25 February 2017
    cyberbullismo

    Su Internet non puoi fare quello che vuoi

    Su Internet non puoi fare quello che vuoi è stato modificato: 2015-05-07 di Paolo Morelli

    Arriva iGloss@1.0, un “vocabolario” dei comportamenti illeciti e a rischio su Internet. Utile agli utenti, per evitare sanzioni, ma soprattutto alle famiglie.

    Si chiama iGloss@1.0 ed è un elenco di 55 termini per identificare il cyberbullismo, in tutte le proprie sfaccettature, presentato ieri, 6 maggio, dal Ministro di Grazia e Giustizia, Andrea Orlando. È un passo interessante che il Governo compie nella lotta al diffuso fenomeno del bullismo sul web, circostanza il più delle volte sottovalutata e spesso difficile da provare. Un fenomeno che, tuttavia, assume una consistenza sempre maggiore a causa della mancanza di una legislazione chiara in materia. C’è anche una casella email, cyberbullismo.dgm@giustizia.it, alla quale inviare osservazioni, suggerimenti o richieste di informazioni.

    Consulta il glossario dei comportamenti illeciti o a rischio »

    La funzione del glossario.
    È una versione “base”, come dichiarato dai relatori stessi, e la denominazione 1.0 indica proprio questa caratteristica. Con l’evoluzione di Internet si prevedono quindi degli “aggiornamenti” nel prossimo futuro. iGloss@1.0 ha una funzione educativa, perché si propone come vocabolario dei comportamenti illeciti – punibili per legge – e dei comportamenti “a rischio”, che possono quindi portare a problemi relazionali degli utenti, specialmente nel caso di minori. Il web è uno strumento utilissimo ma bisogna imparare a usarlo, altrimenti può avere effetti controproducenti su chi lo utilizza. Il cyberbullismo rappresenta una devianza dovuta alla convinzione errata che su Internet – in particolare sui social network – gli utenti pensano di poter dire o fare quel che credono, senza curarsi degli effetti che le parole provocano.

    Voluto dall’Ufficio studi, ricerche e attività internazionali del Dipartimento giustizia minorile in collaborazione con l’IFOS Master in Criminologia clinica e Psicologia giuridica, nell’ambito di un progetto di ricerca sulle nuove forme della devianza e della criminalità online in età evolutiva, il lavoro è curato da Isabella Mastropasqua, Valeria Cadau e Luca Pisano. Il progetto si avvale della collaborazione di numerosi esperti nazionali e internazionali e del sostegno scientifico del WiredSafety Inc., organizzazione americana fondata dall’avvocato Parry Aftab, una tra le più importanti autorità al mondo nel settore della sicurezza digitale.

    Alcuni esempi.
    Trollare
    qualcuno o avviare un mail bombing sembrano azioni innocue, quasi goliardiche, ma il limite tra lo svago e l’ossessione è ancora troppo labile per essere compreso dagli utenti del web. O comunque dalla maggior parte di essi. Molti di questi comportamenti costituiscono dei veri e propri reati, con sanzioni precise previste per legge. Il cyberstalking, cioè la “persecuzione” di un utente da parte di altri attraverso messaggi, insulti pubblici o diffamazioni sui social network (ma le declinazioni sono molteplici), è un reato al pari dello stalking e può essere punito, a seconda delle caratteristiche del reato commesso, con multe fino a 1000 euro e sei mesi di carcere. L’innocuo trolling, se perpetrato oltre i limiti consentiti dalla legge, può valere una multa di 516 euro e, nei casi più gravi, il carcere fino a 4 anni. Carcere anche per il già citato mail bombing che, se costituisce «danneggiamento informatico», può portare a condanne fino a 3 anni di reclusione.

    Uno strumento per l’educazione.
    iGloss@1.0
    è una presa di coscienza, da parte del Governo, di una generale mancanza di consapevolezza del mezzo web da parte di chi lo utilizza. Il limite è sempre lo stesso: non bisogna mai esagerare. Prima di “divertirsi”, è il caso di dare un’occhiata al glossario realizzato dal Ministero, che fornisce tutti i riferimenti giuridici necessari per capire quando è opportuno farla finita con commenti o status minacciosi, senza pensare di vivere nella più totale impunità perché riparati dietro un monitor e una tastiera. iGloss@1.0, però, è uno strumento importante anche per le famiglie, che devono imparare a distinguere tra il figlio “smanettone” e il figlio che ha problemi relazionali anche gravi. Hikikomori, ad esempio, è una parola giapponese che indica un comportamento deviante: «Gravissima forma di ritiro sociale – si legge sul sito del Ministero – che consiste nel rifiuto di uscire da casa, svolgere le normali attività quotidiane. In queste situazioni i ragazzi utilizzano internet come unico strumento per entrare in contatto con il mondo esterno».

    Internet non è una terra di nessuno, ma nemmeno l’inferno.
    Internet, naturalmente, non va demonizzata. Anzi, va compresa. Proprio per le caratteristiche “liquide” del mezzo, è necessario imparare a utilizzarlo senza incappare in pericolose devianze, che spesso hanno effetti sulla vita reale, che non si spengono insieme al computer. Perché il punto è proprio questo. Ciò che succede online fa comunque parte della vita “offline”, va quindi regolamentato (le leggi esistono già ma necessitano di un ampliamento) e va osservato con attenzione. L’educazione si fa anche – e soprattutto – su Facebook (o su altri social network). In questo serve una consapevolezza da parte del Legislatore, delle famiglie e delle piattaforme web. Queste ultime, in particolare, hanno più volte dimostrato di essere ancora molto indietro.

    Foto: huffingtonpost.com

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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