15 December 2017
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    Piemonte, condanne Albachiara: la ‘ndrangheta esiste

    Piemonte, condanne Albachiara: la ‘ndrangheta esiste è stato modificato: 2015-02-16 di Redazione

    La ‘ndrangheta in Piemonte esiste anche “giuridicamente”: 19 persone condannate in Cassazione per associazione mafiosa a Alessandria, Asti e Cuneo. Tra loro un ex consigliere comunale.

    La storia del processo Albachiara costruisce la consapevolezza della presenza della ‘ndrangheta nel Basso Piemonte e, in generale, nel Nord Italia. Oggi, 16 febbraio, la Procura generale presso la Cassazione ha confermato le 19 condanne sentenziate in Appello per il processo Albachiara, per le quali si va dai 5 ai 9 anni di reclusione.

    Gli imputati hanno creato una “locale” nel Basso Piemonte (cioè una rete di affiliazioni e relazioni di ‘ndrangheta) e tra loro spicca il nome di Giuseppe Caridi, ex consigliere comunale di Alessandria eletto nella lista di Forza Italia dell’ex sindaco Piercarlo Fabbio. L’ex primo cittadino, peraltro, è sotto processo per una presunta falsificazione del bilancio consuntivo comunale del 2010 e, due settimane fa, il pm ha chiesto una condanna a quattro anni di reclusione.

    Tre gradi di giudizio.
    La sentenza di primo grado del processo Albachiara aveva assolto tutti gli imputati dal reato di associazione mafiosa (416 bis), ammettendo però la natura ‘ndranghetista delle loro attività che, stando alle motivazioni, non avevano ancora dato a luogo a una “locale” operativa, in quanto mancava il controllo del territorio. La Corte di Apello aveva invece ribaltato completamente la sentenza, rimarcando il fatto che la collusione di Caridi, nominato “picciotto”, primo grado di affiliazione, rappresentava di fatto l’ingresso nelle istituzioni politiche da parte della criminalità organizzata.

    La ‘ndrangheta nel Basso Piemonte esiste, e ha relazioni anche extra-territoriali, soprattutto con le locali attive in Liguria. La sentenza della Cassazione conferma, una volta per tutte, l’esistenza “giuridica” della criminalità organizzata tra le province di Alessandria, Asti e Cuneo. Una “locale” indipendente nelle proprie attività, capeggiata da Bruno Pronestì (anche lui condannato) ma con stretti legami con la “casa madre” in Calabria.

    La stretta ‘ndranghetista in Piemonte.
    L’operazione Albachiara, guidata dalla Procura di Torino, si era conclusa nel 2011 insieme all’operazione Minotauro, che, com’è noto, riguardava il Canavese e la cintura nord di Torino. Si tratta di tue territori piemontesi fortemente infiltrati dalla ‘ndrangheta che stritolano il capoluogo e tutte le attività economiche e politiche connesse.

    I processi conseguenti, inclusa la sentenza di oggi, hanno faticato a essere riconosciuti soprattutto dalle istituzioni, che difficilmente sono riuscite ad ammettere la presenza importante della criminalità organizzata in Piemonte. Le difese, soprattutto al processo Minotauro, hanno spinto sul fatto che «il Piemonte non è come la Calabria»: sarà anche così, ma è sulla buona strada per diventarlo. La ‘ndrangheta c’è, è forte e allunga le proprie mani sulle opere pubbliche (nel mirino della locale appena smantellata c’era l’autostrada che sarebbe dovuta passare da Alba) e anche sulla politica.

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