20 September 2017
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    Spiega il razzismo a tua figlia

    Spiega il razzismo a tua figlia è stato modificato: 2016-03-08 di Cecilia Russo

    “Il razzismo spiegato a mia figlia”, di Tahar Ben Jelloun, è un’opera importante per capire come spiegare questo fenomeno, prima di tutto a stessi.

    Ci sono momenti nella storia dell’essere umano in cui è necessario prendere le distanze dai fatti di cronaca e dalle polemiche per ridare il giusto significato alle parole. Spesso quest’operazione può essere fatta grazie ai libri.

    In queste settimane di sbarchi sulle coste italiane, morti nel Mar Mediterraneo, episodi di intolleranza verso stranieri e sinti, è necessario interpretare alcune reazioni alla luce del significato della parola “razzismo”. Molte sono le opere sull’argomento, ma quella più chiara, semplice e adeguata alla situazione in cui si trova il nostro paese è Le racisme expliqué à ma fille di Tahar Ben Jelloun (edito da Seuil, Cideb).

    Bisogno di chiarezza, la nascita del libro.

    La prima edizione risale al 1998, un anno dopo l’occasione che ha portato l’autore a scrivere quest’opera. Il 22 febbraio 1997, Tahar e sua figlia, Mérième, si stavano recando a una manifestazione contro il progetto di legge Debré. La legge, poi approvata il 24 aprile 1997, permette la confisca del passaporto a stranieri irregolari e autorizza la registrazione delle impronte digitali di chi richiede un permesso di soggiorno.

    La figlia, di dieci anni, ha posto al padre molte domande sugli slogan, del perché si manifestava e se manifestare sarebbe servito a qualcosa, così è nato questo testo, scritto perché «la lotta contro il razzismo comincia con l’educazione. Si possono educare dei bambini, non degli adulti. È per questo che il testo è stato pensato e scritto in un’ottica pedagogica». Mérième e i suoi amici hanno partecipato alla scrittura del libro ponendo domande, facendo semplificare concetti o termini troppo complessi.

    Dimmi, papà, cos’è il razzismo?

    «Il razzismo – spiega l’autore – è un comportamento molto diffuso in cui si diffida e si disprezzano le persone che hanno caratteristiche fisiche e culturali differenti dalle nostre». Razzista è colui il quale tende a non fidarsi di ciò che non conosce, perché spaventato dal nuovo. Non si nasce razzisti, si diventa. Ci sono una buona e una cattiva educazione, tutto dipende da colui che educa, sia a casa che a scuola; è quindi importante capire chi è il razzista e di cosa ha paura.

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    Tahar Ben Jelloun.

    Dimmi, papà, cos’è uno straniero?

    «La parola “straniero” viene da “étrange” che significa “da fuori”, esterno. Indica colui che non è della famiglia, che non appartiene al clan o alla tribù. Arriva da un altro paese, vicino o lontano, da un’altra città o un altro villaggio. La parola “xenofobia” indica chi è ostile agli stranieri, a chi viene da fuori».

    Chi è un razzista?

    Dopo che il papà ha spiegato alla figlia complicati concetti come xenofobia, fanatismo, integralismo, discriminazione e pregiudizi, è la bambina stessa a cercare di definire il razzismo:

    «Se ho ben capito, il razzista ha paura dello straniero perché è ignorante, crede che esistano più razze e considera la sua come la migliore?»

    «Sì figlia mia. Ma non è tutto. Hai dimenticato la violenza e la volontà di dominare gli altri»

    «Il razzista è qualcuno che si sbaglia».

    «I razzisti sono convinti che il gruppo al quale appartengono (definito per religione, Paese o lingua, o tutto insieme) sia superiore rispetto a un altro […] credendo e facendo credere che esistano delle disuguaglianze naturali di ordine fisico, culturale, che fa provare loro un sentimento di superiorità. Alcuni fanno riferimento alla religione per giustificare il loro comportamento o sentimento».

    Le religioni e il razzismo.

    L’autore chiarisce con efficacia che il Corano, la Torà o la Bibbia sono tutti libri contro il razzismo: «il Corano dice che gli uomini sono uguali davanti a Dio e che sono diversi secondo l’intensità della loro fede. Nella Torà c’è scritto: se uno straniero viene a stare da te, non molestarlo, sarà per te come uno dei tuoi compatrioti e lo amerai come te stesso. La Bibbia insiste sul rispetto del prossimo (un altro essere umano, che si tratti di tuo fratello o di uno straniero). Nel Nuovo Testamento si legge: ciò che vi comando, è di amarvi gli uni con gli altri, amerai ancora di più il tuo prossimo come te stesso».

    Le religioni predicano la pace tra gli uomini, ma quante persone muoiono in questo esatto momento a causa di credi religiosi? Quanti credenti hanno poi parole piene di odio e di violenza verso gli stranieri?

    Il partito dell’odio.

    La bambina, dopo tutti questi ragionamenti, chiede al padre spiegazioni sul partito di destra francese, guidato da Marine Le Pen, chiedendo come facciano le persone a votare per loro (facile è pensare al corrispettivo italiano):

    «Le Pen dirige un partito politico fondato sul razzismo, cioè l’odio verso gli stranieri, degli immigrati, l’odio verso i musulmani, gli ebrei».

    «È il partito dell’odio!»

    «Sì, ma tutti coloro che votano per Le Pen non sono razzisti, altrimenti la Francia avrebbe più di quattro milioni di razzisti, del resto, l’odio si diffonde meglio dell’amore».

    Riflettere sul fenomeno.

    Ci sono alcune frasi del libro illuminanti per capire le attuali polemiche: «il razzista è colui che generalizza a partire da un caso particolare». «Il razzismo esiste in qualunque luogo in cui viva l’uomo. Non c’è un solo paese in cui si può pretendere che il razzismo non esista. Fa parte della storia dell’uomo ed è come una malattia. È meglio saperlo e imparare ad opporvisi».

    La conclusione è un’allerta al pericolo che corriamo: «Non bisogna mai abbassare la guardia. Occorre cominciare a dare l’esempio e a fare attenzione alle parole che utilizziamo, perché le parole sono pericolose e la lotta al razzismo comincia con un lavoro sul linguaggio». Le persone che stanno morendo nel nostro mare, prima di essere marocchini, libici, congolesi sono persone. Occorre restare umani e salvare chi è in pericolo di vita, al di là del luogo di nascita o della sua storia personale.




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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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