23 November 2017
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    Samba, storia di un immigrato a Parigi

    Samba, storia di un immigrato a Parigi è stato modificato: 2015-05-09 di Federico Sanna

    Dopo il successo della commedia Quasi Amici, i registi francesi Eric Toledano e Olivier Nakache si spingono in profondità: Samba è la storia amara di un immigrato catapultato nella borghese Parigi.

    Samba Cissè (Omar Sy) è un immigrato senegalese che vive e lavora a Parigi da dieci anni in attesa della regolarizzazione. In contatto con un’associazione di volontariato che si occupa di consulenze, conosce la volontaria Alice (Charlotte Gainsbourg), una dirigente aziendale che, dopo un esaurimento nervoso causato dall’alienazione lavorativa, si dedica ad attività assistenziali e segue terapie che scongiurino l’insonnia e lo stress. La Questura decide di non rilasciare la carta di soggiorno a Samba e, subito dopo, una sentenza stabilisce che debba lasciare il Paese e ritornare a casa. Samba sceglie di restare a Parigi e di vivere in clandestinità tra lavori saltuari sottopagati e terrore della polizia. La relazione d’amicizia con Alice si intensifica, diventando amore. La situazione di Samba precipita quando una vecchia conoscenza chiede il conto di un errore quasi dimenticato.

    I due mondi.
    Appare chiaro fin da subito come Parigi, una città come tante, sia sostenuta da un equilibrio contraddittorio. Il lavoro dell’immigrato, e spesso la sua partecipazione al bene pubblico attraverso il versamento tributario, convive con il dramma della regolarizzazione, un procedimento burocratico che pertiene alla forma e non al contenuto. Migliaia di immigrati sopravvivono rimbalzando da un lavoro all’altro, scontando la pena dell’irregolarità nell’impiego sottopagato e incostante. La pellicola non mostra l’immigrato che si dedica all’attività illegale, ma la persona che vive il dramma del lavoro dal punto di vista della clandestinità, nel momento in cui la clandestinità non costituisce un problema sociale.

    Samba frequenta un corso di cucina, lavora come lavapiatti presso un ristorante, ma soprattutto vive in Francia da dieci anni. Il rifiuto dell’assegnazione della carta di soggiorno è percepito come una contingenza formale. La sentenza che ordina il rimpatrio di Samba non valuta i fattori soggettivi della sua permanenza sul suolo francese, solo l’applicabilità della legge in base a criteri oggettivi. Quest’oggettività è, però, un paradosso: l’impegno lavorativo di Samba è indiscutibile e costituisce una piccola tessera del puzzle dell’economia francese. L’immagine degli impresari parigini che recuperano manovalanza nei luoghi in cui si raccolgono gli immigrati in cerca di lavoro è molto esplicativa. Le stesse agenzie interinali sono affollate da immigrati. D’altra parte, la maggior parte delle carte di soggiorno sono false e tutti lo sanno.

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    Samba e Alice.
    Il paradosso del rapporto tra società francese e immigrazione si rileva anche nelle relazioni più intime. Alice rappresenta quella borghesia diffusa che trova nell’individualismo e nell’alienazione le sue caratteristiche essenziali. Il ripiego patologico su se stessi, ad esempio nel ricorso al farmaco come rifiuto del fastidioso contatto esterno, cerca disperatamente la soluzione proprio nell’Altro. L’impiego nell’associazione di volontariato non corrisponde a un impegno rivolto alla risoluzione di problemi di natura sociale, ma al superamento dei turbamenti interiori. I sentimenti che Alice prova per Samba sono contaminati dall’egoistica ricerca della soluzione.

    Samba, dal fronte opposto, unisce l’operosità alla necessità personale, che assume diverse forme. L’egoismo di Samba è differente, giustificato dalla problematicità della sua condizione sociale. L’individualismo è l’accorgimento che permette di conservare la salvezza: i rapporti possono rivelarsi nocivi e le amicizie possono tradire. Nonostante la comprensibilità, non è un atteggiamento impermeabile alle critiche: un errore mette in serio pericolo Samba e la sua, pur provvisoria, stabilità. È proprio l’egocentrismo che conduce all’errore, in un mondo che sembra non riconoscere più se stesso, che isola gli individui e costruisce inconsapevolmente il modello di persona indipendente.

    L’ironia.
    I registi sostengono che l’ironia sia lo strumento capace di accorciare le distanze tra gli uomini.  Lo spirito del film si adegua a questa linea di pensiero. Il dramma che vive Samba è addolcito dall’ironia e dalla leggerezza delle situazioni più inaspettate, diventando il veicolo di un messaggio sociale ben definito. Il film non è solo un documento narrativo, è una commedia soft in cui si bersagliano i componenti di una società frantumata. Quale mezzo può avere la stessa efficacia dell’ironia nello smascherare le contraddizioni?

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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