25 March 2017
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    Nessuna giustizia per gli afroamericani

    Nessuna giustizia per gli afroamericani è stato modificato: 2016-01-26 di Alessandro Porro

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    Nessuna giustizia per Michael Brown e Eric Garner, i due afroamericani uccisi dalla polizia negli Usa. Dura reazione della comunità.

    Un lungo filo collega le morti di Rodney King e quelle di Michael Brown e Eric Garner. Un filo che attraversa 22 anni e lega storie sempre troppo uguali, con un esito scontato. Poliziotti bianchi che uccidono a sangue freddo cittadini afroamericani rei di infrazioni bagatellari o addirittura innocenti che poi, puntualmente, vengono scagionati dai tribunali e dalle giurie statunitensi. King, Brown e Garner sono vittime di quella “legge” non scritta per cui risulta difficile condannare un poliziotto che si è macchiato, nell’esercizio delle sue funzioni, di un omicidio. Una legge della quale è stato vittima, in Italia, Stefano Cucchi.

    I fatti.
    Michael Brown, 18 anni, era stato ucciso a Ferguson, sobborgo di Saint Louis, il 9 agosto scorso. Sospettato di essere coinvolto in un furto di sigari – che successivamente risultarono invece regolarmente acquistati – venne ucciso da sei colpi di pistola, di cui due alla testa, esplosi dalla pistola di ordinanza dell’agente Darren Wilson. Poche settimane dopo la morte di Brown la polizia di Saint Louis uccise, con 12 proiettili, un altro ragazzo afroamericano, Kajieme Powell. Powell, che secondo le accuse di un negoziante e del dipartimento di polizia si era reso responsabile di un furto, camminava brandendo quello che secondo gli agenti era un coltello e continuava a ripetere “kill me”. Tre poliziotti gli spararono affermando che Powell si era comportato in maniera violenta e si era avvicinato minacciosamente agli agenti. In realtà, un video diffuso dallo stesso dipartimento di polizia mostra come Powell sembrasse in stato confusionale, come non abbia minimamente cercato di attentare alla vita dei poliziotti e soprattutto rivela che i colpi sono partiti appena 15 secondi dopo l’arrivo delle volanti sul posto. Il capo della polizia affermò che gli agenti avevano risposto con misure letali ad una minaccia letale e sul caso non sembra essere attesa alcuna sentenza.

    Eric Garner, 44 anni, era invece un venditore di sigarette di contrabbando di New York. Intercettato dalla polizia lo scorso luglio aveva opposto resistenza verbale all’arresto ed uno degli agenti, Daniel Pantaleo, lo aveva afferrato al collo ricorrendo ad una mossa – denominata “chokehold” – vietata dal dipartimento di polizia di New York. Garner, pur avendo più volte ripetuto “I can’t breathe” morì strangolato.

    La decisione dei giudici.
    Le due sentenze, molto attese soprattutto nella comunità afroamericana, sono arrivate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra. Entrambi i poliziotti sono stati riconosciuti innocenti, Wilson per insufficienza di prove e Pantaleo perché secondo il gran giurì di Staten Island non ci sarebbero stati motivi per procedere. La sentenza, nel caso Brown, ha fatto scoppiare nuovamente disordini nel sobborgo di Ferguson dove centinaia di afroamericani hanno manifestato contro la polizia. Lo stesso è accaduto due giorni più tardi a New York dove i manifestanti hanno occupato per alcune ore Times Square, Grand Central Station, Union Square e il Rockfeller Center. Anche altre città sono state teatro di accese manifestazioni di protesta e per il 13 dicembre è stata annunciata una marcia per i diritti civili a Washington.

    Nessuna giustizia per le vittime.
    Un copione che si ripete sempre uguale e che negli ultimi sei mesi è andato in scena ben tre volte allungando la lista degli afroamericani uccisi da poliziotti bianchi e contribuendo ad innescare una spirale di odio nei confronti delle forze dell’ordine. A completare il quadro e a sgretolare le ultime speranze di giustizia ci hanno pensato i giudici. Nel probabile tentativo di non delegittimare il lavoro della polizia, le corti Usa hanno in realtà ottenuto l’effetto opposto lasciando passare, tra le righe, il messaggio che i poliziotti godono di impunità anche quando applicano procedure vietate dalla legge per compiere un arresto o sparano a ragazzi disarmati. E nemmeno filmare quegli arresti violenti – tanto nel caso di Rodney King nel 1991 quanto nei casi di Powell e Garner esistono video, peraltro reperibili su Youtube, girati da videoamatori che dimostrano la dinamica delle uccisioni – può servire per inchiodare i poliziotti violenti alle proprie responsabilità.

    Il sogno tradito dell’uguaglianza.
    Decisioni che la comunità afroamericana vede come la conferma di un odio razziale in realtà mai sopito, nemmeno nei tempi in cui alla Casa Bianca siede il primo presidente afroamericano della storia. Che siano sempre poliziotti bianchi a sparare a uomini di colore può essere semplicemente un caso, ma diventa difficile pensare ad una casualità nelle decisioni, sempre uguali, dei tribunali quando si tratta di giudicare questi agenti. Il sogno dell’uguaglianza, che ha ispirato la campagna elettorale e il mandato presidenziale di Obama, sembra essere tramontato. Lo stesso presidente, intervenendo a seguito della sentenza nel caso Garner, ha affermato che: «Fino a che le persone non saranno trattate in modo uguale davanti alla gente ci sarà un problema». A dare la misura delle contraddizioni che permangono negli Usa valgono le parole del sindaco di New York, Bill De Blasio, che pochi giorni fa ha confessato alla stampa di aver così ammonito il figlio: «Sei un ragazzo afroamericano, per strada stai attento alla polizia».

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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