26 March 2017
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    Suite francese, l’amore è paradigma di liberazione

    Suite francese, l’amore è paradigma di liberazione è stato modificato: 2015-03-22 di Federico Sanna

    Il regista Saul Dibb racconta una grande, quanto impossibile, storia d’amore ai tempi della dominazione nazista in Francia. La pellicola mette in scena il romanzo omonimo di Irène Nèmirovsky, “Suite Francese”, miracolosamente sopravvissuto alla guerra.

    Una pioggia di bombe sancisce la sconfitta della Francia e l’inizio del terrore nazista. Nel 1940, un reggimento tedesco entra a Bussy, un villaggio della campagna francese, dove soldati e ufficiali prendono temporanea residenza presso le abitazioni del piccolo centro. Il tenente Bruno von Falk (Matthias Schoenaerts) si stabilisce nella casa in cui vivono Lucille Angellier (Michelle Williams) e la suocera Madame Angellier (Kristin A. Scott-Thomas). Lucille attende il ritorno del marito Gaston, partito per il fronte insieme a tutti gli uomini del borgo, che ha sposato sotto la pressione del padre e non ama. L’unico sollievo è rappresentato dalla musica e dal pianoforte. Tra Lucille e Bruno, che condivide la passione per la musica della ragazza, s’instaura presto un legame profondo e inaccettabile. La situazione di contrasto tra gli schieramenti rende la relazione difficile ed intermettente.

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    La vita a Bussy.
    Come appare fin dai primi istanti, la vita economica e sociale di Bussy è regolata da rigidi rapporti di subordinazione e si organizza intorno ad un ordine statico e verticale di classi. Le famiglie borghesi e nobiliari traggono i propri profitti dal lavoro dei mezzadri e non concedono tregua o sconto neanche in tempo di guerra. L’arrivo stesso di profughi parigini si rivela come un’occasione di guadagno, ma anche come motivo di conflitto fra ceti: i contadini, già danneggiati dagli alti affitti, si trovano a dover abbandonare le proprie abitazioni per lasciare spazio ai fuggitivi.

    La difesa dei valori che fondano la Nazione nasconde l’interesse meno nobile del ricavo economico e l’esigenza di preservare l’assetto sociale precostituito. La famiglia borghese degli Angellier si inserisce in questo contesto e si fa garante, insieme al visconte di Montmort, sindaco di Bussy, della stabilità dell’equilibrio sociale. Lucille viene preparata dalla severa suocera a gestire l’attività di famiglia. Non c’è spazio per la musica, l’imprevisto e l’eccezionale sono esclusi dalla sua vita.

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    «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».
    L’invasione nazista mette a nudo la realtà dei rapporti che legano gli abitanti di Bussy, ai quali viene richiesto di rivelare in forma anonima i segreti dei propri concittadini. Emerge un’insofferenza di fondo che ostacola un progetto condiviso di opposizione all’occupante violento e deteriora l’intreccio dei rapporti, già logorato dalle differenze di classe. Molte donne del paese hanno relazioni con i soldati tedeschi, il visconte di Montmort diventa complice dell’invasore a patto che venga assicurata la sua posizione di preminenza. Il sistema sociale non deve subire mutamenti.

    L’unica resistenza viene espressa dal mezzadro Benoit, che si trova a lottare contro la connivenza dei compaesani e per questo viene emarginato dalla comunità e tradito. La fucilazione del visconte è una morte ingloriosa, si riduce a fatto ordinario della burocrazia nazista: l’immobilismo che caratterizza l’istituzione viene punito. È una spinta reattiva dal basso, dunque, che finisce per coinvolgere, nelle fasi finali, Lucille. La ragazza decide di aiutare Benoit a raggiungere Parigi, dove avrebbe stabilito un contatto con la Resistenza, come atto di rifiuto della paralisi. L’incontro amoroso con Bruno è rinnegato di fronte alla propria Identità.

    Bruno e Lucille.
    Bruno sostiene che ciò che conta è l’azione comunitaria, l’intraprendenza del singolo è un’illusione che non porta a risultati. L’esclusività del sentimento che lo vincola a Lucille smentisce questa tesi. La loro unione svela la forza dell’amore, che resiste alle avversità e produce azioni positive in nome del giusto. Nel momento in cui è costretta a respingere il brillante ufficiale, Lucille conosce la grandezza del proprio amore, ma anche la necessità di una risposta attiva all’occupazione tedesca.

    È un sentimento che non conosce differenze, che spinge il graduato nazista ad aiutare i detrattori e la giovane borghese a rimandare la felicità in virtù di un inedito vigore politico. Il simbolo del loro vincolo è proprio la musica, un’armonia che si vuole sostituire al rumore delle esplosioni e delle urla che la guerra impone ingiustamente come suono totalizzante. La “Suite Francese” è un canto che esalta la libertà, la potenza dell’amore che prevale su ogni tentativo di divisione. L’amore tra i due giovani diventa il paradigma della liberazione.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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