21 November 2017
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    Pippo Fava, oggi come 31 anni fa

    Pippo Fava, oggi come 31 anni fa è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Pippo Fava, giornalista e scrittore che aveva denunciato i rapporti tra gli imprenditori di Catania e la mafia, fu assassinato 31 anni fa, il 5 gennaio 1984.

    Sono passati 31 anni da quello che è ritenuto il secondo delitto di mafia ai danni di un intellettuale. Il primo fu Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978, il secondo, appunto, fu Pippo Fava. Giornalista, sceneggiatore, scrittore, direttore de «I Siciliani», fu ucciso a Catania il 5 gennaio 1984, freddato con cinque colpi di pistola appena sceso dalla sua auto, mentre andava a prendere il nipote, che recitava in uno spettacolo teatrale. Fu un omicidio che, frettolosamente, venne archiviato come “delitto passionale”, mentre le istituzioni locali si affannavano a dire che a Catania la mafia non esisteva.

    Pippo Fava aveva denunciato a più riprese i rapporti tra le cosche mafiose e i cavalieri del lavoro di Catania. Il processo, avviato e poi bruscamente interrotto nel 1985, riprese soltantonel 1994 e, dopo quattro anni, arrivò a condannare il boss Nitto Santapaola come mandante, Marcello D’Agata e Francesco Giammuso come organizzatori e Aldo Ercolano e Maurizio Avola (reo confesso) come esecutori. Nella sentenza di Cassazione del 2003, furono condannati, in via definitiva, Nitto Santapaola e Aldo Ercolano all’ergastolo, Maurizio Avola a sette anni dopo aver patteggiato. Gli altri imputati furono assolti.

    Il giornalista siciliano fu tra i primi a parlare del “nuovo tipo di mafia”, non quello che spara e ammazza per strada ma quello che si infiltra nelle istituzioni. Come affermò durante la sua ultima intervista, rilasciata a Enzo Biagi: «I mafiosi sono in Parlamento, sono Ministri, quelli che chiedono il pizzo non sono i mafiosi veri, sono piccola criminalità». Il suo grande lavoro di denuncia gli fu fatale, come accaduto sei anni prima a Peppino Impastato.

    Proprio Maurizio Avola, molti anni più tardi, parlerà dei rapporti tra il mondo imprenditoriale e la mafia, senza limitarsi alla Sicilia e rivelando che «dietro le bombe del 92’ e del 93’ c’è il disegno politico di una lobby imprenditoriale», all’interno di una lunga serie di dichiarazioni nelle quali sono stati più volte fatti i nomi di Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi, nonché di Forza Italia come partito pensato, all’origine, per sostenere gli interessi mafiosi. Segno che Fava, nelle sue inchieste, non si sbagliava affatto.

    «Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza della criminalità, accelera le opere pubbliche indispensabili, pretende il funzionamento dei servizi sociali, tiene continuamente allerta le forze dell’ordine, sollecita la costante attenzione della giustizia, impone ai politici il buon governo».
    Pippo Fava

    In sua memoria è stata creata una Fondazione, che si occupa di educazione antimafiosa e ogni anno assegna un premio giornalistico intitolato a Giuseppe “Pippo” Fava, creato nel 2007. Ieri e oggi, intanto, il Comune di Catania ha organizzato degli eventi per ricordare il giornalista.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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