26 April 2017
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    Netanyahu, il cambiamento che non c’è

    Netanyahu, il cambiamento che non c’è è stato modificato: 2016-01-26 di Margherita Ricci

    Netanyahu ha vinto le elezioni in Israele, ma la sua politica, nonostante le dichiarazioni, lascia pochi spazi all’apertura. La Lista araba, però, è il terzo partito.

    È il 17 marzo e sono le 7 del mattino, in Israele ci si reca a votare per il prossimo premier e per la formazione del relativo Knesset (Parlamento monocamerale con sede a Gerusalemme, eletto ogni quattro anni e riunitosi per la prima volta nel 1949). Qui, il giorno delle elezioni è festivo e sono assicurati solo i servizi essenziali.

    Lo scenario.
    I partiti in gioco erano 25 ma coloro in grado di superare la soglia di sbarramento solo undici, tra i quali il partito Likud, la formazione appartenente alla destra di  Benjamin Netanyahu (65 anni, eletto per la prima volta nel 1988 e ormai da nove anni – sei dei quali consecutivi – al potere) che ha conquistato ben 30 seggi. La torta dei votanti era costituita per la maggior parte da ebrei, a seguire gli arabi (musulmani, cristiani e drusi) e un 5% composto da altre minoranze, da sempre emarginate dalla vita politica e sociale del Paese.

    Il risultato del voto non promette nulla di buono sullo scenario internazionale, Netanyahu ha dimostrato molto bene cosa pensa rispetto al passare da pacifista sui giornali. In questo modo pensare ad una stabilità geopolitica tra Paesi, al riconoscimento tra popoli, alla libertà di espressione e alla pratica del principio di giustizia, suona da ostinati sognatori.

    Il nazionalismo che non si deglutisce.
    Fin troppo moderate, poco aspre, e docili, sono state le critiche dei Paesi dei governi occidentali nei confronti di uno Stato che nella maggior parte dei casi ha utilizzato la forza – politica o militare – contro gli oppositori politici, dentro e fuori dai propri confini. Perché queste democrazie chiudono gli occhi su tutta la serie di Trattati e Consuetudini, inclusi nel loro ordinamento, e in cui si parla di disarmo, pace e ostacolazione della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti? Perché tengono bassa la voce? Italia, Francia e Germania, le maggiori esportatrici di armi nei confronti di Israele, non possono desistere dall’impegnarsi a “risollevare l’economia reale”.

    Il popolo di Israele decide quindi per il nazionalista Netanyahu, e con lui, anche per tutte le sue presunzioni e affermazioni esclusive e poco partecipate. Come era chiaro aspettarsi, anche prima di vincere queste elezioni confermò con molta leggerezza la sua opposizione alla creazione di due Stati liberi e fratelli: affermazione che, non lasciando increduli, fa preoccupare ancora di più. Last but not least: neanche dieci giorni fa aveva promesso ai suoi simpatizzanti la costruzione di nuove colonie illegali in territorio palestinese.

    Terrorizza, poi rassicura, poi comanda.
    Durante le affermazioni di cui sopra, molti gruppi sionisti si sono dissociati apertamente dal voler collaborare con un leader che del concetto di democrazia ha assorbito ben poco. Poco contento dei già numerosi mormorii in merito alle sue politiche marginalizzanti e piene di polvere e poco contento delle plurime dissociazioni, Netanyahu ha vinto grazie al più vecchio escamotage (per il quale non serve andare troppo in là nei secoli; basta rimembrare il 2001): la politica del terrore

    Per far pendere l’ago della bilancia verso se stesso e far sbrigare gli ultimi indecisi a scegliere il vecchio e il già visto, ha giocato la carta del nucleare in Iran, progetto che solleva, ovviamente, tutta una serie di dubbi, ovunque. Ciò che però è chiaro, è che ancora tutta la struttura scientifica e tecnologica dell’energia distruttiva non si trova in cantiere (almeno in un futuro prossimo) ed è per questo che viene difficile pensare al signor Benjamin come in preda ad una precoce e ingenua preoccupazione materna. Una preoccupazione che ha raffreddato i rapporti persino con l’alleato storico di Israele, gli Stati Uniti d’America, con Obama più aperto di Netanyahu sulla questione del nucleare in Iran. Il premier israeliano ha assicurato ai suoi elettori di scongiurare il pericolo iraniano, e questi gli gli hanno fatto spegnere le candeline. Non dimentichiamo, per di più, che Israele è uno Stato che non ha voluto dichiarare la proprietà dell’atomica, ovvero: pretende dagli altri garanzie che non sa fornire. Una folle contraddizione.

    Lista araba, per la pima volta, terza forza politica del Paese.
    Durante la campagna elettorale svoltasi anche ad Acri dietro la spinta della Lista Araba, anch’essa in corsa verso il governo, la candidata Alda Tuma ha sottolineato ai giornalisti quanto Israele e i governi che si sono susseguiti negli anni (per la maggiore gli stessi) non si siano mai voluti occupare delle minoranze, come nel caso di quella araba, nonché comunità più povera e con un 60% di bambini che vivono sotto la soglia della povertà.

    Alda Tuma ha affermato anche che “in occasione” delle elezioni dell’anno in corso sono stati cambiati i valori della soglia di sbarramento per l’entrata nel Knesset, aspetto volutamente mirato a rendere difficoltosa la presenza del popolo palestinese all’interno della rappresentanza, e che per questo motivo le forze arabe si sono unite fino a riuscire nell’impresa. Questa loro intesa puntava proprio a fare eleggere 15 dei suoi (come è successo) per raggiungere, all’interno del Governo, una posizione che hanno chiarito in toni più che decisi: l’atteggiamento non vuole essere quello di un partito contento e sicuro al caldo dell’avvenuta legittimità all’interno del Parlamento. L’atteggiamento sarà quello di una incalzante opposizione. In fondo, nonostante i risultati elettorali, la paura che Netanyahu non offra loro una seria partecipazione è tanta (e lo è sempre stata), ma questo, dicono, sarebbe accaduto anche con la sinistra.

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    Margherita Ricci

    Nata a Novafeltria (RN) nel '91. Laureata in Scienze della Comunicazione a Bologna e studentessa di Scienze Politiche a Torino. Esistenzialista e amante de "Le straordinarie avventure di Pentothal". Mentore d'eccellenza: Fausto Rossi.

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