzioni vincitrici del concorso “Permutazioni”, promosso da Fondazione Live Piemonte dal Vivo e Balletto dell’Esperia, come è nata questa iniziativa e quali obiettivi si pone?
    «Permutazioni è alla sua prima edizione. È un progetto al quale noi partner teniamo molto perché è un bando internazionale cui quest’anno hanno partecipato oltre settanta artisti da tutto il mondo. Il concorso è ideato da Zerogrammi/Luft Casa Creativa con il sostegno di Palcoscenico Danza, Fondazione Piemonte dal vivo e la collaborazione del Dams. Dopo un periodo di residenza coreografica al Luft, sono stati scelti due gruppi per rappresentare i loro work in progress a Palcoscenico Danza. Alcuni hanno invece optato unicamente per il periodo di residenza. È un modo per aiutare e promuovere artisti di talento con particolare attenzione anche a quelli attivi sul territorio».

    Presentare i vincitori del celebre Festival di video-danza FIVER apre al pubblico nuove prospettive sull’espressione coreografica. Secondo te, quali sono le potenzialità della pellicola rispetto alla performance on-stage?
    «La serata di “Permutazioni” prevede anche la proiezione di tre delle opere premiate al Festival FIVER di videodanza spagnolo, con sede nella regione della Rioja. A questo festival partecipano nomi di artisti emergenti insieme ad altri celebri come Sidi Larbi Cherkaoui e Louise Le Chevalier. È un modo per vedere in uno stesso spettacolo la danza in diverse dimensioni, quella reale e quella cinematografica. La pellicola ha la potenzialità di trasportarci in altre dimensioni diverse da quella reale, ma entrambe fanno scaturire diverse sensazioni messe a confronto in uno stesso evento».

    Il programma di Palcoscenico Danza presenta un’ampia gamma di nomi di danzatori (Alessio Carbone, Cristiana Morganti) e coreografi italiani (Paolo Mohovich, Pompea Santoro, Mario Astolfi, Fabio Crestale, Andrea Gallo Rosso) che hanno trovato la loro fortuna all’estero, questo è un dato curioso. Secondo la tua opinione, ed esperienza, quali sono le problematiche del sistema teatrale italiano che costringe i grandi talenti ad emigrare e quali potrebbero essere le manovre per far sì che il nostro Paese torni ad essere centro nevralgico di eccellenza della danza?
    «Faccio prima a dire le cose che mancano: competenza, sovvenzioni a pioggia, aiuto concreto ai giovani talenti, chiarezza nei criteri di scelta, ottimizzazione delle risorse. C’è molta volontà e talento da parte dei singoli soggetti per far sì che le cose funzionino, ma non esiste un sistema efficace di organizzazione e tutela della danza, né dal punto di vista legislativo, né dal punto di vista economico. Una vergogna indicibile in un paese da sempre culla delle arti sceniche e anche della danza».

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    Giovanna Gennatiempo

    Torinese d'adozione, è laureata in D.A.M.S. e Comunicazione e Culture dei Media. Ha curato la comunicazione di diverse associazioni culturali del territorio piemontese. Appassionata di danza, fotografia, animali, viaggi e cucina, è sempre alla ricerca di nuove esperienze da aggiungere alla “to do list”.

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