15 December 2017
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    Russia, ucciso Nemtsov. Un altro omicidio politico

    Russia, ucciso Nemtsov. Un altro omicidio politico è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    Oggi i funerali di Boris Nemtsov, leader dell’opposizione in Russia assassinato il 27 febbraio. È solo l’ultimo degli oppositori di Putin ad aver fatto una brutta fine.

    Aveva dichiarato di avere informazioni scottanti sul coinvolgimento della Russia nella guerra in Ucraina, Boris Nemtsov, uno dei leader dell’opposizione russa a Vladimir Putin, nonché ex vicepremier nel governo guidato da Boris Eltsin, è stato assassinato il 27 febbraio, poche ore dopo aver anticipato in radio a cosa stesse lavorando. Politico liberale e cofondatore del partito Unione delle Forze di Destra, Nemtsov si sentiva in pericolo da diverso tempo.

    Come Anna Politkovskaja.
    Per quanto Putin si sia affrettato a sminuire l’influenza che Nemtsov aveva sull’opinione pubblica contraria al governo – per scansare subito i sospetti di un proprio coinvolgimento, come accadde per l’omicidio di Anna Politkovskaja – il seguito che l’uomo aveva era notevole, e il suo assassinio ha travalicato immediatamente i confini della Russia e lo ha trasformato in martire. Chiunque abbia deciso di ucciderlo, aveva probabilmente sottovalutato questo “effetto collaterale”. Tuttavia, l’arma a favore degli assassini – e dei mandanti – è la solita perdita di memoria che colpisce l’opinione pubblica e i media a qualche settimana di distanza da un evento.

    Le piste di indagine, anche le più folli.
    I funerali di Nemtsov si sono svolti questa mattina. Non hanno partecipato né Putin né Medvedev, sostituiti da altri rappresentanti, e nemmeno la fidanzata ucraina del politico assassinato. Anna Duritskaya, modella che tre anni aveva una relazione con Nemtsov, si trovava con lui durante l’agguato, e ha dichiarato di non essere riuscita a vedere in faccia l’assassino. Interrogata per ore, non avrebbe fornito informazioni utili agli investigatori e ora è tornata a Kiev. Proprio lì, ora, i media russi stanno puntando il dito. Dopo l’iniziale ipotesi islamica, dovuta all’auto utilizzata dai sicari, che portava la targa dell’Inguscezia del Nord (Caucaso), ora gli inquirenti si stanno concentrando sull’estrema destra ucraina, Pravi Sektor. Ci sono anche diverse ipotesi che cercano moventi nelle turbolente relazioni personali di Nemtsov e dei suoi diverbi con le madri (due) dei suoi quattro figli.

    La battaglia, com’era ovvio, è politica. Putin insiste sulla pista “interna”, indicando in Nemtsov la “vittima sacrificale” delle opposizioni, che lo avrebbero fatto uccidere per delegittimare il potere e acquisire consenso. Un’ipotesi folle, indice della confusione politica in cui versa la Russia, drogata dalla propaganda e impegnata su più fronti, tra Ucraina e Caucaso, per mantenere la propria egemonia a cavallo tra l’Asia e l’Europa.

    Anna Politkovskaja.

    Anna Politkovskaja.

    Anna Politkovskaja e la Novaya Gazeta.
    Nemtsov, però, è solo l’ultimo di una lunga schiera di oppositori politici che hanno fatto una brutta fine dopo aver pubblicamente e ripetutamente attaccato il governo di Putin. La già citata Anna Politkovskaja, giornalista della Novaya Gazeta, fu uccisa nel 2005 dopo le sue scomode inchieste sul Caucaso, nessuno ha ancora pagato per il suo assassinio e solo di recente l’inchiesta è stata riaperta, dopo ben dieci anni. La Novaya Gazeta, tra l’altro, è il giornale che ha appena pubblicato un dossier che svelerebbe l’esistenza di un piano segreto per l’annessione della Crimea e dell’Ucraina dell’Est, redatto oltre un anno fa.

    Alexandr Litvinenko.
    Nel 2006 morì, in “esilio” a Londra, Alexandr Litvinenko, avvelenato con il polonio. Ex agente del Kgb, Litvinenko aveva stretti rapporti con le spie russe e accusò pubblicamente Vladimir Putin di essere il mandante dell’omicidio di Anna Politkovskaja. La sua morte agitò moltissimo le cronache italiane per via delle sue rivelazioni, portate alla ribalta dalla nota “Commissione Mitrokhin” (presieduta dall’ex Senatore di Forza Italia, Paolo Guzzanti), nelle quali indicava Romano Prodi come un uomo al soldo del Kgb. Litvinenko, però, era prima di tutto un dissidente, ex membro dei servizi segreti, aveva passato gli ultimi anni della propria vita a screditare Putin, accusandolo anche di pedofilia.

    Gli altri dissidenti uccisi.
    Come racconta bene Formiche, gli altri omicidi “eccellenti” sono quelli di Natalia Estemirova, attivista per i diritti umani assassinata nel 2009; Sergej Magnitskij, avvocato che indagava sulla corruzione russa, morto in carcere nel 2009 dopo presunte torture, incarcerato con l’accusa di frode fiscale; e Boris Berezovskij, morto nel 2013 per un sospetto suicidio dopo aver sostenuto economicamente l’opposizione russa. Berezovskij è, però, il più controverso in quanto, un decennio prima, fu accusato dal giornalista Paul Klebnikov di essere un boss della mafia russa e Klebnikov, nel 2004, fu a sua volta assassinato.

    Intolleranza e violazioni.
    La Russia, del resto, non è nota nel mondo per la propria apertura democratica. Nemtsov è la vittima sacrificale di un sistema repressivo che si nutre di propaganda, un sistema di Governo che dà prove di forza sia in patria che all’estero, basando il proprio potere sulla paura e sulle dimostrazioni muscolari. Non è solo un fatto di cronaca, ma un fenomeno in continua ascesa, al pari delle violazioni dei diritti umani.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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