21 July 2017
    recalcati

    Recalcati e l’erotica dell’insegnamento

    Recalcati e l’erotica dell’insegnamento è stato modificato: 2014-11-18 di Cecilia Russo

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    Massimo Recalcati, due giorni fa, ha presentato il proprio libro “L’ora di lezione”. Lo psicanalista ha definito alcune caratteristiche necessarie per essere un buon insegnante.

    Massimo Recalcati, uno tra i più noti psicoanalisti d’Italia, il 14 novembre 2014 ha presentato, presso il Sermig di Torino, il suo ultimo libro: L’ora di lezione (Einaudi, 2014).  L’evento fa parte del Salone Off, iniziativa promossa dal Salone del Libro di Torino, ha visto il coinvolgimento di un gruppo di lettura delle biblioteche civiche che hanno intervistato pubblicamente l’autore.

    Il libro.
    L’ora di lezione è un testo fondamentale per chi insegna e chi impara infatti: aiuta a capire la sostanza vera dell’insegnare e dell’apprendere, riportando all’attenzione la centralità dell’insegnante. L’autore ha scritto questo libro da una parte per ringraziare i suoi maestri, è quindi dedicato a Giulia Terzaghi, giovane professoressa di lettere delle superiori di Recalcati, di cui è stato profondamente innamorato. «Dall’altra – ha proseguito l’autore – quest’estate è mancata la maestra di mio figlio. Il suo incontro con quest’insegnante è la testimonianza del fatto che un buon insegnante può cambiare la vita. Allo stesso tempo l’incontro con un cattivo insegnante, come quella che ho avuto io che ci obbligava a pensare che la bellezza del fuoco potesse essere descritta in un solo modo, può portare ad un’anoressia mentale contro la scuola». L’autore racconta che la sua chiarezza espositiva – un collega l’apostrofò dicendogli che sarebbe stato in grado di spiegare Lacan anche ai sassi – sta nel fatto che Recalcati stesso è stato un sasso, un bambino idiota, pluribocciato.

    I tre tempi e le tre funzioni della scuola.
    Per Massimo Recalcati esiste la scuola Edipo che è quel luogo antico ed obsoleto dove il rapporto alunni e insegnanti è gerarchico e il sapere si basa solo sulla ripetizione mnemonica della lezione. È quella scuola che ha l’obiettivo di raddrizzate le “viti storte”, in cui lo studente è visto come una cera che dev’essere plasmata in una forma uguale per tutti. Vi è, tuttavia, una forte alleanza tra scuola e famiglia per portare a termine il progetto educativo. «Quante volte – racconta l’autore – la nostra generazione, quando riceveva punizioni a scuola, poi veniva picchiata a casa, perché sebbene le famiglie fossero ignoranti, riconoscevano il potere scolastico». La scuola edipo è quella in cui il pensiero critico è visto come antagonista, ed è la scuola che, volendo annullare il conflitto, lo crea.

    C’è poi la scuola Narciso, che è la scuola attuale, quella dei computer. Dove ciò che conta è l’accumulazione di informazioni e dati. L’alleanza con la famiglia è totalmente saltata e gli insegnanti, pur essendo sempre più gravati di importanti compiti, sono sempre meno riconosciuti socialmente. Ci sono due declinazioni che rappresentano bene questo tipo di scuola: la scuola-azienda, nella quale bisogna produrre sempre di più e con sempre meno fatica e la scuola-parco giochi dove non si studia più, non si ascolta più, non si legge più. In questa scuola i provvedimenti fallimentari vengono visti dalle famiglie come abusi e nascono così follie narcisiste come “la sospensione con frequenza obbligatoria” e “le interrogazioni programmate con possibilità di procrastinazione”.

    La scuola di Telemaco è quella che tutti vorremmo, che dovrebbe ricollocare al centro l’ora di lezione, ripensando al valore dell’autorità. In questa scuola non ci sarà violenza o autoritarismo ma occorrerà guadagnare quel silenzio degli alunni che onorerà la parola del maestro. In questo sogno, ha detto Recalcati, «la scuola dovrebbe essere quel luogo dove si può perdere utilmente del tempo e allo stesso tempo la scuola non potrà obbligare gli allievi in qualcosa, poiché laddove c’è un obbligo il desiderio muore».

    L’insegnare.
    Una insegnante dal pubblico ha chiesto quale sia il miglior modo per insegnare, Recalcati ha risposto che non esiste una tecnica per insegnare come si insegna, così come non si può insegnare ad apprendere. «La scuola è un luogo di grandi possibilità, è un luogo di resistenza contro edonismo e strada facile. Un bravo insegnante – ha spiegato l’autore – è colui che sa dare la parola, non colui che cerca sempre di avere l’ultima parola. Certo, occorrerà recuperare la dimensione delle diversità tra le generazioni; infatti se un padre insulterà un figlio ciò lascerà una ferita, mentre le parole cattive dei figli non segneranno i padri».

    L’insegnante-testimone.
    Una volta riconosciuta la valenza dell’ora di lezione nasce spontaneo interrogarsi su chi sia il maestro per antonomasia, quali qualità debba avere, ecco che l’autore ha con precisione delineato il suo profilo: «il buon insegnante dovrà avere un rapporto erotico con la materia che insegna, dovrà riuscire a trasmettere quest’amore trasformando le zucche vuote da riempire degli allievi in amanti». Da qui, il sottotitolo dell’opera presentata: «Per un’erotica dell’insegnamento». L’amore è qualcosa di fisico, «per questo – ha affermato l’autore con forza – non è possibile la scuola telematica, ci vogliono i corpi. L’insegnante sarà sicuramente inadeguato, incompleto ma non dovrà avere paura di ciò che non sa; saprà coltivare la sua mancanza». Secondo l’autore il buon insegnante è colui che sa trasformare i libri in un oggetto erotico e insegna allo studente a trasformare i corpi, che incontrerà nella sua vita, in libri e quindi a non usarli, ma ad appassionarsi, a trattarli con cura, evitando così relazioni distruttive.

    Tuttavia emerge chiaramente che nulla possa essere deciso a priori poiché tutto è basato sull’incontro casuale: «io sono trovato dall’altro, non cerco l’altro e trovo l’amore solo quando sarò pronto ad incontrarlo». Il maestro ama chi impara, non uno studente in particolare, altrimenti questo genererebbe ansie nello studente.

    Sarà cura dell’insegnante creare il vuoto, infatti, è tremendamente sbagliato pensare al sapere come un pieno che riempie le teste dell’apprendente, ma occorre generare il desiderio di sapere, la buona ora di lezione è quell’ora di cui se ne vuole sempre ancora, di cui non si è mai sazi. Del resto, afferma Recalcati, citando Gentile, «mi rendo conto di aver fatto una buona lezione quando esco dall’aula avendo imparato qualcosa». L’insegnante, come lo psicoanalista, è quello che dà all’alunno la possibilità di ripartire, è ncessario «accendere il desiderio e permettere a una vita di ripartire». Sicuramente il buon insegnante non può salvare tutti i suoi alunni, non è né uno psicologo né uno sportello di ascolto, il bravo insegnante fa “prevenzione primaria”.

    La bellezza della stortura.
    Il bravo studente non è quello eccellente in tutte le materie, esistono sempre vocazioni ed attitudini. L’obiettivo del maestro è coltivare questi talenti che spesso si trovano in quel luogo in cui c’è la stortura, che non va raddrizzata ma evidenziata. La stortura è l’elemento bizzarro, ma del resto, ha chiuso Massimo Recalcati, «il sommo poeta diceva che dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fiori».

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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