17 December 2017
    ross_ulbricht_silk_road

    Silk Road, il fondatore rischia l’ergastolo

    Silk Road, il fondatore rischia l’ergastolo è stato modificato: 2015-02-05 di Paolo Morelli

    Il più grande marketplace della droga sul web, Silk Road, è stato chiuso. Il suo fondatore, Ross Ulbricht, rischia l’ergastolo.

    Silk Road è forse il più grande marketplace della droga sul web, o almeno il più noto. Per accedervi, è necessario entrare nel cypher web, quell’immenso universo nascosto di Internet (detto anche, più genericamente, deep web) che può essere esplorato solo con una navigazione anonima e protetta. Grazie a browser come Tor (versione modificata di Mozilla Firefox), ad esempio, è possibile navigare nel deep web e accedere a siti come Silk Road, sul quale è possibile acquistare ogni genere di droga e riceverla comodamente a casa, in ogni parte del mondo. Una vera rivoluzione per lo spaccio che da anni è sotto la lente d’ingrandimento delle maggiori autorità di legge del mondo, soprattutto quelle degli Usa.

    L’arresto di Ross Ulbricht.
    Nell’ottobre del 2013, Ross Ulbricht, il fondatore di Silk Road, è stato arrestato mentre l’Fbi ha chiuso il sito. Dopo qualche tempo, però, Silk Road ha ripreso a funzionare. I pagamenti avvenivano in bitcoin, la moneta elettronica che garantisce l’anonimato nelle transazioni online, in un sistema perfetto che avrebbe consentito a Ulbricht di incassare, stando alle autorità federali, qualcosa come 18 milioni di dollari a partire dal 2011, anno della fondazione di Silk Road. Ma la piattaforma, in realtà, riusciva a veicolare cifre di oltre 100 milioni di dollari.

    La condanna.
    Ulbricht, ieri, è stato giudicato colpevole di ben sette capi di imputazione, ora rischia l’ergastolo. Si va dal traffico di droga al riciclaggio di denaro, ma la questione, in realtà, è un’altra. L’organizzazione che gestisce Silk Road non era e non poteva essere formata da una sola persona, lo dimostra il fatto che il marketplace ha ripreso a funzionare poco tempo dopo la “chiusura” da parte dell’Fbi. Perché nel deep web il problema non è tanto quello di chiudere un sito, ma controllare che non riapra. Capire in quale zona del mondo siano localizzati i server che ospitano una piattaforma web è un rebus che nemmeno gli hacker di Anonymous riescono, talvolta, a risolvere. Lo dimostra la guerra alla pedopornografia che gli hacktivisti portano avanti imperterriti – a ondate – da diversi anni e che, con un semplice giro turistico nel deep web, si scopre essere tutt’altro che vinta.

    Tutti gli altri Ulbricht.
    Come sottolinea Carola Frediani su Twitter, colpire Ulbricht in maniera così dura (per quanto si tratti, a tutti gli effetti, di un’organizzazione dedita al traffico di droga, quindi criminale), non risolverà il problema. La vera domanda è: come è possibile che si possa spedire droga via posta da e verso ogni parte del mondo senza che nessun controllo riesca a intercettarla? Perché il successo di Silk Road sta proprio nella comodità e nella riservatezza dello spaccio. Non c’è più bisogno di uscire di casa e andarsi a infilare in vicoli malfamati, magari rischiando la pelle o il portafogli, per recuperare qualche grammo di cocaina o simili. Con qualche clic – e un minimo di conoscenze informatiche – si può ordinare online e ritirare una dose direttamente da un inconsapevole postino. Ci sono tanti altri Ulbricht sparsi per il web (e per il deep web) che sono pronti a ripercorrerne le gesta, è impensabile credere che con la sua condanna si possa risolvere il problema di Silk Road.

    Non solo Silk Road.
    Prima di pubblicare questo articolo abbiamo fatto un giro su Tor. Silk Road non è più accessibile, almeno dai link conosciuti, ma in compenso abbiamo trovato un’altra quindicina di marketplace molto simili, inseriti nell’apposita categoria “Marketplace Drugs” da parte di alcuni siti di indicizzazione. Ce n’è uno che si chiama “Peoples Drug Store” che promette, in home page, «eroina che arriva direttamente dall’importatore, senza intermediari». Vuoi mai che ti freghino.

    Foto: coindesk.com

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter