16 December 2017
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    SocialFare®, l’innovazione sociale si moltiplica

    SocialFare®, l’innovazione sociale si moltiplica è stato modificato: 2015-04-27 di Paolo Morelli

    Don Danilo Magni racconta la “sua” SocialFare®: un moltiplicatore per le imprese sociali, le persone e la comunità.

    L’innovazione sociale è fatta anche di persone che mettono a disposizione la propria esperienza e il proprio impegno per aiutare altre realtà, sempre nel campo sociale, a innovare. È questo l’intento di SocialFare®, un’impresa sociale che, come spiega il suo fondatore e presidente, don Danilo Magni, «ha lo lo scopo di aggregare tutti i partner che, collaborando, generano nuove idee per rispondere ai bisogni delle persone, in termini di servizi e di prodotto».

    Don Danilo Magni lavora al Collegio Artigianelli di Torino (corso Palestro, 14), un centro che si occupa di formazione e avviamento al lavoro, con diversi progetti che coinvolgono anche il carcere minorile della città, il “Ferrante Aporti”. La sua idea, che si è concretizzata due anni fa con SocialFare®, è quella di creare rete, condividere conoscenze e impulsi per migliorare la vita delle persone e, soprattutto, fare impresa. Nel campo sociale, al giorno d’oggi, è una vera sfida.

    Per una nuova economia.
    L’economia sta cambiando e si sta scontrando con un sistema lacerato dalla crisi, che ha scoperto negli ultimi anni tutti i propri limiti. Servono nuove idee e strumenti per invertire la rotta. «Vogliamo offrire un nuovo impatto sociale dentro una nuova economia – ha spiegato don Danilo Magni – perché il cambiamento in atto porta verso un’economia partecipata. Prima della nascita di Social Fare, nel 2013, abbiamo pensato di impegnarci nel creare dei segni in controtendenza rispetto all’occupazione».

    Danilo-Magni

    Don Danilo Magni.

    Il moltiplicatore.
    L’idea non è nuova ma, come stiamo notando sempre più spesso nelle realtà sociali in crescita sul tessuto urbano, riprende concetti tradizionali e oggi tralasciati. «Per contribuire al cambiamento – ha precisato don Danilo – non serve avere un’impresa che si occupi solo del proprio ambito di lavoro, ma deve diventare un moltiplicatore insieme ad altri soggetti». SocialFare® è questo, un moltiplicatore. Un aggregatore di idee ed esperienze che raccoglie le imprese sociali torinesi e le mette in relazione tra loro, offrendo suggerimenti ma soprattutto la possibilità di creare una rete. «Ci sono esperienze che stanno nascendo in questi anni – ha continuato don Danilo – e che affrontano nuove sfide sociali con un approccio nuovo, questo ha generato effetti positivi per l’inclusione delle persone e l’aggregazione sociale, creando occasioni di lavoro e impresa».

    Nel concreto, però, che vuol dire esattamente “moltiplicare”? «Fare in modo – ha raccontato don Danilo – che i semi “virtuosi” non siano solo un modello, ma diventino un sistema. Noi italiani abbiamo una meravigliosa tradizione nel saper fare comunità e cooperazione, ma a un certo punto della nostra storia non siamo più stati capaci di innovare». L’apertura al territorio è “sociale” nel momento in cui il profitto, obiettivo ultimo delle principali attività economiche, passa in secondo piano. «L’impresa sociale – chiarisce, infatti, don Danilo Magni – non si occupa solo di tematiche sociali. Ci possono essere imprese che si occupano di tutt’altro ma reinvestono gli utili nell’impresa stessa o in altre imprese sociali. Questa è una tipologia di fare impresa». Non significa, però, che i soci debbano rimetterci. «Tolto il guadagno del loro lavoro – ha aggiunto – reinvestono nell’impresa gli utili rimasti, questo è un altro elemento di moltiplicazione. Se l’impresa funziona crea altri posti di lavoro».

    L’educazione.
    L’opera di SocialFare® è anche educativa e verte su alcuni punti cardine: promuovere la diffusione e la conoscenza dell’impresa sociale, sviluppare nuovi modelli di welfare, lavorare attorno alla conoscenza e all’educazione. «Spesso e volentieri – ha spiegato don Danilo – si dice ai giovani “dovete diventare imprenditori di voi stessi”, ma cosa vuol dire? Noi insegniamo loro come ci si prepara a diventare adulti nel mondo del lavoro».

    Due casi di successo.
    Questa è la teoria, ora passiamo alla pratica, con due esempi “di successo” che don Danilo Magni ricorda con piacere. Il primo è la Dinamo Coop, impresa sociale multiservizi di Torino. È composta da un consiglio direttivo e diversi “rami” nei settori più svariati, dalle pulizie alla falegnameria, dalle decorazioni al catering. «Ciascuna delle aree – ha spiegato – deve essere autonoma dal punto di vista della sostenibilità economica. Se cresce sul mercato diventa uno “spin-off” della cooperativa, se invece va male si chiude senza fare andare a fondo tutto il resto».

    L’altro esempio è molto più “local” e si chiama Pasticceria del Borgo, in zona Borgo Vittoria (periferia nord di Torino). «Il titolare – ha raccontato don Danilo – stava pensando di abbandonare l’attività e dedicarsi ad altro. Alcune persone del quartiere e altri commercianti hanno pensato: “Se il quartiere perde un’attività commerciale è un problema di tutti noi”. Ciascuno di loro ha acquistato una quota dell’1% dell’impresa, dando vita a una nuova società dentro la quale partecipano disoccupati, semi-occupati e commercianti con negozi vicini».

    Vincere con la comunità.
    La comunità è ancora una volta centrale e vincente, un “valore aggiunto”, che può sopperire alle mancanze del pubblico. «Si genera economia a beneficio della collettività e della cittadinanza – ha commentato don Danilo – e vengono fuori delle risorse che riducono il gap creato dalla riduzione degli investimenti pubblici. Il dibattito sulla Social innovation, in Italia, è ancora indietro, sebbene la Camera abbia di recente approvato un testo base sulla riforma del terzo settore. È un passo in avanti perché servono leggi più chiare in materia». Superare l’individualismo, tornando “indietro” al concetto di comunità, è la sfida più ardua dell’innovazione sociale.

    Foto: per gentile concessione di SocialFare®

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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