26 May 2017
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    Quel tira e molla tra Grecia e Unione Europea

    Quel tira e molla tra Grecia e Unione Europea è stato modificato: 2016-01-26 di Silvia Pasquinelli

    Il governo di Tsipras si scontra con il rigore che l’UE ha imposto alla Grecia per sanare il debito pubblico. Il Paese non ha più fondi e si rifiuta di applicare altre misure recessive.

    Che la Grecia non fosse più in grado di ripagare, almeno nell’immediato, il prestito che il Fondo Monetario Internazionale le ha erogato in diverse occasioni, era noto da diversi mesi, tanto che all’inizio dell’anno lo stesso ministro dell’economia Varoufakis aveva annunciato il rischio di insolvibilità del paese. Ora però l’annuncio di tale insolvenza sembra essere divenuto realtà: non è possibile attuare ulteriori misure recessive nei confronti della popolazione per ripagare il debito che la Grecia ha verso altri stati dell’UE, fra cui Germania, Italia e Spagna. La richiesta di Bruxelles di applicare aumenti di imposte a carico del welfare, in particolare su pensioni e lavoratori, ha suscitato una reazione contraria da parte del governo di Syriza, che ha invitato l’UE a ritirare la proposta, ritenuta “assurda”.

    L’inconcepibile richiesta dell’Unione.
    Alexis Tsipras e Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Europea, si sono incontrati la sera di mercoledì 3 giugno per discutere proprio in merito alla restituzione dei fondi erogati alla Grecia in più tranche sin dall’inizio della crisi economica. La situazione greca è tuttavia tanto grave da non consentire un ritorno dei fondi in breve tempo, o in ogni caso, entro i tempi richiesti dal Fondo Monetario. L’ipotesi dell’uscita della Grecia dalla zona Euro, considerata gestibile per il Paese dal punto di vista economico, tecnico e politico, sta iniziando a essere presa seriamente in considerazione. Fino a due mesi fa, Varoufakis rassicurava i mercati europei e internazionali sull’insostenibilità da parte dell’economia greca nel reggere l’uscita dall’Euro, oggi la situazione sembra invece procedere in questa direzione.

    La proposta dell’UE di spingere il governo greco a imporre altri aumenti di tasse e tagli ai servizi pubblici, nel Paese già preda di una pesante recessione e di una grave situazione economico-sociale, è stata rispedita al mittente da parte di Tsipras. La risposta del governo greco è stata quella di rinegoziare gli accordi per la restituzione del prestito allungandone i tempi.

    La Grecia prende tempo per restituire il prestito.
    Ammonta a 1,6 miliardi la somma che lo stato ellenico deve restituire al Fondo Monetario Internazionale. Il governo greco sostiene che entro il 30 giugno, in un’unica tranche, verrà restituito il totale. La Grecia avrebbe dovuto dare avvio al rimborso restituendo una prima rata già dalla prima settimana di giugno, ma lo stato sembra essere a tutti gli effetti insolvente. Tuttavia la proposta greca di pagare l’intera cifra a fine mese non rassicura i mercati né il FMI. Il Fondo Monetario offre agli stati membri la possibilità, in effetti, di fornire il rimborso in un’unica soluzione ed è a questa possibilità che la Grecia si è rivolta.

    Questo offrirebbe al Paese un minimo di respiro per il mese di giugno, e vi sarebbe il tempo di attuare nuove riforme per trovare i fondi. Il presidente del Fondo Monetario, Christine Lagarde, ha tuttavia osservato che i Paesi creditori hanno già mostrato notevole flessibilità nei confronti della Grecia e dei suoi continui rinvii. Per questo gli stati UE creditori hanno fornito il 4 giugno delle bozze di riforma rigettate da Tsipras in quanto estreme.

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    Il ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis (foto: lindro.it)

    UE e Fondo Monetario temono altri ritardi.
    Tsipras non può permettersi di attuare riforme che vadano a gravare su una popolazione già troppo sofferente per la crisi internazionale. Di tutti gli stati europei, infatti, quello greco sembra essere tra quelli con maggiori disagi sociali e che maggiormente risente delle politiche recessive imposte dagli organismi internazionali creditori. Il braccio di ferro con UE e FMI ha anche un significato politico oltre che meramente economico. Tuttavia l’ammontare dei fondi che altri stati membri hanno prestato alla Grecia da diversi anni fino a oggi è notevole, soprattutto se si considera che Paesi come Spagna e Italia, tra i maggiori prestatori di denaro allo stato ellenico, non godono di situazioni economiche ottimali.

    Così lontani, così vicini.
    Sin dall’inizio della crisi del debito europeo, a fine 2009, la Grecia ha ricevuto prestiti da parte del Fondo Monetario Internazionale per coprire i conti in rosso. E il susseguirsi dei governi dal 2010 a oggi ha portato un’attuazione di riforme che andavano a colpire settori vitali per la popolazione, quali sanità, previdenza sociale, lavoro, settore immobiliare. Anche se la crisi del debito vede come causa principale lo sperpero di fondi pubblici e fondi europei, è molto più facile e rapido recuperare denaro dalla popolazione con reddito medio o basso, sia perché si tratta della maggioranza dei cittadini, sia perché non hanno possibilità di evadere il fisco o di salvaguardare i propri risparmi. La stessa situazione che si verifica anche in Italia, Spagna e in ogni Paese del mondo, dove la differenza tra uno Stato e l’altro è soprattutto nel tasso di evasione fiscale e nella quantità di spreco di denaro pubblico da parte delle classi politiche.

    Durante gli ultimi anni, i rapporti tra Grecia, UE e FMI sono stati incentrati sulla promessa greca di restituire i fondi, altri prestiti per scongiurare il fallimento del Paese, e una continua rincorsa nel reperire denaro in tempo per rimborsare i creditori. I rapporti tra Germania e Grecia sono quelli che più si sono deteriorati negli ultimi anni, proprio perché i tedeschi hanno prestato maggiori quantità di denaro. Tuttavia anche quando le politiche dei due stati sembravano allontanarsi, i tentativi di trovare accordi non hanno mai portato a un’interruzione definitiva dei negoziati. Niente di nuovo quindi e anche stavolta il ministro greco Varoufakis ha già annunciato la volontà di trovare un accordo per fare nuove riforme. La Grecia resterà ancora nella zona Euro, a differenza di come paventato ai primi di giugno.

    In copertina: il premier greco Alexis Tsipras e la cancelliera tedesca Angela Merkel (foto: ibtimes.co.uk).

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    Silvia Pasquinelli

    Laureata in lingue e linguistica e specializzata in editoria, ho lavorato per tre anni come educatrice nei campi estivi per ragazzi. Avendo studiato le lingue inglese, francese e tedesco, ho svolto tirocini nell'ambito dell'insegnamento. Appassionata di letteratura e scienza. Pratico tennis a livello amatoriale.

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