26 May 2017
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    Il problema (percepito) dell’immigrazione

    Il problema (percepito) dell’immigrazione è stato modificato: 2014-12-26 di Paolo Morelli

    L’immigrazione è percepita in maniera errata dagli italiani, la chiusura di Mare Nostrum obbliga una riflessione.

    Oggi chiude Mare Nostrum, l’operazione umanitaria che ha coinvolto la Marina Militare italiana e che ha permesso, in un anno, di salvare oltre 127 mila persone dalla morte durante la traversata del Mediterraneo a bordo dei barconi precari degli scafisti. Oggi partirà l’operazione Triton, simile a Mare Nostrum, che vedrà la collaborazione di diversi paesi europei. Le perplessità sono altissime, nonostante la soddisfazione del Ministro degli Interni, Angelino Alfano, a più riprese, diversi rappresentanti di Frontex, l’agenzia europea che si occupa del controllo dei confini, hanno ribadito che Triton non potrà sostituire Mare Nostrum perché avrà «risorse più limitate».

    I dati reali dell’immigrazione.
    Cosa cambierà? Ancora non si può sapere, ma si possono analizzare i dati e capire qual è la reale incidenza dell’immigrazione straniera in Italia. Tre giorni fa è stato presentato un dossier statistico, aggiornato al 31 dicembre 2013 che, fra le altre cose, evidenzia come gli immigrati stranieri in Italia compongano l’8.1% della popolazione. Il significato di questa analisi, condotta dall’Unar (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) è importante soprattutto alla luce di un’altra ricerca. Sempre il 29 ottobre, infatti, l’Istituto Ipsos-Mori ha pubblicato, per il quotidiano britannico The Guardian, un rapporto illuminante sulle conoscenze medie dei cittadini di diversi paesi del mondo.

    L’Italia è tristemente in testa alla classifica dell’ignoranza. Alla domanda su quanti siano gli immigrati nel Belpaese, gli italiani hanno risposto il 30%, cioè quasi uno su tre. La differenza rispetto alla realtà è preoccupante e fatica a trovare giustificazioni. Il problema di percezione è evidente e si ripercuote sul tasso di discriminazione. Nel 2013 si sono registrati 1.142 casi, dei quali il 68.7% su base etnico-razziale. Chi ne esce peggio è, anche qui, il mondo dell’informazione, oggetto del 34,2% delle segnalazioni, in netto aumento rispetto al 2012 (erano il 19,6%). Le colpe dei media in questa errata percezione generale da parte degli italiani sono notevoli.

    Tutti migrano, anche gli italiani.
    Il quadro internazionale è abbastanza chiaro. La crisi economica ha impoverito ulteriormente le fasce di popolazione già povere, spingendo moltissime persone a emigrare verso i paesi più ricchi per sopravvivere. Nel 2013, i migranti nel mondo sono stati stimati, dall’ONU, in 232 milioni, quindi il 3,3% della popolazione totale. Ma se l’Italia è un paese di immigrazione (gli arrivi sono aumentati del 3,7% rispetto al 2012) è bene sottolineare che sono anche gli italiani stessi a emigrare. Il dato, aggiornato però al 2012, riporta un’emigrazione di 40 mila italiani verso i paesi del Nord Europa, principalmente Regno Unito e Germania. La Penisola è più che altro una tappa di passaggio, lo dimostra il calo delle richieste di permessi di soggiorno per motivi lavorativi, ed è una terra “di mezzo” anche per le richieste di asilo politico. Nel corso del 2013, i rifugiati in Italia sono stati 26 mila, a fronte delle 127 mila richieste ricevute dalla Germania.

    L’errore che si commette – evidenziato anche dai dati raccolti da Ipsos-Mori – è pensare che il fenomeno dell’immigrazione si possa bloccare. Gran parte dei migranti si sposta per scappare da guerre, carestie o crisi economiche, che nel mondo sono tutt’altro che sopite. Facile quindi immaginare che non sarà la chiusura di Mare Nostrum a fermare tutto, anche perché, come ha spiegato il direttore esecutivo di Frontex, Gil Arias Fernandez, Triton avrà fondi per 2,9 milioni di euro al mese, un terzo rispetto ai fondi che aveva Mare Nostrum. La creazione di un corridoio umanitario è indispensabile per consentire ai rifugiati di scappare e impedire che gli scafisti continuino a fare affari con le immigrazioni irregolari, ma soprattutto non aprirà a nessuna “invasione” da parte degli “stranieri”.

    Divisi “a parole”.
    Come spiega Marco De Giorgi, direttore generale di Unar, nell’introduzione al dossier statistico sull’immigrazione: «”straniero” è un aggettivo utilizzato non solo per indicare quanti sono originari di un altro paese ma, purtroppo, anche per etichettare i “diversi”, anche solo per tratti somatici, come estranei, misconoscendone l’identità e le virtualità positive ed esponendoli al rischio di emarginazione». Il fenomeno va compreso, non combattuto né affrontato con pregiudizi ideologici, è molto meno grande di quanto si pensi e, soprattutto, riguarda anche gli italiani che emigrano all’estero, alla ricerca di fortuna come tutti gli altri. Qual è la differenza tra un italiano che cerca lavoro a Londra e un siriano che cerca la pace a Roma?

    Foto: bergamopost.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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