19 February 2017
    parigi_charlie_hebdo

    Parigi ferita chiude la tragedia di Charlie Hebdo

    Parigi ferita chiude la tragedia di Charlie Hebdo è stato modificato: 2015-01-09 di Paolo Morelli

    Si è conclusa con l’uccisione dei tre terroristi la caccia all’uomo iniziata due giorni fa, dopo la strage nella redazione di «Charlie Hebdo». Al Qaeda rivendica gli attacchi.

    I fratelli Kouachi, i due uomini armati che hanno commesso la strage di Charlie Hebdo, sono stati uccisi dalla Polizia francese dentro la tipografia in cui si erano rifugiati. Volevano colpire la libertà di stampa e sono morti nel luogo in cui la stampa viene realizzata. Quello che resta, al di là delle metafore, è una scia di sangue e terrore che ha macchiato Parigi e la Francia, e che sarà difficile dissipare nel giro di poco tempo. Il Presidente francese François Hollande parteciperò, domenica, una manifestazione “per l’unità” alla quale sono stati invitati diversi premier delle altre nazioni, tra cui Italia, Gran Bretagna, Spagna e Germania, che hanno già aderito. L’evento è stato organizzato da partiti e associazioni.

    Il terzo uomo.
    Anche l’altro ricercato, Amedy Coulibaly, che ieri mattina ha assassinato una poliziotta, è stato ucciso in un secondo blitz. Si era rifugiato in un supermercato ebraico uccidento subito quattro persone e tenendone in ostaggio un’altra quindicina. La Francia è arrivata a schierare 88 mila uomini su Parigi, Seine-et-Marne (nord della capitale) e Montrouge (sud), i due luoghi in cui i terroristi si erano asserragliati. I fratelli Kouachi a Nord, come peraltro ipotizzato dopo aver ricostruito il percorso compiuto dai due dopo aver fatto irruzione nella redazione di Charlie Hebdo. Amedy Coulibaly, vicino ai fratelli Kouachi, a Sud, dopo aver sparato a due poliziotti (lasciandone a terra una) ieri mattina. Ora è ricercata una ragazza, Hayat Boumeddine, che potrebbe essere complice di Coulibaly e che, stando ad alcune ricostruzioni, sarebbe fuggita facendosi passare per ostaggio.

    La rivendicazione di Al Qaeda.
    In serata, Al Qaeda, dallo Yemen, ha rivendicato gli attacchi lanciando un messaggio di minacce alla Francia: «Smetta di attaccare l’Islam altrimenti ci saranno nuove operazioni». Il video, che ancora non è stato diffuso online, è stato inviato direttamente alle redazioni dell’agenzia internazionale Associated Press e di The Intercept, il quotidiano online diretto da Glenn Greenwald, che dopo le opportune verifiche hanno rilanciato la notizia in rete poco prima delle 23 italiane. Gli attentatori di Parigi, prima del blitz della Polizia, erano stati raggiunti al telefono dalla tv francese BFM, alla quale avevano confermato di essere inviati di Al Qaeda. Coulibaly, in particolare, sarebbe stato sentito chiamare delle altre persone per dire loro di «procedere con altri attacchi».

    Errori e passato.
    I tre terroristi uccisi frequentavano lo stesso gruppo islamista, detto dei «Buttes-Chaumont», che si riuniva nel 19° arrondissement di Parigi e reclutava giovani da inviare a combattere in Iraq per la causa jihadista. Nel 1995, Coulibaly fu condannato per aver progettato l’evasione di Smaïn Ait Ali Belkacem, che nello stesso anno fu autore di un attentato alla stazione Rer (treno cittadino) di Musée d’Orsay, che causò 30 feriti. Emergono poi particolari grotteschi. Sempre Coulibaly, nel 2007, aveva incontrato Sarkozy insieme ad altri “volenterosi” ragazzi francesi che chiedevano un lavoro.

    Ma come è possibile che degli spietati terroristi abbiano commesso, sulla propria strada, tanti errori? I fratelli Kouachi hanno dimenticato la carta d’identità in macchina, Coulibaly ha lasciato invece il passamontagna, grazie al quale, attraverso l’analisi del dna, la Polizia è risalita a lui. Nessuno di loro ha mai tentato una vera fuga, si sono solo allontanati dai luoghi dei primi delitti, la loro intenzione – lo hanno anche detto – era quella di morire da “martiri”.

    Quali legami?
    Secondo una fonte di Polizia, come rivela Liberation, i due Kouachi si muovevano e agivano dimostrando di aver ricevuto un addestramento militare, anche la dinamica dell’assalto a Charlie Hebdo lo dimostra. Inoltre conoscevano l’orario e il giorno della riunione di redazione. Sembra esistere, quindi, un’organizzazione a monte, eppure tutte le azioni maldestre compiute in seguito vanno nella direzione opposta. Probabilmente, come ipotizza AFP interpellando una fonte anonima, avevano pianificato l’attacco ma non la fuga. Infine è notizia di qualche ora fa che i servizi segreti algerini, il 6 gennaio, avessero avvisato i colleghi francesi di un “imminente attacco” da parte dei fondamentalisti islamici.

    Foto: ibtimes.co.uk

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter