21 September 2017
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    Shit and Die, il ritorno di Cattelan alla curatela

    Shit and Die, il ritorno di Cattelan alla curatela è stato modificato: 2014-12-26 di Davide Gambaretto

    “Shit and Die” è la mostra curata da Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini, come progetto laterale di Artissima 2014. Inaugurata il 5 novembre a Palazzo Cavour, Torino, sarà possibile visitarla fino all’11 gennaio 2015. 

    Le pareti dello scalone di Palazzo Cavour completamente rivestite di banconote da un dollaro (opera di Eric Doeringer). Un’enorme piattaforma di legno sovrasta la terra nuda, dentro la quale cinque tele bianche stanno lentamente marcendo, “decorate” da muffa e batteri (Davide Balula). I famosi “Tappeti Stesi” di Aldo Mondino. La forca di Torino, prestito del museo Cesare Lombroso. L’immaginaria ricostruzione dello studio di Camillo Benso, avvolta nel cellophane come fosse la scena di un crimine. Questi sono solo alcuni dei lavori scelti da Maurizio Cattelan, Myriam Ben Salah e Marta Papini per la mostra “Shit and Die”, inaugurata a Torino lo scorso 5 novembre.

    «Il titolo l’abbiamo preso in prestito da un lavoro di Bruce Nauman del 1984: “One Hundred Live and Die”. Non è stato scelto con intenti provocatori, anzi. Per noi queste tre parole hanno un qualcosa di incredibilmente poetico; riescono a sintetizzare la vita dell’uomo, attraverso due delle poche certezze che gli restano». Maurizio Cattelan racconta la sua nuova esperienza da curatore – dopo quella alla Biennale di Berlino del 2006, in compagnia di Massimiliano Gioni e Ali Subotnik – descrivendo la mostra come un viaggio privo di scopo, che non pretende di rivoluzionare il concetto di curatela o di esposizione. Siamo di fronte a un semplice racconto per immagini che pone al proprio centro la città Torino, il suo glorioso passato e il suo presente incerto.

    La mostra: gli operatori culturali come “motori di ricerca”.
    “Shit and Die” si inserisce all’interno di “One Torino”, progetto collaterale organizzato da Artissima, arrivato quest’anno alla sua seconda edizione. Si tratta di un’iniziativa che serve a estendere il concetto di mostra al di fuori dello spazio fieristico e il nome di Maurizio Cattelan è stato il jolly che Artissima ha voluto spendere per far parlare di sé e catturare l’attenzione del pubblico internazionale. Da parte sua, Cattelan – in pre-pensionamento artistico già da qualche anno – ha voluto mettersi in gioco in una veste a lui non troppo abituale perché, come dice sempre, adora tenere i piedi in molte scarpe e non sopporta le etichette professionali.

    Tralasciamo per un istante le sterili (e inutili) polemiche politiche, sorte attorno alla mostra nei giorni scorsi, per concentrarci sul suo lato più artistico. Nell’idea dell’artista padovano e delle sue due co-curatrici, “Shit and Die” si sviluppa come un piccolo bazar dove lo spettatore rimane completamente sopraffatto dalle opere d’arte e dove si lascia guidare dalle stesse. Sette sezioni che hanno un legame arbitrario con la città di Torino – dal processo di produzione all’amore per il collezionismo, dal feticismo per gli oggetti fino ad arrivare alla celebrazione di alcuni dei suoi cittadini eccellenti – da cui poi si dipana un ammassarsi di opere, installazioni e lavori che espandono queste tematiche. Perfino la sezione “Double Trouble” (che potremmo superficialmente etichettare come la “sezione erotica”) nel suo essere ovvia e scontata rappresenta al meglio questa idea. Ovviamente si strizza l’occhio al consumismo contemporaneo e alla generazione internet: tutta questa abbondanza di lavori – e il modo in cui questi ultimi vengono esposti – vuole rispecchiare il fruire mediale a cui noi siamo ormai fin troppo abituati. Internet ci ha allenato a visionare passivamente migliaia di contenuti ogni giorno; solo quello che riteniamo davvero interessante verrà approfondito successivamente.

    Proprio in questo senso si sviluppa la mostra. L’abbondanza ci inebria, ci distrae: quando entriamo nella sala dove è esposta la video-installazione dell’artista israeliano Guy Ben-Ner quasi ci dimentichiamo di quello che le sta intorno; quasi non ci accorgiamo della fedele riproduzione di “Talponia”, l’unità abitativa realizzata dalla Olivetti, negli anni ’70, per i suoi dipendenti. La nostra attenzione è ormai completamente assorbita dal medium televisivo. Nel grande mercato artistico rappresentato da “Shit and Die”, gli operatori culturali, fungono da “strilloni” che cercano di fare luce sull’infinità di opere proposte, spiegandone i legami interni e i motivi per cui sono state inserite in mostra. Se volessimo continuare con il paragone di Internet, gli operatori culturali potrebbero essere descritti come dei “motori di ricerca” che ci permettono di approfondire le sezioni, le stanze, o semplicemente le opere che più ci attraggono.

    Accumulare per destrutturare.
    La forza di Maurizio Cattelan è sempre stata quella di comprendere il mondo che gli sta intorno. Riferimenti sociologici o di semplice cultura pop vanno a braccetto con la voglia di destabilizzare l’osservatore, con il colpo di scena e con il ribaltamento della realtà. In “Shit and Die” ritroviamo queste tematiche, declinate sotto forma di mostra. Si vuole accumulare per destrutturare, ponendo lo scheletro del professor Giacomini vicino ai ventilatori di Roman Singer e al murales pseudo-bizantino di Stelios Faitakis. Nella suggestiva cornice di palazzo Cavour, opere d’arte contemporanea tracciano un percorso – pare un termine abusato ma, mai come in questo caso, il termine ‘esperienza’ trova la sua giusta dimensione – che vuole, prima di ogni altra cosa, affascinare lo spettatore e farlo riflettere su Torino; sui suoi fasti passati, i suoi difetti e i suoi segreti. Tutto in maniera deliberatamente – e squisitamente – superficiale.

    Foto: artslife.com

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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