26 May 2017
    carceri

    Sistema penitenziario, torna il Modello Piemonte?

    Sistema penitenziario, torna il Modello Piemonte? è stato modificato: 2015-06-15 di Redazione

    Le carceri italiane sono spesso sinonimo di “sovraffollamento”, ma il problema rischia di lasciare in secondo piano gli sforzi per garantire uno dei diritti fondamentali dei detenuti: quello alla riabilitazione.

    La conferenza stampa “Carceri, Modello Piemonte”, che si è svolta ieri a Palazzo Lascaris (sede del Consiglio regionale del Piemonte) è stata un’importante occasione per esporre le attività promosse dalle realtà piemontesi, istituzionali e non, che operano in ambito penitenziario sul territorio piemontese e nazionale. All’evento, promosso e coordinato da Bruno Mellano, Garante regionale dei detenuti, e presieduto da Mauro Laus, Presidente del Consiglio regionale, hanno partecipato associazioni e fondazioni.

    Il dibattito sul sistema italiano, dall’indulto del 2006 al decreto “svuota carceri”, è monopolizzato dalla problematica del sovraffollamento, aspetto di primaria importanza che ostacola però una riflessione più equilibrata sul quadro detentivo italiano e sui diritti dei detenuti: tra tutti, quello alla riabilitazione.

    Un punto di riferimento per i diritti dei detenuti.
    Il Garante regionale dei detenuti è un’istituzione prevista dal decreto “svuota carceri” del 2014 per adeguare l’Italia alla sentenza pilota europea del 18 gennaio 2013, la cosiddetta “sentenza Torreggiani”, che impone l’adozione di misure compensative alla generale crisi del sistema penitenziario italiano.

    Mauro Laus ha sottolineato: «Il Garante non è una figura simbolica, ma una realtà operativa con cui abbiamo l’ambizione di tenere la luce sempre accesa sulle condizioni di vita nelle nostre carceri». La situazione piemontese è favorevole per rafforzare la collaborazione tra regione, realtà locali e associazioni. Al 30 settembre la popolazione all’interno delle 13 carceri piemontesi era di 3551 detenuti, a fronte di una capienza massima di 3833 posti (cui vanno sottratti 167 posti al momento non usufruibili). È il momento di coordinare politiche che superino il problema del sovraffollamento e si occupino di rieducazione e inserimento lavorativo, quelle “buone pratiche” di cui il Piemonte può farsi promotore anche a livello nazionale.

    Dino Tessa, della fondazione “Casa di Arti e Mestieri”, ha ribadito come il Piemonte sia stato un modello in questo senso: unica regione ad aver finanziato con continuità la formazione all’interno delle mura del carcere, prima a inserire detenuti nel mondo del lavoro. L’istituzione del Garante sembra un passo decisivo per riportare il modello piemontese all’eccellenza del recente passato.

    Fare impresa in carcere.
    La cooperativa Pausa Caffè è stata ben illustrata da Bruno Mellano. Le sue attività comprendono il reinserimento sociale e lavorativo di detenuti delle case circondariali di Torino e Saluzzo (Cn). Il reinserimento lavorativo introduce, poi, un’interessante novità: si può fare impresa nelle carceri, promuovendo l’outsourcing di servizi come la mensa a realtà che garantiscano l’assunzione di detenuti e che ne seguano lo sviluppo sociale e professionale.

    In questo senso opera la cooperativa Ecosol, che ha ideato un servizio di catering di qualità, Liberamensa, con particolare attenzione nell’utilizzo delle materie prime, coinvolgendo laboratori artigianali e producendo tutto nella casa circondariale “Lorusso e Cotugno” di Torino. Queste iniziative, tutt’altro che esperimenti, dimostrano che è possibile sgravare le amministrazioni da servizi costosi, con un risparmio cospicuo, e al contempo promuovere la riabilitazione.

    I diritti.
    L’associazione Antigone, con Claudio Sarzotti, ha raccontato l’attività dell’Osservatorio sulle carceri che, giunto al decimo rapporto, monitora lo stato del sistema penitenziario italiano. Dal 1998 è autorizzata dal Ministero di Grazia e Giustizia a visitare i centri di detenzione italiani, segnalando e promuovendo campagne di sensibilizzazione e, ultimamente, svolgendo opera di intermediazione tra detenuti e amministrazione nei casi più delicati. È stata importante l’esperienza dell’associazione nel caso degli incidenti accaduti al carcere di Ivrea domenica scorsa. La sfida, secondo Sarzotti, è allargare i confini del dibattito. La rieducazione, la riabilitazione sociale e l’inserimento lavorativo non sono solo un problema giuridico o amministrativo, ma investono la società intera che ha il dovere di tendere la mano a chi ha intenzione di riscattare il proprio passato.

    Dal 2003, l’Osservatorio coordina le attività dell’Osservatorio Europeo, organismo indipendente che funge da organismo di monitoraggio delle condizioni di detenzione di circa 600 mila persone e opera in 9 paesi. Il sostegno alla rete di realtà locali che già operano dentro e fuori le mura del carcere, l’attenzione alle nuove opportunità offerte dall’economia d’impresa, l’attenzione alla rieducazione – insomma il recupero del “Modello Piemonte” – possono essere d’aiuto per le politiche penitenziarie in Italia e nell’Unione Europea.

    Le iniziative sul territorio.
    Fino al 5 ottobre a Saluzzo, presso “La Castiglia”, il cui edificio non a caso è stato il primo carcere moderno italiano durante la seconda metà dell’800, sono previsti momenti di formazione per nuovi volontari dell’associazione Antigone. Il Consorzio di Società Cooperative Sociali propone invece, il 5 ottobre ad Alba, un mercato di prodotti dal carcere e dai terreni confiscati alla mafia. Un cenno merita sicuramente il vino VALELAPENA!, prodotto all’interno della casa circondariale di Alba con l’aiuto di SlowFood. L’evento si svolgerà in concomitanza con la fiera del Tartufo e avrà l’intento di stimolare positive ripercussioni economiche e sociali sulla comunità locale.

    La “Casa di Arti e Mestieri” organizza per l’8 ottobre 2014, presso Il Museo del Carcere “Le Nuove”, in via Borsellino 3 a Torino, una giornata di incontri per condividere il bilancio di 40 anni di esperienza e riflettere sui nuovi obiettivi che il sistema penitenziario odierno impone. Il 20 ottobre, infine, Ecosol organizza una “cena stellata” presso la casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.

    Simone Li Gregni

    Foto: associazioneaglietta.it

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