19 October 2017
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    Snowden: “NSA? Interverrà la Corte Suprema”

    Snowden: “NSA? Interverrà la Corte Suprema” è stato modificato: 2014-10-23 di Alessandro Porro

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    Snowden: «Su NSA interverrà la Corte Suprema». Denuncia falle su Facebook, Google e Dropbox e aggiunge «Investire nella sorveglianza toglie soldi alla sicurezza, come è accaduto alla Maratona di Boston».

    Edward Snowden è tornato a parlare in pubblico. Esiliato volontariamente a Mosca per sfuggire alla cattura negli Usa, la Gola Profonda della NSA (L’agenzia statunitense per la sicurezza nazionale) ha risposto in videoconferenza a diverse interviste riportando l’attenzione sui pericoli che possono derivare dalla condivisione di dati sensibili in rete e soprattutto attraverso i social network. Il ritorno in pubblico coincide con l’uscita del film-documentario di Laura Poitras, Citizen Four, che ricostruisce l’intera vicenda dell’ex tecnico informatico della NSA, diventato il nemico pubblico numero uno per gli Stati Uniti in seguito alle sue rivelazioni.

    La Corte Suprema potrebbe intervenire contro l’NSA.
    Intervistato dalla giornalista del New Yorker, Jane Mayer, Snowden ha preannunciato che la Corte Suprema statunitense sarebbe orientata a dichiarare incostituzionali le pratiche utilizzate in questi anni dalla NSA per raccogliere i cosiddetti metadata personali (in informatica i metadata sono dati o formati usati per descrivere risorse in maniera strutturata e standardizzata, per agevolare la scoperta e l’uso di tali informazioni). Snowden ha poi invitato tutti a cancellarsi da Dropbox, Google e Facebook. Un invito esagerato? Niente affatto, nemmeno 24 ore dopo l’ammonimento di Snowden un’organizzazione di hacker ha violato 7 milioni di account Dropbox chiedendo un riscatto in Bitcoin per non rivelare e-mail e password personali. L’azienda prima ha negato di aver subito un attacco informatico, poi ha spontaneamente modificato le parole di accesso agli account.

    Gran Bretagna come gli Usa.
    Subito dopo Snowden è intervenuto, in videoconferenza, ad un evento organizzato dal quotidiano britannico The Guardian. Avendo di fronte i sudditi di Sua Maestà, l’informatico ha offerto un significativo parallelo tra il modus operandi della NSA e quello del GCHQ, una delle agenzie di sicurezza e intelligence della corona inglese. Mentre negli Stati Uniti vi sono leggi costituzionali che impediscono anche solo il passaggio al Congresso di una legge che ponga limiti o impedisca la sorveglianza di massa, in Gran Bretagna non esistono leggi costituzionali simili ma esiste un sistema di regole e limiti che di fatto non funziona. Il GCHQ e le altre agenzie di intelligence britanniche hanno carta bianca per scandagliare qualsiasi informazione o dato riguardante la popolazione o i singoli.

    Queste agenzie possono agevolmente raccogliere qualsiasi informazione che interessi loro, inclusi gli “arretrati”, vale a dire pacchetti di dati riguardanti i 5 anni precedenti l’indagine. Attraverso i metadata possono risalire alle persone con cui c’è stata una conversazione telefonica, ai luoghi visitati semplicemente analizzando le celle telefoniche e a tutta una serie di dati sensibili e personali. E nonostante il governo si affanni a specificare che questi dati vengono raccolti ma non utilizzati a meno che non si presenti un reale bisogno, e che non verranno divulgati ma protetti, si tratta comunque, secondo Snowden, di un’aperta violazione del diritto alla privacy. Come a ribadire che George Orwell aveva visto tutto, con 66 anni di anticipo.

    Pressioni sul Guardian e su Glenn Greenwald.
    Chiudendo l’intervista al Guardian, Snowden ha auspicato che laddove gli stati non riescano a garantire la privacy sia la tecnologia a farlo, creando dispositivi e politiche che tutelino realmente i dati delle persone. Intervenuto poi a una conferenza dell’Ordine dei giornalisti britannici, Snowden ha riportato l’attenzione sulla protezione dei dati e delle fonti giornalistiche. In particolare l’informatico statunitense ha riportato l’esempio di quanto accaduto al giornalista del Guardian Glenn Greenwald, cui lo stesso Snowden si rivolse per rivelare al mondo documenti e procedure segrete dell’NSA; il marito di Greenwald, David Miranda, è stato infatti arrestato e tenuto in custodia per 9 ore in ottemperanza, secondo quando riferito dalle autorità, alla legge sull’anti-terrorismo.

    Il Guardian inoltre è stato costretto a distruggere del materiale su pressione del governo britannico. Nelle ultime settimane poi la facilità con cui la polizia britannica riesce ad accedere a metadati telefonici e telematici ha sollevato nel Regno Unito un polverone che ha costretto il governo a prevedere un’autorizzazione giudiziaria per accedere ai metadata dei giornalisti. Nessuna tutela invece per tutti gli altri cittadini. Snowden ha definito queste politiche come una nuova forma di sorveglianza di massa e violazione dei diritti individuali che si verificano in tutti i governi liberali e democratici, dove mai i cittadini lo riterrebbero possibile.

    ???????????????????????????????«Investire nella sorveglianza toglie soldi alla sicurezza».
    L’ultima intervista, rilasciata a Larry Lessig, docente di giurisprudenza alla facoltà di Harvard ed esperto in questioni di privacy e copyright è la più agghiacciante. Snowden ha definito l’attacco terroristico della Maratona di Boston come l’esempio più chiaro di come la sorveglianza di massa finisca per penalizzare il lavoro di sicurezza nazionale distraendo risorse importanti. I governi, conclude Snowden, sorvegliano tutti i cittadini nella remota ipotesi che possano fare qualcosa anziché controllare pochi e specifici individui per i quali sussistono realmente motivi di indagine.

    Foto in copertina: venturebeat.com

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    Alessandro Porro

    Giornalista dal 2007, laureato in giurisprudenza, ha collaborato per anni con un giornale torinese e con diverse testate online. Appassionato di Francia e questioni francesi in generale.

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