23 November 2017
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    Ron Carter, una leggenda del jazz a Torino

    Ron Carter, una leggenda del jazz a Torino è stato modificato: 2015-05-28 di Davide Gambaretto

    Il 28 maggio inaugura il Torino Jazz Festival, una sei giorni di grande musica e di ospiti internazionali. A spiccare, in cartellone, è soprattutto il nome di Ron Carter. Scopriamo insieme di chi si tratta.

    Inaugura oggi, giovedì 28 maggio, il Torino Jazz Festival 2015, rassegna musicale che, per sei giorni, trasforma il capoluogo piemontese in un jazz club a cielo aperto, pieno di ospiti internazionali e di eventi imperdibili. Il direttore artistico Stefano Zenni (con la collaborazione di Furio Di Castri per quanto riguarda la sezione Fringe) ha fatto un lavoro egregio nel mettere insieme un cartellone denso di ospiti di assoluta caratura, da Anthony Braxton a David Murray, passando per Omar Sosa e Fabrizio Bosso. C’è, però, un nome che spicca su tutti gli altri; un nome che qualsiasi appassionato di jazz – anche quello dell’ultima ora – non può non riconoscere. Il nome di Ron Carter.

    Il personaggio.
    Non esageriamo quando affermiamo che Ron Carter è un’autentica leggenda del jazz e, più in generale, della musica. Trattasi, infatti, del contrabbassista che ha militato nel secondo quintetto di Miles Davis (dal 1963 al 1968) e che, insieme al batterista Tony Williams, al sassofonista Wayne Shorter e al pianista Herbie Hancock, fu la spina dorsale di quello che molti critici giudicano il miglior quintetto della storia del jazz (o quantomeno del bebop, che non è poco). Il gruppo portò improvvisazione, comunicazione, azzardo ed esplorazione musicale a vette che ancora oggi si possono dire ineguagliate.

    Le collaborazioni di Carter, però, non si fermano qui, avendo registrato assieme a gente del calibro di McCoy Tyner, Jim Hall, Sam Rivers, Bill Evans, Dexter Gordon, Eric Dolphy – solo per citarne alcuni – e avendo prodotto una carriera solista di assoluto livello, in cui ha esplorato le potenzialità jazzistiche del violoncello (il primo strumento mai suonato da Carter, ai tempi del liceo) e del basso piccolo (un basso con un’accordatura, generalmente, un’ottava sopra a quella standard).

    Alla costante ricerca del nuovo.
    Ron Carter è, semplicemente, uno dei musicisti più influenti di sempre. Un artista che si è permesso di trascendere i generi e di comparire nell’album del gruppo hip hop A Tribe Called Quest o in quello della dama neo-soul Erykah Badu. Senza dimenticarci, poi, della sua grande passione per la bossa nova e per la musica latina in generale, che lo ha portato a collaborare con Antônio Carlos Jobim e a registrare in compagnia di Rosa Passos. Una carriera spesa alla ricerca della nota giusta, della progressione armonica più adatta, di un fraseggio, elegante e pacato, che riuscisse a far risaltare al meglio i suoi compagni.

    Seguendo la tradizione jazzistica, per lui il contrabbasso è sempre stato l’ancora che mantiene il gruppo con i piedi per terra, il metronomo che scandisce il tempo senza perdere mai un colpo, ma dalla lezione di Mingus e di LaFaro ha imparato a considerarlo come un eguale tra gli strumenti, con una voce unica e ben riconoscibile, degno dello spazio che si meritava. A 78 anni Carter non accenna a rallentare e, con la passione e l’eleganza che da sempre lo contraddistinguono, continua a espandere il suo lascito nel mondo della musica: dal 2008, infatti, insegna alla Julliard School of Music, preparando una nuova generazione di musicisti e siede nell’Advisory Board della Jazz Foundation of America. E, ovviamente, è sempre alla ricerca di qualche progetto artistico che lo possa stimolare.

    A Torino, Ron Carter si esibirà alle 18.00 di domenica 31 maggio, al Teatro Colosseo, in compagnia di Russell Malone, alla chitarra, e di Donald Vega al pianoforte.

    La “voglia” internazionale del TJF.
    Con un biglietto da visita del genere il Torino Jazz Festival continua, nel solco degli anni passati, a offrire un livello di intrattenimento considerevolmente alto, con una scaletta eterogenea che abbraccia tutti gli stili e i sottogeneri propri della musica jazz. La sua voglia di crescere e di attestarsi ai livelli degli altri grandi festival jazzistici europei è ben visibile e ogni anno assistiamo a un piccolo passo in avanti, sebbene questo comporti un’organicità organizzativa leggermente inferiore, rispetto agli anni passati, e un incremento dei concerti a pagamento, come visto negli ultimi due anni.

    Aspettando il primo dei concerti in cartellone a questo Torino Jazz Festival – la performance musicale “Sonic Genome” del compositore Anthony Braxton, che inaugura oggi pomeriggio alle 18.00, al Museo Egizio di Torino – vi lasciamo in compagnia di uno dei brani più rappresentativi della produzione del Ron Carter bandleader. “Little Waltz” – apparso per la prima volta nel disco Uptown Conversation – è qui eseguito in versione live, con l’accompagnamento di Stephen Scott al piano.

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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