23 November 2017
    lega-nord-roma-salvini

    Salvini e Roma: un’istantanea

    Salvini e Roma: un’istantanea è stato modificato: 2015-03-04 di Valentina Tatti Tonni

    La voce di un leghista, i manifesti in giro per la Capitale, Matteo Salvini che scende a Roma.

    Sabato scorso, 28 Febbraio, Roma era blindata. Sarebbe potuto capitare di tutto in qualsiasi momento. Da una parte Piazza del Popolo ospitava quella che alcuni hanno definito “la marcia su Roma” di Matteo Salvini, leader della Lega Nord, con chiaro riferimento alla presa della città da parte di Mussolini nel 1922. Non è un ricordo casuale, c’erano bandiere nere e fotografie del Duce in bella vista. L’organizzazione politica Casapound era vicina, loro che hanno la sede nella parte più multiculturale della Capitale: Piazza Vittorio nel quartiere Esquilino. Nel pomeriggio, stesso luogo, è invece partito un corteo dei movimenti antifascisti cui si sono unite diverse organizzazioni sociali.

    Il pericolo era che qualche estremista più funesto si scagliasse contro le forze dell’ordine e che queste, a loro volta, rispondessero con la forza. Chiunque sia passato per Roma almeno una volta in simili circostanze lo sa. Chi ha potuto è rimasto a casa. Fortunatamente nulla di tutto ciò è accaduto.

    Era una battaglia vinta in partenza.
    Da settimane sui pali della luce, sulle bacheche delle fermate dell’autobus, ovunque si sostasse erano attaccati volantini di propaganda dei movimenti antifascisti e antinazisti che gridavano a gran voce frasi come: «Salvini, Roma non ti vuole». Immancabile, poi, l’hashtag #MaiconSalvini, sui social network.

    Il leader del Carroccio che, preso il posto di Umberto Bossi, era sceso a Roma probabilmente per aggiudicarsi voti in vista di una futura campagna elettorale, sembra aver fallito. Naturalmente un fallimento che riguarda la manifestazione e non certo la sua persona. Facendosi beffa della crisi che stanno avendo le sinistre in diversi Paesi d’Europa, sembra andare avanti con l’alleanza dei poteri nazionalisti. Col suo fare sicuro, parla alla gente di quel che preoccupa di l’opinione pubblica: le tasse, l’euro, la giustizia per tutti, l’immigrazione. Stereotipi, come quelli che ci ha confermato una delle persone presenti alla manifestazione, Andrea Rapisarda, il cui pensiero leghista ma “indipendente” va a destra. «Mi è piaciuto molto che siano stati chiamati i rappresentanti dei settori lavorativi – ha commentato – c’era il pescatore, c’era il medico, c’era l’agricoltore. Tutti esprimevano i problemi causati dal dopo-Berlusconi».

    Se il fascismo ritorna.
    Tuttavia non sembra impensabile un dibattito sul pericolo che può incontrare la società da un ritorno forzato del fascismo. L’Italia ha ancora le ferite aperte.

    Questo episodio ci ricorda il lungo percorso avviato dai partiti filo-piemontesi alla volta dell’Unità d’Italia che riuscirono a convincere Cavour e infine a persuadere la monarchia sabauda. Ci ricordiamo di quando il fascismo venne legittimato a prendere il potere che fu totale e che distruggeva chiunque ne fosse avverso. Un po’ come allora, metaforicamente parlando, i partigiani di oggi sono i garibaldini di ieri, nell’immaginario collettivo di chi ancora combatte per la libertà.

    Foto: ivg.it

    Print Friendly
    Valentina Tatti Tonni

    Idealista e vagabonda, tende a bruciare le tappe per non annoiarsi, crede di essere in missione per conto dell'opinione pubblica e per questo rincorre la musica, la letteratura, la politica estera, i diritti umani, l'ambiente.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter