17 October 2017
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    Saviano a Saluzzo: “Conoscere per trasformare”

    Saviano a Saluzzo: “Conoscere per trasformare” è stato modificato: 2015-06-15 di Eleonora Scafaro

    Roberto Saviano è intervenuto al carcere di Saluzzo, per l’iniziativa “Voltapagina”, parlando del suo ultimo libro e della situazione delle carceri italiane.

    Domenica 17 maggio, nell’ambito dell’iniziativa “Voltapagina”, promossa dal Salone del libro di Torino, lo scrittore Roberto Saviano ha incontrato i detenuti del carcere “Rodolfo Morandi” Saluzzo. Un applauso, quasi come un abbraccio ha accolto Saviano che, in punta di piedi e timidamente, ha discusso del suo libro Zero zero zero.

    Le evasioni dei detenuti.
    A fare da scenografia all’incontro, fotografie e ritratti del progetto “Evasioni”, dell’associazione di volontariato Liberi dentro, finestra sulla complessità della realtà carceraria e sulle vite dei detenuti. Immagini di vite che trascorrono dietro alle sbarre, fotografie che, spogliate da ogni pregiudizio e giudizio, si mostrano per quello che sono: crude, a volte tristi, altre ancora piene di tenerezza. Stare rinchiusi non significa smettere di vivere e affrontare la realtà. La realtà piomba addosso come un macigno. Da qui la volontà di raccontare e di raccontarsi, anche attraverso le immagini.

    Ciascuno cresce solo se sognato.
    Si è presentato così, Roberto Saviano, ai presenti all’evento, citando il verso di una poesia del filosofo Danilo Dolci. «Ciascuno cresce solo se sognato»: ogni persona cresce solo se fa parte del sogno di qualcun altro. Affinché una comunità migliori, a volerlo devono essere le stesse persone che ne fanno parte. I l verso di Danilo Dolci ha dato il via alla discussione del libro tra alcuni detenuti e lo scrittore.

    Zero zero zero, libro-inchiesta sul traffico e il consumo della cocaina, è un libro duro, che spiattella in faccia al lettore i cartelli della droga e il traffico di cocaina. Coinvolge. La discussione, durante l’incontro con i detenuti, ha toccato i temi principali affrontati da Saviano nell’opera. La cocaina, ormai, è la droga di tutti. Roberto Saviano ha risposto alle domande dei detenuti affrontando argomenti come il ruolo della scrittura nella conoscenza e la diffusione di alcune problematiche, il flusso di denaro che nasce dalla commercializzazione della cocaina, la legalizzazione delle droghe leggere e la situazione delle carceri italiane.

    Il ruolo della letteratura.
    Scrivere aiuta le persone a capire e a sapere. Il libro però – come ha sottolineato Saviano – arriva in una fase complicata, non abbiamo tempo per leggere e quello che si ha per scrivere deve essere considerato una preziosità. La letteratura accorcia la distanza tra il testo e il lettore. Il lettore è portato a vivere ciò che sta leggendo, la letteratura lo fa essere altrove e gli permette di scoprirsi.

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    Soldi sporchi.
    Il traffico di cocaina porta denaro. Soldi che pesano sulla finanza mondiale. I protagonisti di questa storia – ha spiegato Saviano – sono le banche e le mafie. Non si sono mai amate ma, con la crisi, le banche hanno abbassato le difese per ricevere denaro. Di qualunque tipo esso sia. Questo è un aspetto importantissimo del traffico di droghe ma, invece, si tende sempre a mantenere la discussione su questo argomento a un livello molto basso. Si parla sempre della parte più superficiale, pusher e consumatori, senza porre l’accento sulla finanza.

    Negli Stati Uniti, per esempio, è stato messo in atto un pacchetto legislativo per contrastare il flusso di denaro criminale incassato dalla banche. Ogni banca è stata convocata e messa di fronte a una scelta: o la sospensione dell’attività e il processo oppure il blocco dei flussi di denaro sporco. Ovviamente hanno tutti scelto la prima opzione.

    Di denaro, in Italia, non si parla perché c’è censura e disinteresse. I soldi che coinvolgono il mondo del narcotraffico superano il fatturato di aziende come Shell e Samsung. Il motivo è che con la droga si guadagna, tanto e in breve tempo. Questo mondo non può essere contrastato con la violenza. Nel narcotraffico c’è già, si tende a eliminare i concorrente, ma il problema rimane. I soldi sporchi vengono investiti nel pubblico e nella sanità per guadagnarne altri. Ormai la mafia è parte dello Stato e questo male si deve affrontare con più conoscenza e più analisi.

    La legalizzazione delle droghe leggere.
    Un primo punto di partenza per il contrasto del flusso di denaro sporco è la legalizzazione delle droghe leggere, per quelle pesanti, invece, ci vuole uno Stato molto forte. Il dibattito sulla legalizzazione deve essere affrontato da tutta l’Europa: lo Stato deve investire nel contrasto del narcotraffico per togliere soldi alle organizzazioni criminali. In Colorado, dove le droghe leggere sono state legalizzate, non liberalizzate come in Olanda, il consumo si è dimezzato e sono diminuite le morti per droga perché c’è maggiore controllo.

    Una parte della pubblicità sulla legalizzazione, secondo Saviano, è sbagliata, perché induce al consumo. Bisogna raccontarne il percorso, gli effetti e la devastazione fisica che il consumo porta con sé. «Bisogna guardare dentro l’abisso, a quel punto l’abisso guarderà dentro di te», ha riassunto lo scrittore. La corruzione, inoltre, è un meccanismo vincente del mercato della droga. La vera estorsione fornisce una serie di servizi che lo Stato o non dà, oppure dà in tempi lunghissimi. È più facile, quindi, comprare, anche illegalmente, un pacchetto di servizi che dà una serie di vantaggi: la visita dal primario migliore in poco tempo, il posto di lavoro, il voto di scambio.

    Le carceri italiane: trasformare, non punire.
    Dalla corruzione, poi, Roberto Saviano, sollecitato dalla domanda di un detenuto, volge la discussione sulle carceri italiane. Anche in questo caso lo scrittore ha parlato sinceramente. L’unica strada, secondo lui, è quella di portare le carceri italiane ad agire sulla trasformazione, non sulla punizione. Questo, però, in Italia non è possibile. A carceri infernali corrispondono governi infernali. Nelle fasi di crisi economica è ancora più difficile cambiare le cose perché le persone provano rabbia che riversano su chi sbaglia. «Se sbagli, devi essere punito», è questo che oggi si sente dire molto spesso, ma bisogna conoscere il problema e affrontarlo. La via è conoscere per trasformare.

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    Eleonora Scafaro

    Giornalista, collabora con diverse testate giornalistiche, cura una rubrica legata al territorio tra enogastronomia, cultura ed economia. Occhi aperti sul mondo, si occupa di Medio Oriente, criminalità organizzata e politica. Nel passato ha lavorato all'ufficio stampa del comune di Alessandria, appassionata di cinema, letteratura, viaggi e cucina, ha un blog dove rivisita ricette della tradizione piemontese, campana ed emiliana in chiave ironica.

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