23 November 2017
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    Nucleare in Iran: trionfo o resa?

    Nucleare in Iran: trionfo o resa? è stato modificato: 2016-01-26 di Christopher Rovetti

    Dopo il raggiungimento dell’intesa sul programma nucleare in Iran, la comunità internazionale si interroga sugli effetti che avrà sulla situazione mediorientale.

    È di pochi giorni fa la notizia della firma a Losanna di un protocollo di intesa fra l’Iran e i rappresentanti del cosiddetto gruppo dei 5+1 (i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e la Germania), relativamente al ridimensionamento del programma atomico portato avanti da Teheran. Sebbene il documento sia da considerarsi soltanto un accordo quadro, la comunità internazionale, con qualche rilevante eccezione, ha celebrato con gioia quella che può essere definita, di fatto, come la riammissione a pieno titolo dell’Iran al tavolo della diplomazia.

    Oltre trentacinque anni di isolamento.
    Era dal 1979, anno dell’instaurazione della repubblica islamica, che l’Iran, Paese a maggioranza sciita e non arabo, aveva interrotto larga parte dei suoi rapporti internazionali, precipitando in un isolamento rafforzato dalle sanzioni economiche adottate dalla comunità internazionale nei suoi confronti. Nel 2005 poi, la vittoria elettorale di Mahmud Ahmadinejād, allora sindaco di Teheran, aveva aggravato le già difficili relazioni diplomatiche con le amministrazioni di Washington e Tel Aviv. Ahmadinejād, che non faceva mistero delle sue posizioni anti-sioniste e anti-americane, si era affrettato ad annunciare al mondo la decisione dell’Iran di portare avanti un poderoso programma atomico, basato sull’arricchimento dell’uranio per scopi civili. Inizialmente, Teheran aveva negato categoricamente di voler utilizzare i frutti del programma nucleare per fini militari ma, con il passare degli anni, le dichiarazioni del governo iraniano nei confronti di Stati Uniti e Israele si erano fatte sempre più minacciose e frequenti.

    I dettagli dell’accordo.
    Solo due anni fa, con la vittoria elettorale del leader moderato Hassan Rouhani, si è reso possibile l’inizio di un processo di disgelo. Questo lungo cammino verso la normalizzazione delle relazioni internazionali dell’Iran è culminato proprio con l’accordo raggiunto pochi giorni fa dai rappresentanti del governo di Teheran e i membri del gruppo dei 5+1. A seguito di una lunga maratona negoziale, durata oltre una settimana e guidata dall’Alto rappresentante per gli affari esteri e la sicurezza dell’UE, Federica Mogherini, le parti hanno stilato un accordo di massima che verrà perfezionato nei prossimi mesi, ma che fa ben sperare circa la volontà di Teheran di sottostare alle richieste del CDS e della Germania, al fine di riacquistare una piena “agibilità” in ambito internazionale.

    In particolare l’accordo, che verrà redatto entro il 30 giugno prossimo, prevedrà un significativo ridimensionamento del programma nucleare iraniano, con la riduzione a cinquemila delle centrifughe di arricchimento dell’uranio e la conversione di alcuni siti nucleari in centri di ricerca scientifica. Il periodo di controllo e dismissione procederà per fasi di durata variabile e presumibilmente non si concluderà prima di venticinque anni. In compenso, L’Iran vedrà revocate tutte le sanzioni che ne limitavano fortemente il potenziale economico sul piano internazionale.

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    Teheran: festeggiamenti in piazza dopo la firma dell’accordo (foto: quotidano.net)

    E vissero tutti felici e contenti… o quasi.
    Sono stati in molti a festeggiare il raggiungimento del protocollo di intesa sul programma nucleare iraniano. Il primo a esprimere la propria soddisfazione per l’accordo è stato il presidente americano Barack Obama, che lo ha definito un risultato di portata storica. Anche l’Unione Europea, attraverso le parole di Federica Mogherini, ha manifestato il proprio appoggio all’esito dei negoziati di Losanna. Nonostante il giubilo di larga parte della comunità internazionale, che quasi all’unanimità ha salutato con favore la chiusura dell’accordo, non sono mancate alcune voci fuori dal coro che hanno sottolineato la pericolosità e l’inadeguatezza dell’intesa.

    Il primo a mostrare la propria contrarietà nei confronti del risultato ottenuto a Losanna è stato Israele che, attraverso le dichiarazioni del suo primo ministro Benjamin Netanyahu, lo ha definito un errore storico che potrebbe destabilizzare irrimediabilmente l’intera area mediorientale. Tel Aviv ha inoltre sottolineato la totale mancanza di una clausola relativa all’accettazione, da parte di Teheran, del diritto all’esistenza dello stato israeliano. Contrario all’accordo sembra essere anche il regno saudita per timore di un’ascesa della potenza iraniana nella regione, sia sul piano politico sia su quello economico.

    E adesso?
    A pochi giorni dal raggiungimento dell’accordo sul programma nucleare iraniano, non è facile dire quali saranno i reali effetti di questa intesa. Di fatto, le questioni sul tavolo della comunità internazionale che potrebbero essere interessate in qualche modo dai punti definiti a Losanna sono molteplici ed estremamente complesse. Dall’equilibrio mediorientale ai rapporti arabo-israeliani, passando per la lotta al jihadismo e al Califfato dell’ISIS, sono questi alcuni dei temi caldi che potrebbero essere scossi dal ritorno della repubblica degli ayatollah nelle stanze della diplomazia internazionale. Per non parlare poi delle questioni economiche legate al ruolo dell’Iran quale detentore di una delle maggiori riserve petrolifere a livello mondiale.

    Nonostante tutti i possibili scenari che potrebbero aprirsi a seguito di questo nuovo corso nelle relazioni fra l’Iran a guida Rouhani e il resto della comunità internazionale, quello che è doveroso sottolineare è la gioia di un popolo, quello iraniano, che dopo il raggiungimento dell’accordo è sceso in piazza per festeggiare la fine di un isolamento politico, economico e culturale durato oltre trentacinque anni.

    In copertina: Federica Mogherini, Alto rappresentante UE, con Mohammed Javad Zarif, ministro degli esteri dell’Iran (foto: panorama.it)

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    Christopher Rovetti

    Christopher Rovetti, toscano, classe 1984, laureato in Relazioni Internazionali all'università di Pisa. Apprendista scrittore e aspirante giornalista con una passione smisurata per il cibo, la lettura e i viaggi. Al momento collabora come blogger con la rivista Switch Magazine.

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