25 June 2017
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    Sinodo, il cambiamento che non c’è

    Sinodo, il cambiamento che non c’è è stato modificato: 2014-10-24 di Paolo Morelli

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    Era iniziato con un’aria di rinnovamento, poi l’ultimo Sinodo, su unioni gay, divorziati e utero in affitto, non ha cambiato niente. Però qualcosa sembra muoversi lo stesso.

    Sembrava che la Chiesa potesse compiere un passo storico, ma non è stato così, o meglio, non è stato completamente così. Il fatto che nel Sinodo, chiuso in questi giorni, si fosse discusso delle unioni gay e della concessione dei sacramenti ai divorziati rappresenta, di per sé, un’apertura insperata. Il problema è che alla conclusione della maxi riunione (con 253 partecipanti) ha prevalso la linea conservatrice.

    Questo Sinodo sancisce la sconfitta, almeno per ora, del fronte progressista guidato dal Papa, che già nel Concistoro di febbraio aveva promosso delle aperture sul tema della famiglia. Anche se l’approvazione della Relatio finale, che respinge le proposte progressiste, è passata per il rotto della cuffia.

    Il divorzio.
    Nel documento finale, la Relatio Synodi, che di fatto detta le linee di pensiero della Chiesa di Roma, si legge, a proposito dei divorziati: «Diversi padri sinodali hanno insistito a favore della disciplina attuale, in forza del rapporto costitutivo fra la partecipazione all’eucaristia e la comunione con la Chiesa e il suo insegnamento sul matrimonio indissolubile». La porta, comunque, resta socchiusa: «Va ancora approfondita la questione, tenendo bene presente la distinzione tra situazione oggettiva di peccato e circostanze attenuanti».

    Unioni gay e utero in affitto.
    L’argomento più scottante è quello delle unioni omosessuali e della procreazione. Concedere o no agli omosessuali gli stessi diritti degli eterosessuali? Sembra un discorso vecchio di decenni, ma per la Chiesa rappresenta un’apertura incredibile già solo aver portato una discussione del genere in un Sinodo. «Non esiste fondamento alcuno – si legge nella Relatio Synodi – per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Poi però si aggiunge: «Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione».

    La posizione più radicale è, però, quella sull’utero in affitto, naturalmente contraria. «Rischiamo – ha commentato il Cardinale di Milano, Angelo Scola – di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi. E non sappiamo dove si andrà a finire». Ha poi invitato gli studiosi dell’Accademia ambrosiana ad approfondire il tema, che starebbe diventando «il problema antropologico numero uno».

    Il rinnovamento nelle parole, non ancora nei fatti.
    Il Sinodo non ha cambiato niente. La Chiesa è ancora contraria alle unioni omosessuali, alla riammissione dei divorziati e alla maternità surrogata. Però il caos che si è verificato all’interno di questo Sinodo è indice di una possibile spaccatura nella Chiesa, divisa tra il fronte conservatore e il fronte progressista. Come scrisse lo stesso Papa Francesco nella Evangelii gaudium, «il tempo è superiore allo spazio». Se il cambiamento è in atto, ammesso che lo sia, ci vorrà ancora parecchio tempo prima di poterne vedere gli effetti.

    Il Santo Padre è paziente e convinto, ma per adesso ci sono aperture fatte di parole e promesse, mentre nella realtà delle cose possiamo rilevare una significativa presa di posizione sulla lotta alla pedofilia. Questa non attiene ai principi della Chiesa cattolica, sebbene possa rappresentare un incoraggiante segnale di cambiamento nell’istituzione più antica – e forse più rigida – del mondo. Come spiega Sandro Magister sull’Espresso: «Sull’omosessualità come sul divorzio e le seconde nozze, il nuovo verbo riformatore comunque immesso nel circuito mondiale dei media vale più del favore effettivamente raccolto tra i padri sinodali».

    Per approfondire:

     

    Foto: korazym.org

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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