23 June 2017
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    Osvaldo Licini, un romanzo sull’arte

    Osvaldo Licini, un romanzo sull’arte è stato modificato: 2015-03-22 di Sara Bauducco

    Il 22 marzo 1894 nasceva Osvaldo Licini, artista, pensatore, uomo di cultura. Lo ricordiamo con un libro, “L’Amalassunta” di Pier Franco Brandimarte.

    Flâneur errante, poeta sensuale, artista eterodosso. È difficile raccontare Osvaldo Licini in poche righe, in primo luogo per quella voglia di indipendenza e di libertà che sempre anima le sue scelte di vita e che lo accompagna fin dalla più tenera età, quando cresce lontano dalle cure dei genitori, affidato al nonno Filippo. Le grandi città sono da sempre nel DNA del Licini: Bologna, Parigi, Firenze, Milano. È uomo di mondo a cui piace discorrere di Soffici, di scultura greca, delle poesie di Campana e degli Impressionisti in compagnia dei suoi amici, tra i quali spiccano i nomi di Morandi, Modigliani e De Pisis. Si definisce pittore, ma esplora con efficacia il campo letterario con racconti densi di nonsense surrealisti e provocazioni avanguardiste. Da sempre attratto dalle avanguardie (sempre filtrate da quella sua visione indipendente del mondo e da un gusto tutto personale) è uno dei primi artisti, in Italia, a avvicinarsi alla pittura astrattista. Il suo stile pittorico – proprio come la sua produzione scritta – è poetico, lirico e spazia attraverso i generi, forte di una sintesi prodotta da un pensiero autonomo e riflessioni ricche di cultura cosmopolita.

    Introduzione di Davide Gambaretto

    «Ecco, lo vedo. Pulisce il pennello alla pezza, soffia sul foglio, riavvita l’inchiostro di china. Fruga con le dita una scatola di legno». Il pittore entra subito in scena già dalla prima pagina, ma chi è Osvaldo Licini? La lettura del romanzo di Pier Franco Brandimarte, edito da Giunti, parte da questa domanda, cui il lettore non deve necessariamente tentare di rispondere attingendo alle proprie conoscenze o da fonti esterne; infatti, risponderà il romanzo stesso, perché la vita del pittore marchigiano (1894 – 1958) e la sua opera penetrano nella trama legando aneddoti, luoghi e personaggi.

    Pier Franco Brandimarte, 28 anni, nato a Torano Nuovo (Teramo) e laureato in Scienze Politiche a Bologna, già allievo della Scuola Holden di Torino, ha vinto il Premio Calvino 2014 con questo romanzo: L’Amalassunta.

    Il libro.
    Il titolo, L’Amalassunta, riprende quello di un’opera di Licini realizzata prima degli anni ’50, che rappresenta «la luna nostra bella, garantita d’argento per l’eternità», un soggetto che lo stesso artista ha riproposto in diverse composizioni. Non per nulla il romanzo di Brandimarte pare avvolto da un clima di fascinazione che penetra avvenimenti e personaggi: tutto è tanto reale quanto onirico. Il giovane Antonio, inquieto e alla ricerca della propria strada, ha lasciato la fidanzata Nina a Torino per tornare a vivere a Torano Nuovo nella barberia del nonno e andare alla scoperta delle tracce del pittore, nato a Monte Vidon Corrado: così Brandimarte ambienta la storia anche sulle colline marchigiane. Per Antonio la curiosità sulla vita di Licini nasce quasi per caso, probabilmente davanti a un quadro, ma diventa viscerale e ineludibile.

    Lo scrittore ripercorre le tappe fondamentali della biografia di Licini, dalla partecipazione alla Prima guerra mondiale alla convalescenza a Parigi dalla madre, dall’amicizia con il critico Giuseppe Marchiori, che insegue il significato dell’Amalassunta, alla quotidianità a Montevidone, dove alterna «momenti di ozio a ore febbrili». Nella narrazione sono incastonate le descrizioni dei quadri (di alcuni ci sono anche le foto in bianco e nero), scene tratteggiate in modo quasi epico che catturano l’attenzione. Intanto, tra le pieghe della vita di Antonio, si riaffaccia Nina.

    Lo stile.
    Tra saggio e romanzo, il libro contiene parti descrittive molto evocative: Brandimarte ha una scrittura pulita e vivida che permette al lettore di entrare nella scena e seguire, passo dopo passo, il punto di osservazione. La narrazione si snoda su diversi registri e piani temporali: il passato con la vita di Licini lambisce quello del giovane Antonio – voce narrante – e penetra il presente, quello delle opere di Licini e del protagonista che vuole riscoprire l’artista, fino a tentare di afferrare un’idea di futuro rimettendo mano al proprio passato prossimo. «I luoghi tradiscono, si rendono irriconoscibili, e soltanto una fragile via permette di abitarli aleggiando tra ciò che resta e le immagini della memoria» (p. 65). Il fascino di questo romanzo è proprio l’intreccio, la figura di Licini, con la sua Amalassunta, ne costituisce il filo rosso.

    In copertina: particolare del dipinto “Amalassunta” di Osvaldo Licini, 1950 (Centro Studi Osvaldo Licini)

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    Sara Bauducco

    Laureata in Lingue e Letterature Straniere e giornalista, collabora con diverse testate occupandosi prevalentemente di cultura. Lavora come ufficio stampa e social media manager in ambito editoriale. Appassionata lettrice e organizzatrice di eventi culturali, la si può leggere anche sul blog Inchiostro Indelebile.

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