23 November 2017
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    Sartre: l’esistenzialista ribelle

    Sartre: l’esistenzialista ribelle è stato modificato: 2015-04-19 di Cecilia Russo

    Jean-Paul Sartre. Filosofo, letterato, personaggio fondamentale della cultura mondiale, scomparve 35 anni fa.

    A trentacinque anni dalla sua morte è doveroso un omaggio a Jean-Paul Sartre (21 giugno 1905 – 15 aprile 1980). Fu filosofo, romanziere, drammaturgo e polemista il cui obiettivo culturale è stato quello di ricondurre la filosofia ai problemi concreti dell’uomo. Personaggio molto carismatico, nel 1964 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, ma lo rifiutò spiegando che solo dopo la morte fosse possibile esprimere un giudizio sull’effettivo valore di un letterato. Nel 1945 aveva già rifiutato la Legion d’onore e, in seguito, la cattedra al Collège de France.

    La visione filosofica.
    Fondamentale per il pensiero di Sartre è stato lo studio della filosofia di Husserl, da cui prende il concetto dell’intenzionalità della conoscenza, che non è un vuoto contenitore ma un atto che può esistere solo rispetto a una forte relazione con la realtà. In Trascendence de l’Ego (1937) e Être et Néant (1943) spiega alcuni concetti chiave della sua filosofia. Per Sarte è possibile parlare di un umanesimo esistenzialista: l’uomo non ha un’esistenza stabile e deve costruire se stesso in base a un progetto liberamente scelto.

    Non sarà mai possibile, riferendosi a questo autore, separare il piano filosofico e quello letterario: «la forma letteraria si rivela essenziale, non tanto per l’esposizione di un pensiero, quanto piuttosto per la sua elaborazione quando l’espressione concettuale si rivela insufficiente o inadeguata» (Storia europea della letteratura francese, L. Sozzi, Einaudi, vol. 2, 2013).

    La nausea.
    Il suo primo romanzo, La nausea, scritto nel 1938, è un “diario filosofico” del protagonista (Antoine Roquentin) che annota un’esperienza esistenziale e filosofica. Un diario per conoscere il malessere percepito nel rapporto con se stessi e le altre cose. Solo abbandonando lo sguardo filtrato dalle mediazioni e codificazioni culturali, il protagonista avrà la spiegazione del proprio disagio.

    L’incipit del romanzo ben chiarisce la scelta di questa forma di scrittura: «La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciar sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. Bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poiché è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento».

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    Jean-Paul Sartre in Lituania nel 1965 (foto: kvetchlandia.tumblr.com)

    Vivere o raccontare? Questo è il problema.
    Sartre si pone in opposizione a Proust e afferma la necessità di scegliere se vivere o raccontare. In quest’affermazione c’è una critica alla letteratura, che non può raccontare retroattivamente una vita, in quanto l’esistenza si svolge nel presente. La contingenza umana rende impossibile qualsiasi processo di memoria che miri a essere veritiero.

    Per Sartre c’è un non senso nell’esistenza. Sembra persino strana la conclusione di Nausea, nella quale il protagonista, che ha trovato sollievo nel jazz, decide di scrivere un romanzo, un’opera d’arte «dura come l’acciaio». È probabilmente un’evocazione parodica al finale della Recherche di Proust.

    Letteratura, storia e teatro.
    Sebbene Sartre abbia criticato la letteratura è stato proprio lui, tra 1938 e 1939, a far conoscere alcuni autori americani in Francia, perché da lui ritenuti innovativi rispetto a tecniche narrative europee che considerava obsolete.

    In molti dei suoi romanzi successivi l’autore si è interrogato sulla storicità dell’uomo, anche alla luce delle tragiche vicende vissute durante la guerra. Tra essi: L’età della ragione (L’age de raison), 1945, Il rinvio (Le sursis), 1945 e La morte nell’anima (La mort dans l’âme), 1949. Da questo momento in poi sarà per lui impossibile negare quanto l’uomo sia vincolato a processi storici collettivi. Si tratta di mostrare la libertà dell’essere umano nonostante gli eventi politici e sociali che cercano di imporsi.

    Nel celebre saggio Che cos’è la letteratura? (Qu’est-ce que la littérature?), del 1948, si interroga sull’importanza della letteratura impegnata “engagée”, affermando che per lo scrittore è indispensabile prendere posizione rispetto alla società e i suoi accadimenti. A partire da Chemins de la liberté, gli scritti di Sartre saranno soprattutto di carattere teatrale. In Le parole (Les mots) del 1964, anno in cui ha rifiutato il Nobel, Sartre ha scritto la sua autobiografia. Un autore tanto complesso e ricco di sfaccettature può essere compreso appieno solo leggendo le sue stesse parole.

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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