20 November 2017
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    Progetto Mosul, salvare l’arte grazie al digitale

    Progetto Mosul, salvare l’arte grazie al digitale è stato modificato: 2015-07-03 di Davide Gambaretto

    A inizio 2015 centinaia di reperti sono andati perduti a causa delle distruzioni in Medio Oriente. I “cyber-archeologi” Chance Coughenour e Matthew Vincent hanno lanciato il Progetto Mosul, per rendere comunque accessibili questi reperti grazie alla fotogrammetria e al digitale.

    Intorno allo scorso febbraio hanno iniziarono a emergere su internet i video sconvolgenti degli jihadisti dell’ISIS impegnati a distruggere il patrimonio storico-archeologico iracheno. Dopo aver assistito a questa furia demolitrice due “cyber-archeologi”, Chance Coughenour e Matthew Vincent, hanno iniziato a lavorare per rimettere insieme i cocci. Quantomeno da un punto di vista digitale.

    Salvare l’arte attraverso la fotogrammetria.
    Coughenour e Vincent sono due dottorandi e ricercatori per l’ITN-DCH (Initial Training Network for Digital Cultural Heritage), un progetto sponsorizzato dall’Unione Europea per applicare le nuove tecnologie digitali alla preservazione dei Beni Culturali. «Stavamo parlando delle distruzioni perpetrate dall’Isis e Chance [Coughenour] ha suggerito che provassimo a ricostruire i reperti e a digitalizzarli, grazie all’aiuto di volontari, a partire dalle immagini e dalle fotografie scattate dal pubblico» ha raccontato Vincent alla BBC.

    Lo hanno fatto servendosi della fotogrammetria, una tecnica di rilievo che permette di trasformare diverse fotografie di un oggetto in una sua rappresentazione in 3D. Coughenour e Vincent si sono resi conto che, se fossero riusciti a trovare abbastanza fotografie (o anche video) dei reperti andati distrutti durante la marcia dell’ISIS avrebbero potuto “salvare” queste opere nel cyberspazio.

    Il progetto.
    Con l’appoggio di Marinos Ioannides (coordinatore dell’ITN-DCH), Coughenour e Vincent hanno lanciato il Progetto Mosul, un portale internet dove chiunque abbia foto o video dei siti archeologici ora distrutti è invitato a caricarli, così da permettere ai volontari che lavorano al sito di utilizzarli per ricostruire delle riproduzioni virtuali in 3D delle opere. «Il software processa le immagini allo stesso modo in cui gli occhi ricostruiscono un oggetto nel nostro cervello – ha spiegato Coughenour – il risultato finale è un rendering 3D dell’opera, la migliore che può essere prodotta con le immagini disponibili». Coughenour ha aggiunto che l’obiettivo finale sarebbe, un giorno, riuscire a ricostruire virtualmente interi musei o anche siti storico-archeologici.

    Il risultato finale non si avvicina a quello che i ricercatori avrebbero potuto realizzare scannerizzando direttamente i reperti originali attraverso apparecchiature più sofisticate (come, ad esempio, nel caso del Google Art Project) ma si tratta nondimeno di un impressionante lavoro di salvataggio digitale. Il migliore che si potesse realizzare in queste sfortunate condizioni. Un altro problema da tenere presente è che, con gli originali ormai distrutti, non abbiamo un riscontro diretto per comprendere quanto siano accurate le ricostruzioni offerte del Progetto Mosul.

    Preservare l’arte “stampandola”.
    Vincent ha dichiarato di sperare fortemente che, sulla scia del Progetto Mosul, siano prese altre misure di preservazione digitale, magari preventive, riguardo al patrimonio storico-artistico mondiale. Incominciando, ovviamente, dalle zone più a rischio in questo particolare periodo storico. «Una volta che un reperto è stato scannerizzato e salvato digitalmente, può anche essere riprodotto e stampato in 3D, in modo da creare delle copie le più fedeli possibili». Queste copie potrebbero rivelarsi molto utili non solo in quanto riproduzioni di oggetti andati distrutti, ma potrebbero anche essere utilizzate per sostituire tutti quei reperti troppo fragili per essere esposti al pubblico. «Ad oggi, le stampanti 3D sono la risorsa più preziosa che abbiamo nel campo della conservazione e della preservazione dei beni culturali» ha poi concluso Vincent.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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