22 May 2017
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    Dentro la Notte dei ricercatori, volti e idee

    Dentro la Notte dei ricercatori, volti e idee è stato modificato: 2014-09-30 di Paolo Morelli

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    Un piccolo viaggio nella Notte dei ricercatori di Torino 2014. La città piemontese era solo una delle centinaia coinvolte nella “Researchers’ Night”, promossa dalla Commissione Europea.

    Oramai un appuntamento fisso, la Notte dei ricercatori del 26 settembre 2014, ha richiamato un pubblico folto e variegato. Oltre ai consueti giochi per i bambini, l’evento, che si è svolto in contemporanea in centinaia di città europee, è stato un’occasione per mostrare a un pubblico “profano” che cosa succeda dentro i laboratori e i dipartimenti universitari.

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    Tecnologia.
    «Il Politecnico ha coinvolto tutte le proprie facoltà
    – spiega Lorenzo Sisca, 22 anni, ingegnere dei materiali – per realizzare il prototipo di un veicolo a basso impatto ambientale. Io mi sono occupato della carrozzeria, per la quale ho scelto la fibra di carbonio». Lorenzo, presso lo stand “I veicoli ibridi innovativi” del Team H2politO, mostrava una piccola automobile che potrebbe diventare una base per lo sviluppo, in futuro, di nuovi modelli. Ma non c’è solo il Politecnico a sperimentare le innovazioni tecnologiche, Paolo Cantore, ricercatore di Scienze Merceologiche presso l’Università di Torino, era uno dei ragazzi presenti allo stand “2i3T – Ricerca universitaria e startup”, dove c’era spazio per le nuove realtà aziendali della ricerca. Paolo si occupa del progetto “scatolotto”, un sistema di rilevamento di dati ambientali realizzato interamente con hardware e software open source: semplice da usare e a bassissimo costo.

    Gusti e passioni.
    A confrontarsi con il pubblico, nel cortile del Rettorato (Via Po, 17), c’era anche l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Cn), che offriva al pubblico i propri formaggi. Non semplici prodotti caseari ma prototipi che «con l’aggiunta di alcuni componenti naturali possono prevenire le malattie cardiovascolari – ha spiegato Maria Piochi –. Dopo averli realizzati, con la Facoltà di Agraria di Torino, li stiamo testando sul pubblico: al di là dei benefici, devono piacere». A proposito di piacere, lo stand di Scienze dei Beni Culturali dava una dimostrazione delle proprie attività di restauro sulle opere d’arte. Ammirare un quadro è bello, ma renderlo fruibile al pubblico richiede anni di studio e lavoro. «Studiamo e facciamo pratica alla Reggia di Venaria Reale – ha raccontato Sara Aveni –. Ora spieghiamo cosa facciamo e quali sono le competenze per superare i test d’ingresso».

    Umanisti.
    Uno spazio interessante era dedicato alle facoltà umanistiche, solitamente ignorate dal pubblico esterno al mondo universitario, che si sono spese per raccontare nel dettaglio come lavori un ricercatore. Il Dipartimento di Francesistica, ad esempio, ha riprodotto l’atelier di un copista, con opere dal Medioevo al ‘600 che vengono studiate allo scopo di approfondire aspetti della cultura francofona non ancora conosciuti; lo stand degli studi semiotici, invece, ha svelato alcuni aspetti dell’ampia materia che, tra le altre cose, costituiscono i fondamenti della pubblicità. Ma ne erano stati allestiti molti altri.

    Altre realtà.
    Alla Notte dei ricercatori c’erano anche fondazioni come HuGeF – Human Genetics Foundation, associazione torinese che si occupa di ricerca genetica. «Faccio parte di un gruppo di analisi sul DNA – ha raccontato Simonetta Guarrera – che indaga le varianti genetiche che portano alle malattie complesse. HuGeF esiste dal 2010 ed è divisto in 4 gruppi di ricerca e uno di inferenza statistica». La sua collega, Maria Grazia D’Ardes, responsabile delle relazioni esterne di HuGeF, ha aggiunto: «Per il secondo anno consecutivo mostriamo come estrarre il DNA dalla frutta, procedimento indispensabile per far capire il nostro lavoro». Cristina Gilli invece si occupa di conservazione presso il Museo di Anatomia di Torino, che da poco è stato inserito nel Polo museale dell’Università insieme al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” e al Museo della Frutta. «Per divulgare le nostre attività – ha spiegato – spieghiamo ai bambini come realizzare calchi in gesso della frutta».

    I percorsi possibili erano numerosi: il panorama davanti agli occhi del visitatore consentiva di avvicinarsi alla vita dell’Università e della Ricerca, realtà tralasciate dai grandi investimenti ma che, eppure, hanno importanti ricadute sulla vita quotidiana. Ora si spera che il pubblico della Notte dei ricercatori non riduca il proprio interesse a una sola sera.

    Foto di Federico Tisa

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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