27 July 2017
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    Un progetto per portare la frutta a scuola

    Un progetto per portare la frutta a scuola è stato modificato: 2014-12-26 di Cecilia Russo

    Al Salone del Gusto è stato presentato “Frutta nelle scuole”, progetto europeo che da sei anni porta frutta e verdura ai bambini delle scuole italiane.

    Durante il Salone del Gusto abbiamo incontrato Paola Virone, responsabile, per il Ministero delle politiche agricole, del progetto “Frutta nelle scuole”. L’idea è nata nel 2009, applicando il regolamento UE n. 288/201, con l’obiettivo di contrastare l’obesità infantile grazie all’educazione dei bambini della scuola primaria, avvicinandoli alla frutta e alla verdura.

    “Frutta nelle scuole” porta gli agricoltori italiani a distirbuire i loro prodotti nelle scuole per una o due volte a settimana, per circa quaranta volte nel corso dell’anno scolastico. Sono state scelte solo eccellenze italiane per quanto riguarda dodici varietà di frutta, come mele, pere, arance, banane e otto tipi di verdure: finocchi, carote, sedano e pomodorini vesuviani. Questi prodotti vengono proposti così come sono, pronti al consumo – cioè in macedonia –, o spremute.

    Non sono solo ortaggi o frutti a km zero, perché se così fosse alcuni bambini non potrebbero assaggiare prodotti che non crescono nei loro territori, invece l’obiettivo è educare i bambini a livello nazionale. Le regioni hanno fatto un bando pubblico cui hanno partecipato dei consorzi ortofrutticoli. In Italia ogni anno vengono spesi  35 milioni di euro per fare arrivare frutta e verdura a un milione e cinquecento mila alunni. La distribuzione avviene durante la ricreazione di metà mattina, quando accade, i genitori vengono avvisati di non dare altra merenda ai bambini. Talvolta le maestre si ingegnano per rendere più goloso lo spuntino, magari procurandosi del pane e facendo assaporare ai bambini ricette semplici e tradizionali come pane e pomodoro. Oltre a gustare questi prodotti i bambini possono approfittare di misure di accompagnamento come le visite alle fattorie, gli orti didattici o giornate a tema.

    Il successo italiano.
    Sicuramente ci possono essere dei problemi, ma l’Europa obbliga le regioni a fare un monitoraggio annuale e quinquennale, quest’anno l’Italia ha una curva positiva, le famiglie sono soddisfatte e l’Italia ha ottenuto una valutazione di otto e mezzo su dieci. Il nostro paese è stato diviso in otto aree, alle quali corrisponde un valore economico sulla base del quale vengono pagati i produttori.

    Le scuole aderiscono spontaneamente iscrivendosi sul sito ufficiale. Questo piccolo progetto ha compiuto ora sei anni: l’Italia è riuscita a farsi dare sempre più contributi dall’Unione Europea, se si pensa che il totale dei fondi è di 150 millioni di euro all’anno, la quota destinata al nostro paese, quindi, è abbastanza elevata. L’intervento dell’Unione Europea copre l’80% dei costi di “Frutta nelle scuole” in Italia.

    Sicuramente si tratta di un piccolo passo, ma se si considera che per molti bambini quello è probabilmente l’unico pasto di frutta e verdura – perché spesso a casa non mangiano questi cibi – si capisce l’importanza del ruolo della scuola in materia di alimentazione. Lo stato ha il dovere di formare cittadini sani, desiderosi di nutrirsi di prodotti naturali e soprattutto di conoscere i frutti della natura.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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