23 July 2017
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    Sulla cima di Torino

    Sulla cima di Torino è stato modificato: 2015-06-15 di Redazione

    Una passeggiata sopraelevata sul tetto di Torino. Dove si svolgono esercitazioni di sicurezza sul grattacielo, in costruzione, della Regione Piemonte.

    Siamo andati sul grattacielo della Regione Piemonte, un imponente edificio che occupa una parte del Lingotto e che si trova tra la linea ferroviaria sud della città e l’Oval. Viene considerato il grattacielo più alto d’Italia, con 42 piani abitabili destinati a ufficio e qualcosina in più dove sistemare un bosco pensile accessibile al pubblico e tutti gli impianti di raffreddamento e riscaldamento. Per dare un’idea della sua altezza, i metri dovrebbero essere 205 sino al 42° piano e un’altra trentina per il bosco e i servizi. Duecentotrentacinque metri in tutto. Ma non è ancora terminato e i lavori dovrebbero concludersi alla fine di quest’anno.

    Come tutti i cantieri, anche questo è in continua evoluzione, con accessi che cambiano, macchinari che si spostano per esigenze diverse, piani terminati e altri da costruire e gru che vengono portate più in alto. Luoghi che modificano la loro morfologia. In tutto questo cambiare c’è l’esigenza di garantire sul posto di lavoro la sicurezza e la garanzia del soccorso. Nel protocollo d’intesa tra i vigili del fuoco di Torino e il responsabile della sicurezza del cantiere, si è cercato di mantenere sicurezza e garanzia di soccorso mettendo in atto periodicamente delle esercitazioni di vario tipo.

    L’ultima in ordine di tempo, quella che abbiamo seguito noi, riguardava il recupero e la messa in sicurezza di un operaio colpito da infarto. L’operaio in questione era un gruista che, ad inizio turno di mattina presto, salito nella sua cabina a 230 metri di altezza, simulava un malore e chiamava i soccorsi perché non riusciva a scendere da solo. Lo scenario di intervento era davvero da mozzafiato anche per i soccorritori che per la prima volta hanno dovuto cimentarsi in un recupero di persona a quell’altezza in quella condizione così particolare.

    Ecco che cosa abbiamo visto, in questo video.

    Stefano Rogliatti

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    Redazione

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