21 July 2017
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    Onde Road, storia delle radio libere

    Onde Road, storia delle radio libere è stato modificato: 2015-03-14 di Valentina Tatti Tonni

    Onde Road, film diretto da Massimo Ivan Falsetta, racconta la storia delle radio indipendenti, simbolo della rivolta sociale e culturale degli anni Settanta, e, ancora oggi, mezzo di riabilitazione alla parola.

    Da dove viene la voce nell’etere? Onde Road, un titolo che se solo ascoltato può far ritornare in mente il viaggio che Kerouac raccontava per le strade dell’America, quello stesso paese da cui vengono importate le canzoni che hanno fatto la storia della musica negli anni Settanta e Ottanta del Novecento.

    Non è azzardato, un viaggio c’è stato ed è stato percorso proprio in quegli anni in un’Italia sotto controllo; poteri istituzionali e poteri criminali schiacciavano infatti le altre fonti espressive. Neanche la legge Mammì del 1990, la quale liberalizzò le frequenze tentando di sottrarre il monopolio che allora era detenuto dalla RAI, riuscì a spezzare definitivamente quel controllo.

    L’anteprima.
    In questa cornice storica si facevano strada le radio libere, prima definite pirata, ed è a distanza di più di quarant’anni che nel 2015, in coincidenza con il 40° anniversario delle radio libere, ieri, venerdì 13 marzo, a Roma, la Distribuzione Indipendente ha presentato Onde Road, film indipendente, ma non amatoriale, del regista Massimo Ivan Falsetta; è una produzione A.C.AR.I. ambientata perlopiù in Calabria. La programmazione nelle sale cinematografiche, pur non a grande diffusione, inizierà a Roma, Trieste e Varese il 26 Marzo, per poi proseguire in un circuito di dodici appuntamenti in altre città della penisola.

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    La locandina.

    Onde Road, il film.
    Il docufilm intreccia finzione e realtà, con le interviste alle persone realmente coinvolte nella storia delle radio libere e che per questo rientrano nella narrazione filmica, dove è proprio la storia inventata a prestarsi per far diventare la realtà ancor più necessaria, con i suoi primi piani e le inquadrature attente al dettaglio.

    Tutto inizia quando lo speaker romantico Awanagana, con l’aiuto di una fantomatica collega, blocca tutte le frequenze, nazionali e locali, cominciando a diffondere il repertorio musicale degli anni di piombo. Il capo di un’agenzia dei servizi segreti per la censura futuribile, Federico l’Olandese Volante, non potendo accettare l’affronto, invia in Calabria, dove si è interrotto l’ultimo segnale, l’agente Barbara Bi, che inizierà un viaggio alla scoperta delle radio che volevano cambiare la visione di quel mondo. Nel sottofondo ininterrotto vi è quel repertorio, perché, come sostiene lo stesso regista che ha assimilato quel percorso senza averlo vissuto, «sentire la musica è una scelta stilistica». La colonna sonora dei Rockets è stata originariamente riprodotta con gli strumenti dell’epoca, il tastierista del gruppo Fabrice Quagliotti è persino intervenuto in alcune scene del film nelle vesti di un alieno argentato.

    Il messaggio.
    Il diritto alla libertà, come si vedrà, è insito nelle proprietà del ricordo con lo scopo di riabilitare la gente all’ascolto, dato che lo stesso futuro che ci ha disaffezionati alle parole, al linguaggio, alla comunicazione, è lo stesso che ci offre ogni giorno nuovi mezzi di informazione.

    Le micro storie raccontate nella terra calabrese riportano il racconto anche su una questione socio-culturale, contrapponendo l’avvento di Internet, giovane ma ormai saturo, al mezzo antico delle radio, che si ascoltavano nelle cantine degli amici e univano tutti riuscendo a superare le crisi.

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    Valentina Tatti Tonni

    Idealista e vagabonda, tende a bruciare le tappe per non annoiarsi, crede di essere in missione per conto dell'opinione pubblica e per questo rincorre la musica, la letteratura, la politica estera, i diritti umani, l'ambiente.

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