20 February 2017
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    Nido in Famiglia, una realtà sempre più italiana

    Nido in Famiglia, una realtà sempre più italiana è stato modificato: 2014-12-24 di Alessia Telesca

    Il Nido in Famiglia è un’opportunità per le mamme con figli piccoli, ma soprattutto una risorsa per le famiglie. La vera “innovazione sociale” passa da qui.

    Strutture educative come asili nido e scuole materne sono, negli anni, divenute sempre più essenziali alle famiglie contemporanee, complici i serrati ritmi di vita e le esigenze economiche che rendono necessaria la doppia attività lavorativa dei genitori. Oltre a fornire un importante supporto di affiancamento ai genitori, bisognosi di affidarsi a strutture pubbliche o private cui affidare i loro figli durante gli orari lavorativi, gli asili nido offrono un considerevole aiuto educativo, poiché il bambino, sin dalla più tenera età, viene abituato a vivere in società, a contatto con coetanei con cui giocare, da rispettare e con cui crescere insieme.

    Cos’è un Nido in Famiglia.
    Per rispondere a queste molteplici esigenze, tra cui quella economica poiché, purtroppo, i costi degli asili tendono ad essere elevati e spesso insostenibili per molte famiglie, si sta sempre più diffondendo in Italia la figura del Nido in Famiglia, luogo d’accoglienza privato adibito alla cura dei più piccoli.

    Nato nel Nord Europa con il nome di Tagesmutter, il Nido in Famiglia è una vera e propria struttura riconosciuta a livello regionale e statale (ogni singola regione regolamenta i requisiti per l’apertura di un Nido in Famiglia), che consente alle famiglie di affidare i propri figli a educatrici ed educatori che svolgono la propria attività presso la propria dimora, tra le mura della propria casa. Il Nido in Famiglia è un nido domiciliare che può ospitare un ridotto numero di bambini tra gli zero e i tre anni, affidati a persone in possesso di un titolo di studi idoneo all’educazione infantile. La possibilità di aprire un Nido in Famiglia, inoltre, è riconosciuta anche alle mamme con figli fra i 3 mesi e i 3 anni, dopo un corso di formazione di almeno 250 ore, e dà così l’opportunità di crescere i pargoli in compagnia di altri bambini, avviando una struttura che va incontro alle esigenze economiche e di flessibilità di molte famiglie.

    Simona Taberna, una testimonianza diretta.
    A parlarci in modo approfondito di tale innovazione, che sta divenendo sempre più importante in Italia, è stata Simona Taberna, la titolare del Nido in Famiglia di Torino NasconNIDO. Simona racconta come il Nido in Famiglia sia un’ottima alternativa agli asili nidi pubblici e privati e come queste strutture accoglienti svolgano un efficace lavoro di amministrazione del distacco dai genitori, grazie soprattutto al ridotto numero di bambini e alla «gestione più “famigliare” e relazionale “one to one”» che consente ai più piccoli di sentirsi a proprio agio sin dai primi giorni: «il cibo è lo stesso con cui le maestre nutrono i loro figli e l’ambiente è già casa per definizione», ha spiegato Simona.

    nasconnido

    Ed è proprio in questa familiarità strutturale e relazionale che risiede il maggiore pregio del Nido in Famiglia che è in grado di garantire un contatto diretto con le famiglie e, soprattutto, l’eccellenza per ciò che riguarda i rapporti relazionali, le attenzioni singole, l’empatia, l’alimentazione e tutte le scandite attività “nuove” proprie della crescita dell’infante. Simona Taberna ha poi raccontato come il Nido in Famiglia sia sinonimo di sicurezza e tranquillità per i genitori che, secondo la sua personalissima esperienza presso NasconNIDO, si sentono parte del progetto e si ritrovano a collaborare quotidianamente con l’educatrice: «i genitori sono entusiasti e si sentono più tranquilli nell’affidare i bambini ad una realtà più famigliare (come la loro) e meno asettica».

    Attività ludiche e educative vere e proprie.
    Simona racconta come l’esperienza del Nido in Famiglia sia formativa e accrescitiva per tutti coloro i quali vengono a contatto con la struttura, a partire dall’educatrice stessa che diventa artefice di un luogo che deve rispondere ad esigenze ludiche ma anche di educazione, imparando ed insegnando al bambino a giocare e crescere al tempo stesso. La donna ha spiegato come la sua dimora sia cambiata proprio per fare, piacevolmente, spazio a quelli che sono diventati i suoi bambini, creando per loro «un ambiente ludico ma famigliare», in cui i piccoli sono seguiti uno ad uno. Inoltre i bambini fanno in casa, in un ambiente sicuro e gioviale, le loro prime vere esperienze di vita, imparando le basi dell’educazione e della convivenza, a partire proprio dalle semplici regole quotidiane, «all’ora di pranzo i bimbi sanno già che ci si lavano le manine e poi a tavola per la pappa», e affiancano le attività ludiche ai primi veri insegnamenti scolastici, come quello dell’inglese, insegnato come un gioco con canzoni e filastrocche divertenti.

    Garantire normative più agevoli.
    È un’idea felice, utile e confortevole quella del Nido in Famiglia che non manca però di qualche nota dolente, dovuta soprattutto alla carenza di appoggio fondamentale da parte delle istituzioni poiché, come ricorda Simona, «andrebbero garantite normative più snelle nell’apertura o fondi ad hoc per le stesse poiché spesso si spendono, per adeguare le abitazioni, cifre ragguardevoli».

    A metà tra i nonni e la scuola.
    Ciò che invece sembra funzionare in modo eccellente è l’idea stessa del Nido in Famiglia, cioé quella di creare un ambiente ludico e divertente che non si discosti troppo dal calore familiare cui il bimbo è abituato sin dalla nascita. Si potrebbe dire che il Nido in Famiglia si pone a metà tra l’ “affidamento ai nonni” (a cui ricorrono diversi genitori) e le strutture private o pubbliche, garantendo così affetto e calorosità ma, al tempo stesso, educazione e rapporti sociali.

    Foto in copertina: infanziaefamiglie.it

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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