28 April 2017
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    Neorealismo ed esistenza

    Neorealismo ed esistenza è stato modificato: 2015-08-01 di Federico Sanna

    Federico Fellini, con La strada, grazie a cui ha vinto l’oscar nel 1956, ci conduce al centro dell’animo umano. Il Neorealismo, qui, arricchisce la visione del vero con una poetica struggente.

    L’artista di strada Zampanò (Anthony Quinn), uomo rude ed egoista, prende come aiutante la ragazza Gelsomina (Giulietta Masina). È ingenua e mite, il desiderio di imparare un mestiere la porta ad accettare il temperamento violento di Zampanò, che si esibisce in prove di forza nei tanti paesi italiani che attraversa. L’incontro con l’acrobata chiamato il Matto (Richard Basehart) colpisce profondamente Gelsomina e fa vacillare i suoi rapporti con Zampanò. Una rissa conclusa drammaticamente distrugge i sogni della povera ragazza e l’esistenza stessa di Zampanò.

    Una vita ai margini

    Il Neorealismo ha sempre avuto tra i suoi intenti il racconto delle classi più povere e il dato economico è sempre stato messo in relazione al problema della dignità umana. Se in Ladri di biciclette (1948), di Vittorio De Sica, la necessità ultima del furto rappresenta un moto di disperazione legato all’impossibilità di affrancarsi da una condizione economica e sociale alienante, la vicenda della povertà dei personaggi de La strada nasconde una riflessione sull’esistenza dell’Uomo e dei suoi rapporti. La Metafisica assume più importanza rispetto alla critica economica. La povertà dei mezzi non è, qui, un marchio totalizzante, perché la povertà più umiliante è la solitudine.

    Gelsomina vive con la sua famiglia in riva al mare, a ridosso della spiaggia, che è l’immagine più vivida della periferia del mondo. E infatti Gelsomina vive ai margini della società, insieme a tutti i personaggi che incontra. Zampanò è un violento, condannato da se stesso alla solitudine. Il Matto è un solitario forse per scelta intellettuale. Gelsomina è vittima del suo carattere leggero ed ingenuo. Le schiere di clown e il povero pubblico contemplano inconsapevoli la vacuità. L’assenza di soldi è quindi un dramma aggiunto che però non comprende la complessità della vita. Il problema stringente ritorna ad essere l’uomo e la sua anima, così abbandonata a se stessa nella moltitudine delle forme.

    Il destino e la strada

    Il Neorealismo, con La strada, considera quindi un piano di lettura più profondo. La strada del titolo è la strada di una vita, di tante vite. Non è solo un dato di fatto, l’idea di una strada che rappresenta il percorso di una vita. La strada ha una direzione e una meta, dunque assume anche un significato finalistico. Le storie che si intrecciano nel film non sono fine a se stesse, perché ogni azione ha un fine da indagare e onorare. È l’insegnamento del Matto, che afferma con certezza che «Tutto serve a qualcosa, nell’universo». Alla luce di questa verità, la miseria della condizione umana, anche nell’incertezza economica, può riscattarsi e difendere la propria dimensione morale.

    Gelsomina è sedotta dalle parole del Matto e si convince che la propria esistenza sia finalizzata alla redenzione di Zampanò. L’ingenuità che la porta a subire la vita viene rivalutata in virtù di una consapevolezza nuova, ma è un’illusione. Una strada non è mai dritta, la sua superficie mai liscia e priva di ostacoli. Gli incroci spesso possono diventare dei crocevia tragici. Zampanò riconsidera la propria vita quando ormai è consapevole del proprio completo fallimento, nel ricordo del passato. Gelsomina non sopravvive alla propria missione e l’audace consapevolezza del Matto non lo salva dai pericoli.

    Neorealismo dell’esistenza

    La strada rappresenta il tentativo autorale di narrare il desiderio umano di comprendersi, viversi, darsi un significato. Lo stile del Neorealismo è impiegato per dare vita ad una storia intima e meditativa, nella molteplicità delle facce della realtà. Il film è un dramma che non lascia il campo alla sconfitta, ma che cerca di far emergere la speranza e la poesia. Una poesia che brilla nelle piccole cose e nelle modeste conquiste, nonostante la realtà sia la fonte del disagio umano e della difficoltà quotidiana. E le vicende dei più poveri, degli uomini che vivono al limite, mettono in risalto i problemi dell’esistenza, che non possono essere ridotti a conflitto tra zone economiche contrapposte. Una strada si realizza con il proprio impegno, i soldi possono solo produrre differenze contingenti, di superficie.

     

     

     

     

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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