23 June 2017
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    Tensione Russia-Ucraina: spunta un piano segreto

    Tensione Russia-Ucraina: spunta un piano segreto è stato modificato: 2016-01-26 di Paolo Morelli

    In Lituania torna la leva obbligatoria e in Estonia “sfilano” tank della Nato. La Russia torna a minacciare il taglio del gas.

    La tensione nell’Est Europa non è alta solo in Ucraina, ma anche le repubbliche baltiche nutrono una forte preoccupazione per i movimenti militari della Russia. Nella regione di Pskov, al confine con Estonia e Lettonia, Mosca ha mobilitato 500 unità dell’esercito per esercitazioni. In Lituania, poi, è stata appena reintrodotta la leva obbligatoria, che durerà 9 mesi e resterà in vigore per cinque anni. Era stata abolita nel 2008 ma, come ha rivelato il generale Jonas Vytautas Žukas, Ministro della Difesa, «la carenza di soldati è una minaccia reale per il Paese». Saranno subito richiamati 3.000 uomini di età compresa tra i 19 e i 27 anni.

    L’annosa questione del gas.
    Se, ufficialmente, la Russia non aggredisce militarmente l’Ucraina (anche se nel Donbass, l’Est ucraino, non si è mai smesso di sparare), il Cremlino ha sempre l’asso nella manica rappresentato dalle forniture di gas. L’Europa sta studiando un percorso alternativo, che dovrebbe passare dalla Turchia e giungere in Italia, a San Foca di Melendugno (provincia di Lecce); in attesa dell’alternativa, però, è sempre vincolata ai rubinetti della Gazprom, l’azienda russa del gas. Mosca, infatti, ha minacciato di chiudere i gasdotti se il governo di Kiev, entro dopodomani, non pagherà per nuove forniture. «Restano soltanto 219 milioni di metri cubi già pagati – ha commentato Alexiei Miller, ad di Gazprom – che basteranno per 3 o 4 giorni».

    Chiudere i rubinetti.
    La decisione potrebbe essere legata alla scelta del governo di Kiev di tagliare il gas alle zone controllate dai ribelli, un provvedimento che, secondo Vladimir Putin, «puzza di genocidio». La chiusura dei rubinetti, però, potrebbe avere ripercussioni anche sulle forniture che dall’Ucraina raggiongono il resto dell’Europa, ma non è ancora chiaro in quali termini. In passato, Gazprom aveva concesso forti sconti all’Ucraina, dilazionando diversi pagamenti. Dallo scoppio della guerra civile, però, il “trattamento di favore” è stato sospeso.

    Il Papa in Ucraina.
    Mentre Kiev inizia ufficialmente a ritirare la armi pesanti dalla linea del fronte con l’Ucraina dell’Est (di fatto, ora, esistono due Ucraine), cosa che sarebbe già dovuta avvenire il mese scorso, il presidente ucraino Petro Poroshenko ha invitato Papa Francesco a visitare il Paese. La mossa è chiaramente politica e punta a rafforzare la posizione di Kiev, non sufficientemente sostenuta dall’Unione Europea, la quale deve far quadrare notevoli interessi economici ed energetici.

    L’intervento del Papa, però, potrebbe salvare Nadezhda Savchenko, la pilota ucraina arrestata in Russia con l’accusa di aver causato la morte di due giornalisti: è in sciopero della fame da 75 giorni e rischia di morire. L’attivista Zoya Svetova denuncia la violazione dei diritti umani che subisce quotidianamente la pilota, invocando l’intervento del Pontefice.

    Il piano segreto.
    La Russia, dal canto suo, avrebbe già pianificato l’annessione della Crimea e dell’Ucraina dell’Est oltre un anno fa. Lo rivela il bisettimanale Novaya Gazeta, il giornale per cui lavorava Anna Politkovskaja, secondo il quale esisterebbe un piano di annessione delle due regioni redatto in segreto dal Governo russo. L’intento, stando alle indiscrezioni, sarebbe stato quello di intervenire per salvaguardare il controllo sui gasdotti a fronte del crollo repentino del potere dell’ex presidente ucraino Viktor Yanukovych (poi, in effetti, deposto dalla rivoluzione del Maidan).

    Si progettava, quindi, di annetere la Crimea e diversi territori del Donbass per stabilire solide relazioni politiche con Mosca, fino a dichiarare una nuova sovranità nazionale, ma all’interno della Russia. In pratica, la creazione di un nuovo stato “satellite”, quello che i ribelli filorussi, di fatto staccati da Kiev, chiamano ora Novorossyia. Naturalmente Mosca smentisce e minaccia querele, ma il piano, con il senno di poi, appare molto realistico sebbene non completamente realizzato. Le – seppur tiepide – reazioni dell’Europa potrebbero aver rallentato l’espansionismo russo.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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