25 February 2017
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    Quando Sartre rifiutò il Nobel

    Quando Sartre rifiutò il Nobel è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

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    Sono passati cinquant’anni da quando Jean-Paul Sartre rifiutò il Premio Nobel per la Letteraura. Era il 22 ottobre 1964.

    Mezzo secolo fa, il riconoscimento più importante del mondo per uno scrittore, il Premio Nobel per la Letteratura, fu assegnato a Jean-Paul Sartre. Il filosofo, uno dei più importanti esponenti dell’esistenzialismo, però rifiutò il riconoscimento, precisando poi che solo dopo la morte di uno scrittore si sarebbe potuto valutare il valore della sua opera.

    La storia è piena di incertezze e smentite. Pare che Sartre, indicato da molti come possibile vincitore del Nobel, scrisse all’Accademia di Svezia per togliersi in anticipo dalla cinquina dei candidati al premio, pur non essendo sicuro di farne parte dato che i nomi vengono rivelati solo dopo 50 anni. La lettera non fu però mai confermata dall’Accademia svedese. L’eventuale ipotesi però si rivelò corretta dato che il 22 ottobre 1964 fu proprio Jean-Paul Sartre a essere insignito del premio con la seguente motivazione: «Per la sua opera che, ricca di idee e pregna di spirito di libertà e ricerca della verità, ha esercitato un’influenza di vasta portata nel nostro tempo».

    Sartre scrisse una nuova lettera all’Accademia svedese che il giorno successivo fu inviata ai giornali, in essa, spiegava: «La sola lotta possibile sul fronte della cultura, in questo momento, è quella per la coesistenza pacifica di due culture, quella dell’est e quella dell’ovest […] so bene che il confrontarsi di queste due culture prende necessariamente la forma di un conflitto, ma che deve avvenire tra gli uomini e tra le culture, senza l’intervento delle istituzioni». Il filosofo proseguiva spiegando di non poter accettare onorificenze né dall’Occidente né dall’Oriente, una questione profondamente ideologica nella quale Sartre specificava di non voler accendere alcuna polemica con l’Accademia svedese.

    Sartre rifiutava di diventare uno scrittore “istituzionalizzato” per ribadire la propria libertà di pensiero. Non che il Nobel fosse una costrizione in questo senso, ma ricevere un premio del genere andava contro i suoi principi. Come rivelò a Le Nouvel Observateur, «se avessi accettato il Nobel, sarei stato “recuperato”». Invece, scrisse, «la funzione dello scrittore è di far sì che nessuno possa ignorare il mondo o possa dirsi innocente». La distanza dalle istituzioni gli consentiva, secondo lui, di esercitare a pieno titolo la sua funzione di scrittore.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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