23 July 2017
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    Toni Maraini, il viaggio e suo padre

    Toni Maraini, il viaggio e suo padre è stato modificato: 2015-01-16 di Davide Gambaretto

     

    Durante uno degli incontri organizzati al MAO di Torino, Toni Maraini ha incantato il pubblico con il ricordo del padre Fosco, a dieci anni dalla sua scomparsa.

    Giovedi 18 settembre il MAO – Museo di Arte Orientale di Torino ha ospitato l’incontro con Toni Maraini, figlia dell’intellettuale Fosco Maraini (1912-2004), nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della sua scomparsa. Questo e altri appuntamenti promossi dal museo accompagnano la mostra “L’incanto delle donne del mare”; collezione di 30 fotografie, scattate da Fosco Maraini nel 1954, che documentano la vita delle pescatrici di molluschi Ama, gruppo etnico che viveva sulle isole di Hèkura e Mikurìa, al largo delle coste occidentali del Giappone. La serie fotografica, composta da suggestivi bianchi e neri delle donne Ama intente a pescare, sarĂ  in mostra al pian terreno del Museo di Arte Orientale fino a domenica 28 settembre (l’apertura è stata prorogata).

    L’incontro.
    L’evento con Toni Maraini (nome d’arte di Antonella Maraini) si è sviluppato come una conversazione piena di tatto, eleganza e garbo, grazie anche al contributo della storica dell’arte Martina Corgnati, che ha accompagnato la collega, anch’essa storica dell’arte ed etnologa, in questo viaggio nella memoria. Ed è stata proprio la parola viaggio a rivelarsi il filo conduttore dell’incontro. Fosco Maraini era per prima cosa un viaggiatore, un curioso di mondi e di culture altre e, come amava ripetere egli stesso, «uno che loga con gli etni» (un etnologo).

    Con la mente, Toni Maraini ha ripercorso le orme del padre dalla sua infanzia fiorentina al primo vero viaggio in Sicilia, dalla sua passione per l’alpinismo all’amore per il Tibet e il Giappone. Con lei abbiamo cercato di comprendere il carattere e le passioni di uno degli studiosi più eclettici e multiformi di tutto il panorama intellettuale italiano.

    Fosco Maraini.
    «Mio padre era come una matrioska – ha affermato Toni Maraini durante il proprio intervento –. C’era il Fosco viaggiatore, il Fosco fotografo, il Fosco alpinista e, ovviamente, c’era lo studioso. Ma vorrei anche ricordare il Fosco Maraini padre giocoso, che inventava filastrocche e mi svegliava la domenica mattina per andare a fare le escursioni».

    Lo sguardo al contempo dolce e fiero, da dama di altri tempi: mentre ricordava il padre, sul volto di Toni Maraini si dipingeva ora un sorriso pieno di tenerezza, ora un accenno di malinconia. Grazie alla sua grande umanitĂ  sembrava di sentirsi vicini a Fosco. Impossibile non emozionarsi.

    Per non smettere mai di viaggiare.
    Questa breve conversazione informale ha trovato il tempo per trasformarsi in un piccolo dibattito sulla società contemporanea che rischia di corrompere e annientare le culture più deboli. Toni Maraini ha ricordato che il viaggio è prima di tutto uno stato mentale, un fuoco che brucia dentro lo stomaco e accende la nostra curiosità. Ha idealmente passato il testimone alle nuove generazioni, perché tengano vivi gli insegnamenti e l’amore per l’altro del padre.

    Foto: tonimaraini.org © 2014

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    Davide Gambaretto

    Storico dell’arte, curatore indipendente e scrittore. I suoi precedenti impieghi in ambito artistico includono Artissima Fair, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Attitudine Forma. Musicologo a tempo perso, è appassionato di letteratura, cinema, graphic novel e pallacanestro. Gestisce il blog musicale "La Lira di Orfeo" e realizza laboratori didattici di arte e scrittura per scuole elementari e medie.

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