26 April 2017
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    Putin cerca di influenzare l’agenda mediatica

    Putin cerca di influenzare l’agenda mediatica è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Il presidente russo Vladimir Putin ammette il “piano segreto” per l’annessione della Crimea, e sposta nuovamente l’attenzione dei media.

    Putin l’ha ammesso: l’annessione della Crimea era stata progettata ben prima del referendum che, poche settimane dopo l’occupazione russa nel febbraio 2014, ha sancito il passaggio alla Russia. Qualche settimana fa, il bisettimanale Novaya Gazeta aveva rivelato l’esistenza di un piano segreto per l’annessione della Crimea, redatto poco prima della deposizione dell’ex presidente ucraino (e filorusso) Viktor Yanukovych. Quell’evento fece scoppiare la crisi ucraina e, nel giro di poche settimane, trascinò l’est del Paese in una guerra civile tuttora in corso.

    L’annuncio sulla tv nazionale.
    Stando a quanto ha rivelato Vladimir Putin al canale tv Rossiya 1, nel trailer del documentario Crimea: Road to the Motherland (Crimea: strada verso la madrepatria) trasmesso domenica sera, in una riunione convocata il 22 febbraio 2014, il presidente russo diede l’ordine di «riprendere la Crimea». I sondaggi, infatti, indicavano che l’80% degli abitanti della penisola del Mar Nero avevano forti simpatie per la Russia, risultato confermato – in parte – dall’esito del referendum, sul quale pesava però una pesante minaccia militare. Diverse milizie armate composte da uomini mascherati avevano occupato la penisola, “vigilando” sulle consultazioni referendarie.

    «Restituire la Crimea alla Russia».
    «Ho invitato i leader dei nostri servizi speciali e il Ministro della Difesa al Cremlino
    – ha spiegato Putin –, dove ho chiesto loro un piano per salvare la vita del presidente ucraino, che era stato appena deposto. Abbiamo concluso verso le 7 del mattino e mentre chiudevamo la riunione ho detto ai miei colleghi che “Siamo obbligati a lavorare per restituire la Crimea alla Russia”». Il 27 febbraio 2014, quindi cinque giorni dopo la riunione al Cremlino, numerosi uomini armati occuparono il Parlamento della Crimea e issarono la bandiera russa, obbligando il governo locale a indire un referendum per l’annessione alla Russia. La penisola ha una forte importanza strategica ed energetica, è infatti un approdo per la flotta russa e un crocevia per il passaggio dei gasdotti.

    Come mai questa ammissione?
    Perché Putin, che in passato ha sempre negato un coinvolgimento diretto della Russia, ha deciso di fare queste ammissioni su una televisione nazionale? L’utilità potrebbe essere duplice. Le dichiarazioni mettono a tacere le pesanti insinuazioni accese dal dossier di Novaya Gazeta, che per primo aveva rivelato la storia. Ora, semplicemente, non c’è più nulla di nascosto, quindi non si può parlare di un “piano segreto”.

    Credits: AlJazeera.com

    Credits: AlJazeera.com

    Salvare la Crimea e la patria.
    Nel frattempo, l’idea propagandistica che sta dietro al documentario (da quanto si evince dal trailer) è di carattere patriottico, argomento su cui Putin fa spesso leva per tenere saldo il proprio consenso. La Crimea è stata salvata dalla deriva ucraina e riportata sotto l’ala protettrice della “madre Russia”. «L’Ucraina è un pericolo per la democrazia, guardate come hanno deposto Yanukovych», potrebbe dire Putin. E in effetti, stando alla situazione attuale nell’Ucraina dell’Est, i fatti gli darebbero persin ragione. Già durante lo scoppio del conflitto, le televisioni russe facevano a gara nello screditare l’Ucraina, che da paese amico è diventato l’incarnazione del tradimento, dell’inganno e del pericolo. La Crimea, che nel 1954 passò sotto il governo di Kiev, sarebbe quindi tornata ai legittimi proprietari.

    Dimenticare l’omicidio Nemtsov.
    La Crimea è utile anche per voltare pagina e smettere di parlare di Boris Nemtsov. Nei giorni scorsi, l’inchiesta sull’omicidio dell’ex oppositore politico di Putin si è risolta con l’arresto frettoloso di otto ceceni, dei quali uno, Zaur Dadayev – ex tenente – ha ammesso l’omicidio per «offese all’Islam». Nemtsov, infatti, aveva fortemente criticato gli estremisti islamici all’indomani degli attentati di Parigi. Il movente però non convince e più i giorni passano, più aumentano i dubbi che si tratti di arresti “di facciata” per depistare le indagini e, soprattutto, l’opinione pubblica internazionale. Ogni parola spesa da Putin ha un peso preciso e ragionato, come sempre accade nei governi che esercitano un forte controllo politico sulla vita dei cittadini.

    La crisi economica è politica.
    In questo momento, Putin deve confrontarsi con la grave crisi economica che sta stritolando la Russia, accentuata dalle sanzioni imposte dall’Occidente a seguito della crisi in Ucraina. Questo ha portato il presidente russo a cercare nuovi mercati, soprattutto in Africa, per superare lo scoglio europeo e raggiungere l’ideale autonomia economica, operazione che non è ancora andata a buon fine. Il crollo dell’economia, poi, rischia di trasformarsi in un problema politico per Putin, accusato di essere l’artefice del fallimento. L’intento, quindi, è quello di conservare il consenso a fronte non tanto delle insinuazioni legate all’omicidio Nemtsov (e a molte altre questioni simili), bensì alla debolezza dell’economia russa.

    Foto: trend-online.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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