24 April 2017
    Schermata 2014-10-13 a 15.33.11

    Swartz, l’attivismo spezzato ora è un film

    Swartz, l’attivismo spezzato ora è un film è stato modificato: 2014-10-17 di Alberto Marenco

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    Aaron Swartz lottava, anche illegalmente, per diffondere la conoscenza sul web. Dopo diversi problemi giudiziari, morì suicida nel 2013. Un documentario ne racconta la vita.

    Si è appena conclusa la tappa a Roma del tour Mondovisioni – i documentari di Internazionale, curata da CineAgenzia per il settimanale Internazionale che, ormai da tempo, anche sul web, si è imposto come una delle voci più autorevoli e apprezzate. La rassegna itinerante continuerà a muoversi per tutta l’Italia. Il programma prevede la proiezione di otto documentari, selezionati dalla più recente produzione mondiale, incentrati sui temi caratterizzanti della rivista: attualità, diritti umani, informazione. L’anteprima si è svolta a Ferrara durante il festival organizzato dal giornale e da lì è iniziato un tour che mette in luce questioni spesso marginali e di poca rilevanza nella sfera pubblica italiana, ma che riscontrano molto interesse quando riescono a ritagliarsi uno spazio per arrivare al grande pubblico.

    Internet’s own boy: The story of Aaron Swartz di Brian Knappenberger (USA, 2014), racconta la vita di Aaron Swartz, ragazzo prodigio dell’informatica morto suicida lo scorso gennaio 2013. La sua storia è fatta di impegno per la giustizia sociale e per l’accesso all’informazione, attitudine che lo ha portato a scontrarsi contro chi può permettersi di decidere cosa possa o non possa essere di dominio pubblico. Un esempio del suo attivismo politico è la campagna che puntava a fermare la proposta di legge USA denominata SOPA (Stop Online Piracy Act). La legge, ora bloccata, prevede un irrigidimento nelle norme che regolano la violazione di copyright, il che renderebbe perseguibili quei siti dove si possono caricare contenuti senza verificarne la provenienza, come è il caso dei social network. Moltissime organizzazioni che si occupano di condivisione di informazioni sul web (da Wikimedia a Creative Commons) si sono espresse in maniera fortemente contraria.

    Pochi mesi dopo la morte di Swartz ci sarebbe stato il processo per il quale rischiava di essere condannato a 35 anni di carcere e al risarcimento di circa un milione di dollari: aveva scaricato 4,8 milioni di articoli scientifici dal sito di una biblioteca digitale statunitense JSTOR. L’intento, stando alle ricostruzioni, era quello di condividere gli articoli gratuitamente sui siti file-sharing, ma l’FBI, oltre a non averlo permesso, ha cercato di trasformare questa storia in una punizione esemplare per intimorire chi volesse imitarne le gesta. Il MIT (Massachusetts Institute of Technology) e l’FBI, stando a genitori e amici di Swartz, hanno esercitato una persecuzione giudiziaria tale che ha portato il giovane a cadere in una forte depressione. In un articolo pubblicato dal Guardian poco dopo il suicidio dell’attivista, è stato pubblicato un documento, diffuso dal blogger Daniel Wright, che dimostrava come Swartz fosse tenuto sotto stretta sorveglianza da parte dell’FBI, che ne controllava ogni singolo movimento sul web.

    «Information is power. But like all power, there are those who want to keep it for themselves. The world’s entire scientific and cultural heritage, published over centuries in books and journals, is increasingly being digitized and locked up by a handful of private corporations». («Informazione è potere. Ma come tutto il potere, ci sono quelli che vogliono tenerlo per se stessi. L’intero patrimonio scientifico e culturale del mondo, pubblicato nel corso dei secoli in libri e riviste, è sempre più digitalizzato e tenuto rinchiuso da una manciata di multinazionali»). Inizia così il “Guerrilla Open Access Manifesto”, documento di Aaron Swartz pubblicato nel 2008, che spiega le ragioni per cui, secondo lui, è importante lottare per l’accessibilità alla conoscenza. Una sorta di testamento intellettuale, riportato alla luce, per chi non lo conoscesse già, grazie al documentario (disponibile anche online) diretto da Brian Knappenberger.

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    Alberto Marenco

    Nato ad Asti nel 1988. Laureando in Culture moderne comparate a Torino, frequenta un master in Editoria e Comunicazione a Roma presso l'Istituto Comunika. Ha collaborato con settimanali sportivi locali, un quotidiano on line e ha lavorato in un ufficio stampa. Ama viaggiare e conoscere nuove culture, altri modi di vivere e di pensare. Non ha paura di ciò che non conosce ma ne è affascinato.

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