17 October 2017
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    “Suite francese”: ultimo tesoro ritrovato

    “Suite francese”: ultimo tesoro ritrovato è stato modificato: 2015-03-22 di Cecilia Russo

    “Suite francese” di Irène Némirovsky è un miracolo inspiegabile. Ultimo capolavoro dell’autrice, pubblicato in Francia solo nel 2004. La scrittrice fu deportata ad Auschwitz prima di poterlo completare.

    Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903 da una famiglia ebrea molto ricca, con cui si trasferì a Parigi, dove già a diciotto anni cominciò a scrivere. Nel 1929 uscì il suo primo libro, David Golder, che ottenne un importante successo. Con l’avvento del nazismo l’autrice fu costretta a usare pseudonimi per continuare a pubblicare i suoi scritti, ma nel luglio 1942 fu arrestata dai gendarmi francesi e deportata, prima nel campo di Pithiviers, poi a Auschwitz, dove morì un mese dopo, a soli trentanove anni, e dove un mese dopo morì anche il marito. Irène Némirovsky morì lasciando il suo ultimo capolavoro (incompiuto) e due figlie: Élisabeth e Denise Epstein.

    Il manoscritto.
    Il libro avrebbe potuto non vedere mai la luce, poiché i gendarmi perseguitarono le due figlie di 5 e 10 anni, che si rifugiarono prima in un pensionato cattolico, poi nelle cantine di Bordeaux, portando con sé come unico bagaglio una valigia che conteneva fotografie, documenti e l’ultimo manoscritto di Irène, redatto con una grafia minuscola per risparmiare l’inchiostro e sulla pessima carta del tempo di guerra. Già all’epoca si presume si avessero notizie dell’esistenza del manoscritto, infatti in una lettera del 1º giugno 1945 si legge: «C’è una domanda che volevo farle: che fine hanno fatto gli scritti che si trovavano a Issy al momento dell’arresto della signora Némirovsky? Ho sentito dire che c’era un lungo racconto terminato. Ne avrebbe il testo? Se sì, me lo confermi e forse potremmo pubblicarlo nella nostra rivista “La nef”».

    Tuttavia il manoscritto fu ritrovato dalla figlia maggiore nella valigia solo nel 1990. Ancora oggi ci si interroga su come sia possibile che il manoscritto abbia potuto salvarsi dalla precisione e meticolosità nazista nel distruggere tutto ciò che apparteneva ai prigionieri e alle loro famiglie. Ancor più sapendo che l’ebrea in questione era una scrittrice. Suite francese è stato l’unico libro ad ottenere a titolo postumo l’importante premio francese Renaudot nel 2004.

    La storia.
    Dagli scritti dell’autrice si evince che doveva trattarsi di una sinfonia in cinque movimenti, sull’epopea vissuta dal popolo francese sotto l’occupazione tedesca. Purtroppo i movimenti realizzati furono solo due: «Tempête en juin», in cui si racconta l’esodo dei francesi davanti all’avanzata delle truppe tedesche, e «Dolce», dove è descritta la storia dei francesi di un piccolo villaggio di provincia e delle truppe tedesche che occupavano quel villaggio. Il libro, come ha scritto nella prefazione Myriam Anissimov (attrice, cantante, giornalista e scrittrice francese di origine ebrea) restituisce bene il contesto dell’epoca anche grazie agli appunti e alle lettere che lei inviava al marito, Michel Epstein.

    Le polemiche.
    Il libro ha ricevuto molte critiche e molti commentatori si sono lamentati dell’atteggiamento di Némirovsky rispetto agli ebrei, spesso descritti con parole negative: «nei confronti del popolo ebraico, che osserva da agnostica, senza alcuna adesione alla sua tradizione religiosa e spirituale, l’autrice è spietata. Raramente si sono lette pagine più frementi di orrore per alcune presunte “caratteristiche ebraiche”: il gusto per gli affari, la capacità di risorgere continuamente dalle proprie ceneri grazie a una spregiudicata attitudine ai traffici, agli scambi, ai negozi, la paura della morte. Gli ebrei della Némirovsky sono addirittura riconoscibili dalle loro fattezze e dal loro vocabolario corporeo» (Irène Némirovsky, Suite francese, Newton & Compton, 2015, p.26).

    Il contesto storico e letterario.
    L’introduzione di Myriam Anissimov, nell’edizione francese, cerca di spiegare l’odio per se stessa di d’Irène Némirovsky con la situazione vissuta dagli ebrei in Francia, tuttavia questo paragrafo è stato soppresso nell’edizione inglese.

    Al di là delle polemiche, delle versioni dell’opera, del successo della trasposizione cinematografica, come ha scritto Gallimard, celebre editore francese, questo libro è stato «scritto nel fuoco della Storia, ha la forza di dipingere quasi in diretta l’esodo del giugno 1940, che ha portato in un disordine tragico moltissime famiglie francesi di ogni sorta, dalle più ricche alle più modeste. Con felicità Irène Némirovsky traccia le innumerevoli piccole fragilità, slanci di solidarietà di una popolazione alla deriva. Grandi borghesi disgustati dal popolo, feriti abbandonati nelle stalle riempiono le strade di Francia bombardate a caso. […] Esasperate dalla presenza degli occupanti, le tensioni sociali e le frustrazioni degli abitanti si risvegliano».

    La certezza della mia libertà interiore, questo bene prezioso, inalterabile, e che dipende solo da me perdere o conservare. La convinzione che le passioni spinte al parossismo come capita ora finiscono poi col placarsi. Che tutto ciò che ha un inizio avrà una fine. In poche parole, che le catastrofi passano e che bisogna cercare di non andarsene prima di loro, ecco tutto. Perciò, prima di tutto vivere: primum vivere. Giorno per giorno. Resistere, attendere, sperare.

    Suite francese, Irène Némirovsky

    Foto: Irène Némirovsky, oubliettemagazine.com

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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