23 June 2017
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    The Last Reporter sospende le pubblicazioni

    The Last Reporter sospende le pubblicazioni è stato modificato: 2015-08-03 di Paolo Morelli

    Dopo un anno e mezzo di attività, The Last Reporter si ferma. Il giornalismo ha bisogno di innovazione, per questo facciamo un passo indietro.

    È passato un anno e mezzo da quando The Last Reporter si affacciò, per la prima volta, nel panorama giornalistico italiano. Un sito di informazione che si proponeva di creare qualcosa di nuovo con un’etica un po’ visionaria, forse sognatrice. Per un po’, probabilmente, siamo riusciti a farlo, passando attraverso diverse modificazioni – che hanno incluso anche il passaggio dall’inglese all’italiano – e strategie editoriali. Oggi però ci fermiamo. La motivazione non è di carattere economico, perché questo sito non ha mai avuto entrate e di conseguenza guadagni, bensì culturale.

    In un mondo affollatissimo come quello dell’informazione, che patisce una grande confusione dovuta a numerosi fattori, non è corretto aggiungere altro chiasso al brusio generale. Senza un forte salto di qualità, penso, rischiamo nostro malgrado di aumentare il caos che vogliamo combattere, e non è questo il nostro obiettivo. Il progetto è sicuramente ambizioso, e lo diventa ancora di più se gran parte del tempo viene impiegata nella gestione di opposizioni esterne ma soprattutto interne, con una conseguente perdita di lucidità. Arriva, quindi, un momento in cui le energie a disposizione sono insufficienti, e quel poco che resta riesce soltanto a tenere in moto una macchina che procede in una direzione sbagliata, con uno sterzo troppo duro per permettere di svoltare.

    In questo momento storico, noi operatori dell’informazione ci confrontiamo con due grossi problemi , in relazione tra loro, che credo siano la causa di gran parte dei mali del mondo giornalistico italiano (dell’estero non posso parlare). L’utente medio sta perdendo, in maniera preoccupante, la capacità di comprendere un testo. Si ferma al titolo, all’affermazione d’effetto, alle prime righe di un articolo o a una foto. E commenta, dice le sue cose sotto un post, non curante dell’argomento di discussione, non curante nemmeno dei fatti. Dice le sue cose e basta. Non ci sono voglia né capacità di approfondire un tema, perché il livello di attenzione è in costante calo. Chi legge poco, legge sempre meno, fino a diventare incapace di leggere. La colpa dell’informazione è quella di inseguire questa caduta per correre dietro ai gusti del pubblico, ma inseguendo un soggetto che cade, non possiamo che cadere anche noi.

    Il secondo problema è rappresentato dall’utente medio che vuole scrivere. Ciò che si dimentica, tuttavia, è che prima di scrivere bisogna leggere, e parecchio. Bisogna essere competenti per fare informazione, altrimenti si fa solo chiasso, chiacchiericcio da bar che è giusto confinare in un bar. Quel che vedo intorno a noi, invece, è un nutrito gruppo di aspiranti scrittori che non legge, ma brama soltanto farsi leggere, o peggio brama far leggere il proprio nome in calce a un testo scritto, poco importa chi sia il reale autore (o editor). Questo fenomeno è una seconda caduta nel mondo dell’informazione, che però, anziché toccare il pubblico, tocca la produzione. Forse è ancora più grave e desolante.

    È quindi impossibile creare informazione se questa è in competizione con il chiacchiericcio, perché tra l’approfondimento e la battuta vince sempre la battuta. Tra il ragionamento e l’emozione vince sempre l’emozione. L’unica cosa che consola, però, è che il ragionamento si conserva, l’emozione svanisce. The Last Reporter, per ora, non può muoversi in questo mondo, non così, rischia solo di aggiungere altre chiacchiere, cosa che, come fondatore e direttore, non posso permettere. Prima di cadere anche noi – o di non poter più risalire dopo la caduta – è meglio fermarsi.

    Torniamo a leggere, studiare, imparare e osservare, in attesa di avere energie e idee sufficienti per diradare il brusio generale, o almeno tentare di farlo. Anziché diventare noi stessi brusio, preferiamo tacere.

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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