12 December 2017
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    Sulle tracce della Shoah con Patrick Desbois

    Sulle tracce della Shoah con Patrick Desbois è stato modificato: 2015-01-27 di Cecilia Russo

    Il libro di Padre Patrick Desbois, “Fucilateli tutti!”, è una ricerca sulla prima fase della Shoah, che ricordiamo in occasione del Giorno della Memoria.

    «Padre Patrick Desbois non giudica, non sollecita il riconoscimento di colpe eventuali; ascolta e registra e nel fare questo ci restituisce una storia costruita da fatti e da prove»
    Padre Patrick Desbois «Fucilateli tutti!» p.13

    Andando a celebrare il Giorno della Memoria è bene ricordarsi non solo i campi di concentramento e le violenze sugli ebrei negli ultimi anni della guerra, ma anche ciò da cui tutto è iniziato. Infatti, la prima fase dello sterminio in massa degli ebrei ha inizio con l’invasione dell’Urss, il 22 giugno 1941, ben 4 anni prima dalla più nota liberazione del campo di Auschwitz. Gli Einsatzgruppe (gruppi operativi delle SS) avanzavano nei territori occupati con il compito di uccidere sul posto la popolazione ebraica e i detenuti politici. Tutto ciò precedette quello che poi sarebbe stato il trasferimento degli ebrei di tutta Europa nei campi di sterminio: «nel primo caso i carnefici inseguono le vittime, mentre nel secondo esse vengono condotte davanti ai loro assassini» (R.Hilberg, La distruzione degli ebrei d’Europa).

    desbois_fucilateli_tuttiL’autore e l’opera.
    Padre Patrick Desbois decide di tornare sulle tracce di Rava-Rus’ka, luogo di deportazione del nonno. Dopo sei anni di studi, tra cui i seminari di Yad Vashem (museo memoriale-nazionale israeliano consacrato a Gerusalemme alle vittime della Shoah), capisce che occorre tornare nei luoghi della Shoah, ma occorre andarci preparati con un’équipe, dieci biografie, dieci itinerari e un chiaro obiettivo: fare un’indagine che permetta di individuare i luoghi dello sterminio di ebrei in Ucraina, uccisi all’aperto mediante fucilazione e seppelliti in fosse comuni.

    Una volta individuata la fossa, «questa viene fotografata e disegnata su apposite carte, prima di essere richiusa e camuffata per evitare qualsiasi forma di profanazione, gli esperti raccolgono reperti balistici […] raccolgono anche effetti personali delle vittime: occhiali, giochi di bambini, gioielli e altro ancora che era sfuggito ai sequestri forzati degli assassini. Allo stato attuale delle ricerche, sono stati scoperti e identificati più di cinquecento luoghi di esecuzione» (p.11).

    Il libro è sì un diario dell’autore, con notizie personali, viaggi e ricerche, ma c’è posto anche per le trascrizioni di alcune testimonianze di quei massacri. Padre Desbois incontra «“un parco memoriale” a cielo aperto, dove trovano luogo non solo i resti umani e militari di quanto è accaduto, ma anche le parole di coloro che, collaborando con più o meno convinzione con i nazisti, hanno contribuito allo sterminio» (p.12).

    L’oblio dei cimiteri sotto terra.
    La lettura delle testimonianze è straziante, evidenzia ancora una volta quanto, per i nazisti, lo sterminio fosse un lavoro di routine non tanto diverso da altri. È incredibile leggere di quante persone abbiano visto tutte queste atrocità accadere sotto i loro occhi, ma è ancora più straziante scoprire che questi luoghi sono il più delle volte sconosciuti, dimenticati o inesistenti.

    Un concetto bene evidenziato anche nel film Ogni cosa è illuminata di Liev Schreiber, dove il protagonista, Jonathan Safran Foer, anch’egli sulle tracce dei ricordi della sua famiglia, decide di fare un viaggio in Ucraina per trovare il piccolo e sperduto villaggio di Trachimbrod, lì scopre che il villaggio non esiste più perché i nazisti hanno sterminato tutti i suoi abitanti, ma esiste una donna che li conduce nel luogo della fucilazione e della sepoltura dei suoi concittadini. Il film ribadisce che «i ricordi servono per non dimenticare, ciò che viene seppellito non è perché noi lo troviamo ma perché lui venga trovato». Sebbene le violenze della Shoah sembrino così lontane dalla nostra quotidianità, spesso le strade che calpestiamo ogni mattina sono state palcoscenico di vere atrocità.

    Senza polemiche.
    Poco conta discutere sui simboli necessari a ricordare, non importa che sia una pietra, una lapide, un vagone di un treno o un viaggio nei luoghi di sterminio, alla luce del fatto che solo la prima ondata di sterminio (quella delle Einsatzgruppe) ha contato un totale di circa 933.608 vittime, cifra che, come riporta Desbois, rappresenta solo i due terzi delle vittime ebree delle operazioni mobili di massacro (che si attestano su un numero non inferiore a 1.300.000). Il minimo che si possa fare è non dimenticare queste vittime innocenti, senza polemiche, senza indugi, per il solo fatto di riconoscere il ricordo dei massacri dell’umanità come un dovere di qualunque cittadino.

    Foto: ushmm.org

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    Cecilia Russo

    PhD Student presso l'Università degli Studi di Torino, ha insegnato per alcuni anni francese e materie in lingua francese presso alcuni istituti di istruzione secondaria. Francesista, è appassionata di letteratura e di viaggi.

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