17 October 2017
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    Salone del Gusto, intercultura a mensa

    Salone del Gusto, intercultura a mensa è stato modificato: 2014-12-26 di Cecilia Russo

    Un incontro, al Salone del Gusto, nel quale si è discusso dell’interculturalità nelle mense scolastiche. I menù religiosi sono un’occasione unica di confronto.

    Domenica 26 ottobre, al Salone del Gusto, docenti e ricercatori universitari si sono interrogati su quanto il cibo possa essere un incontro interculturale, presentando i risultati di alcune loro ricerche. Sono intervenuti Roberta Giovine, Vincenzo Russo e Barbara Ghiringhelli, docenti dell’Università di Lingue e Comunicazione Iulm di Milano, con Andrea Pieroni, docente di Etnobotanica, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, e Nicola Fiorita, Università della Calabria, presidente di Slow Food Calabria, moderati da Simone Cinotto, Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.

    Il cibo come incontro.
    Il cibo può essere un veicolo per incontrare l’altro e si può ipotizzare una promozione della diversità attraverso di esso. Ma il cibo, oltre ad essere buono, pulito e giusto, dev’essere adeguato anche dal punto di vista culturale e religioso. Tuttavia nel mondo della scuola pubblica questo incontro diventa complicato e, se si tiene conto del fatto che la popolazione studentesca è il 17% del totale, allora questa difficoltà diventa un problema. Sebbene le linee per la ristorazione scolastica regionale (come ad esempio in Piemonte) riconoscano il diritto ad un cibo adeguato a livello religioso, nella pratica spesso questi diritti non vengono rispettati, un po’ per problemi economici – fare menù differenziati ha un costo – un po’ per ignoranza. Infatti, Roberta Giovine spiega che il menù religioso viene assimilato al menù delle diete e ci sono state città dove, per avere un menù differenziato per motivi culturali e religiosi, alle famiglie sono state chieste ricette medico-sanitarie.

    I menù religiosi sono un valore aggiunto.
    Il menù per i bambini musulmani, dovendo aderire ai precetti della Ummah, non può contenere carne di maiale o carne haram (cioè macellata senza rispettare le norme musulmane) ma le scuole anziché proporre delle alternative spesso offrono menù vegetariani, dove però ci sono cibo come frittate o formaggi stagionati, totalmente estranei alla cultura araba e quindi non amati dai bambini. Talvolta, sono i genitori stessi a suggerire ai bambini di non mangiare determinate cose non essendo sicuri della loro provenienza. Purtroppo spesso i bambini con menù differenziato vengono fatti sedere accanto alle maestre, vicino ai bambini allergici e vegetariani, creando così discriminazione anziché incontro con gli altri. I menù religiosi sono spesso un togliere cibi anziché sostituirli, eppure i numeri sono importanti, ad esempio, in Piemonte vengono somministrati 48 mila pasti al giorno di cui 5400 (il 10%) sono pasti religiosi.

    Ovviamente quando si parla di mense, occorrerà pensare anche agli ospedali, alle carceri e alle università. Nicola Fiorita ha spiegato che l’importanza del riconoscimento del menù differenziato significa, infatti, da un lato tutelare una minoranza, dall’altro, recepire l’idea della mensa scolastica come luogo di formazione ed educazione al multiculturalismo. Facendolo in maniera adeguata si forniscono strumenti e politiche per realizzare una possibilità di incontro culturale.

    L’importante è conoscersi.
    Barbara Ghiringhelli ha sottolineato che nonostante ci sia una conoscenza del cibo delle altre culture, forse anche perché “mangiare etnico” è di moda, questo spesso non equivale ad un reale scambio di conoscenza personale reciproco, ma c’è uno scambio laddove c’è già interesse, si pensi alle associazioni e ai centri culturali. L’integrazione non è qualcosa di spontaneo, serve una volontà dei cittadini e la scuola può essere un luogo di aggregazione importante perché non fa incontrare soltanto i cibi di altre culture, ma anche le persone, cosa che invece nei ristoranti non sempre accade.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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