26 April 2017
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    Social street a Torino, i primi passi

    Social street a Torino, i primi passi è stato modificato: 2015-02-06 di Paolo Morelli

    Il fenomeno della social street è nato a Bologna nel 2013, oggi coinvolge oltre trentamila persone nel mondo.

    I piani per la realizzazione della social street in zona Vanchiglia, a Torino (dovrebbe coinvolgere, principalmente, via Santa Giulia) proseguono, la scorsa settimana si è arrivati al primo incontro promosso dall’associazione Eco dalle Città – con il sostegno della Compagnia di San Paolo – che ha messo intorno a un tavolo una quindicina di persone. Gli obiettivi toccano due tematiche: il riuso e il riciclo dei generi alimentari, il monitoraggio delle attività commerciali della zona per evitare gli sprechi. Stanno nascendo le prime sinergie, con l’interesse dell’Associazione “Nessuno è straniero” e del Comitato di Quartiere Vanchiglia.

    Sinergie in zona Vanchiglia.
    «C’è la volontà di collaborare in maniera attiva per aiutare la social street
    – ha commentato Angela Conversano, tra gli organizzatori dell’iniziativa e membro di Eco dalle Città –, è uno spunto per creare legami tra le persone nel quartiere». Il terreno è fertile e ci sono già attività affini alla social street, come quelle portate avanti dall’Associazione “Nessuno è straniero”, organizzazione no profit con sede in Vanchiglia che raccoglie cibo e abiti da distribuire alle famiglie più disagiate. La rete di contatti con i commercianti permette di “salvare” il cibo invenduto dalla spazzatura, facendolo arrivare nel piatto dei più bisognosi, con l’obiettivo principale di evitare gli sprechi e rispettare l’ambiente. Nell’operazione è inclusa anche la zona di San Salvario.

    Le social street in Italia e nel mondo.
    Il concetto di social street non è nuovo in Italia e nasce nel 2013, quando Federico Bastiani creò su Facebook il gruppo “Residenti in via Fondazza – Bologna”, che aveva lo scopo di aggregare gli abitanti dello stesso quartiere per scambiare idee e costruire relazioni, al fine di realizzare progetti comuni. Da allora, il fenomeno ha preso piede ed è tuttora in ascesa perché riporta i cittadini al concetto originale di comunità. In un periodo storico segnato dall’individualismo e dalla scarsità di risorse, la collaborazione può essere la strategia vincente per risolvere problemi comuni. Oggi, nel mondo si contano più di 360 social street che coinvolgono circa trentamila persone. Di queste, 330 sono in Italia. Si nota l’evidente ruolo inclusivo di Facebook, utilizzato come luogo di comunicazione e ritrovo privilegiato, per la sua comodità. Con buona pace di chi considera i social network esclusivamente dei mezzi che dividono. Nei gruppi si scambiano idee, si pubblicano suggestioni e, soprattutto, si decide quando vedersi.

    Incontrarsi, collaborare, riconoscere.
    «Stiamo organizzando un secondo incontro
    – ha continuato Angela Conversano – nel quale discuteremo di questioni più operative. L’Associazione “Nessuno è straniero” sta già portando avanti azioni di recupero, mentre il Comitato di Quartiere Vanchiglia ha espresso la volontà di creare un gruppo per le iniziative che coinvolgono gli spazi pubblici. C’è una generale voglia di collaborare». Il terreno è fertile. Lo scorso 15 gennaio, Federico Bastiani ha ricevuto il Premio Campione, giunto alla dodicesima edizione e ideato da Mario Furlan, fondatore dei City Angels. Il riconoscimento è attribuito a «chi migliora il proprio ambiente professionale o sociale e rappresenta un esempio positivo per l’opinione pubblica», Bastiani lo ha ritirato il 22 gennaio direttamente dalle mani del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. «Le social street – ha dichiarato il fondatore della social street bolognese – non devono essere strumentalizzate. Nascono e vivono grazie alla volontà di conoscere chi ti sta accanto, una cosa talmente semplice da diventare rivoluzionaria, come dicono i tesisti (18 tesi di laurea finora pubblicate sul tema, ndr) che hanno scelto di parlare di social street».

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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