17 October 2017
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    Olio di palma, i reali danni su uomo e ambiente

    Olio di palma, i reali danni su uomo e ambiente è stato modificato: 2015-06-25 di Alessia Telesca

    L’ olio di palma è fortemente criticato per il gravoso impatto sull’ambiente e sull’uomo. Ma è tutto vero? E che scenario si aprirebbe se si smettere di produrlo?

    Nei giorni scorsi il ministro francese dell’ecologia Ségolène Royal è finita nel mirino della stampa italiana per le dichiarazioni sulla Nutella: invitava la popolazione mondiale a non acquistare la crema spalmabile della Ferrero perché contiene olio di palma, ingrediente dannoso per l’ambiente e per il benessere dell’uomo. L’affermazione, forse ingenua o provocatoria del ministro ha portato nuovamente alla ribalta l’acerba discussione sull’olio, uno degli alimenti controversi più utilizzati nell’industria alimentare.

    I rischi per l’uomo.
    Una delle accuse più importanti mosse all’ olio di palma è la correlazione con malattie croniche come il diabete, l’aumento del colesterolo e l’insorgenza di patologie gravi come il cancro. Innanzitutto è utile ricordare come l’ olio di palma sia un grasso saturo, alla stessa stregua di burro e strutto, il cui limite di consumo giornaliero non dovrebbe sforare il 10% delle calorie totali ingerite.

    Per quanto riguarda le malattie croniche, la letteratura scientifica non ha appurato con certezza l’influenza dell’olio di palma sull’aumento del colesterolo LDL (causato invece dai grassi animali) e sull’insorgenza del cancro, il cui unico dato utile riguarda l’obesità, malattia causata da un consumo smodato di grassi saturi che, in alcuni casi, favorisce la comparsa di determinati tipi di tumore.

    Incerta anche la questione diabete poiché incompleti e controversi sono gli studi in merito. Una recente ricerca della Società italiana di diabetologia ha dimostrato come la proteina p66Shc sintetizzata dall’ olio di palma distrugga le cellule del pancreas incaricate della produzione di insulina. Tale ricerca ha mostrato il danno prodotto dall’eccessivo utilizzo del palmitato, un estere dell’acido palmitico, contenuto in minore quantità anche in burro, formaggi e carni, ma, essendo uno studio sperimentale in vitro, non è ancora possibile parlare di chiara corrispondenza tra olio di palma e diabete.

    L’ambiente.
    Complesso anche il discorso ambientale, secondo capo d’accusa mosso nei confronti dell’olio di palma. La coltivazione delle palme si concentra prevalentemente in Indonesia e Malesia, la cui produzione di olio ha dato il via ad un massiccio disboscamento delle foreste tropicali, abbattute per fare spazio alle produttive piante di palma. Tale pratica sta minacciando in modo consistente la biodiversità di flora e fauna, con particolare attenzione alla distruzione degli habitat naturali di molti animali, in primis l’orango, e ha visto una crescita vertiginosa dei gas serra e un negativo rivoluzionamento dell’assetto idrogeologico del Sud-Est asiatico.

    Il disboscamento e il dannoso impatto ambientale hanno avviato discussioni contraddittorie, importanti per indirizzare produzione e clientela verso un consumo controllato dell’ olio di palma.

    I danni di una sostituzione totale.
    È necessario diminuire l’utilizzo di tale ingrediente, ma ci si deve anche chiedere se un totale boicottaggio dell’ olio di palma risulti auspicabile per l’ambiente. Si conta  che le palme da olio abbiano una produttività maggiore rispetto alle alternative: un solo ettaro di palme produce una quantità di olio di cinque volte maggiore rispetto agli arachidi e di sette rispetto ad uno di girasoli. Ciò significa che sostituire interamente l’ olio di palma comporterebbe un sacrificio ambientale ancor maggiore, cui dovrebbero aggiungersi i costi idrici per alimentare colture più grandi.

    La sostituzione con il burro, invece, non ovvierebbe ai problemi dell’impatto ambientale, visto il dispendio degli allevamenti intensivi, e a quelli legati al benessere dell’uomo, poiché si sostituirebbe un grasso saturo con un altro grasso saturo.

    Qualche beneficio.
    Seppur soggetto a critiche, l’ olio di palma ha portato qualche beneficio, annullato dall’abuso di tale ingrediente nella produzione industriale. Ha permesso il graduale abbandono di ingredienti maggiormente nocivi per l’uomo, come i grassi vegetali idrogenati, legati all’insorgenza di malattie cardiovascolari a causa della presenza di acidi grassi. Inoltre, l’utilizzo di olio di palma ha consentito la produzione di alimenti privati del burro, adatti agli intolleranti al lattosio e ai vegani, anche se l’utilizzo dell’olio resta controverso per il mancato rispetto dell’ambiente.

    Il RSPO.
    L’utilizzo dell’ olio di palma risulta ambiguo perché, seppur utile per il costo esiguo e per l’alta produttività, rimane centrale la questione etica e ambientale. Per far fronte a questo problema numerose industrie mondiali hanno creato il RSPO, la Tavola rotonda per l’ olio di palma sostenibile, così da coadiuvare la crescita di prodotti con olio esclusivamente ritenuto sostenibile, secondo gli standard globali. Tale organizzazione, cui aderisce anche la Ferrero, ha incontrato opinioni discordanti dalle organizzazioni ambientali che, seppur hanno apprezzato gli sforzi e il lavoro propositivo di alcune aziende, considerano incompleta la promozione e il controllo sulla provenienza dell’ingrediente. L’etichetta di “sostenibile” viene assegnata dall’organizzazione stessa, e non da un organo esterno preposto al controllo.

    In conclusione è necessario arrivare a un obbligo di controllo di provenienza, così da assicurare al compratore la sostenibilità dell’ olio di palma e, soprattutto, preservare le foreste e la biodiversità dei paesi del Sud-Est asiatici. È inoltre utile ridimensionare la campagna denigratoria verso un singolo ingrediente, ricordando che sono molteplici gli alimenti che danneggiano l’uomo in eguale o maggiore misura rispetto all’ olio di palma, la cui eliminazione totale dall’industria alimentare comporterebbe danni di differente natura sia all’ambiente sia all’uomo.

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    Alessia Telesca

    Educatrice di mestiere e anche un po’ d’animo, è idealisticamente convinta che la cultura sia la chiave per migliorare il mondo. Appassionata di cinema, libri e scrittura, si è avvicinata a quest’ultima nel 2010. Scrive per diverse testate e per The Last Reporter si occupa di cronaca e società.

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