17 December 2017
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    Tor Sapienza, business sul degrado sociale

    Tor Sapienza, business sul degrado sociale è stato modificato: 2014-12-22 di Paolo Morelli

    Dall’assalto al centro di accoglienza per rifugiati di Tor Sapienza, a Roma, al carosello politico. Una situazione di disagio mai affrontata che trasforma le periferie in una polveriera.

    Quello che sta succedendo in questi giorni a Roma, a Tor Sapienza, all’esterno si percepisce come una semplice rivolta di quartiere contro “gli immigrati”. Insomma, una di quelle situazioni che oramai si vedono ogni giorno al punto da rendere colpevolmente insensibili alla violenza. In realtà è più complesso di così. Ma andiamo con ordine.

    Cosa è successo a Tor Sapienza.
    Tra martedì e mercoledì hanno avuto luogo proteste e manifestazioni contro i rifugiati africani accolti dal centro di Tor Sapienza e gestito dalla cooperativa “Un sorriso”. I cittadini del quartiere li accusano di aver compiuto atti di criminalità nella zona, denunciando un aumento dei reati dal giorno in cui quel centro è stato aperto (tre anni fa, sindaco Alemanno). Le manifestazioni sono degenerate trasformandosi in un vero e proprio attacco ai rifugiati con tanto di sassaiole e lanci di bottiglie, al punto da richiedere un intervento delle forze dell’ordine per evitare che la folla irrompesse nella struttura. Il clima è rimasto teso e due giorni fa, per “motivi di sicurezza”, 43 minori, presenti all’interno del centro, sono stati trasferiti altrove. Ancora adesso, continua il cordone di protezione attorno al centro, che però impedisce anche ai rifugiati stessi di affacciarsi fuori per pochi metri.

    È seguito il solito carosello di politici, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, che si sono presentati nell’area delle manifestazioni probabilmente per raccogliere consensi, ma incassando invece insulti, i residenti sono infatti arrabbiati anche con la politica in generale, rea di aver dimenticato le loro necessità.

    «Se dobbiamo morire, vogliamo farlo con voi».
    A Roma, già da tempo, sono esplose diverse situazioni di disagio entro le quali gruppi di estrema destra si sono mossi per aizzare le folle. Tor Sapienza è solo l’ultimo di una serie di eventi che hanno convogliato sugli immigrati i problemi abitativi e il degrado sociale, frutto di servizi primari scadenti o emergenze edilizie mai sanate. Il centro di accoglienza è una scusa, anche perché ad assaltarlo sarebbero intervenute persone provenienti da altri quartieri, come spiega Celeste Costantino, deputato di SEL, sull’Huffington Post: «Quello che è sicuro, lo hanno detto gli investigatori fin dal principio, è che “c’erano professionisti degli scontri nelle notti di guerriglia a Tor Sapienza” negli assalti con le mazze, le bombe carta, gli incendi. Violenza da tifo organizzato. Stavolta servita come imboscata».

    Alcuni dei ragazzi trasferiti nei giorni scorsi sono tornati, di propria spontanea volontà, nel centro di accoglienza a Tor Sapienza, confessando, pare, che «se dobbiamo morire, vogliamo farlo con voi», rivolti agli operatori sociali della cooperativa “Un sorriso” che si sono occupati di loro fino a qualche giorno fa, e che continuano a lavorare nel centro di accoglienza nonostante l’altissima tensione. Le minacce di morte, infatti, sono arrivate in quantità e continuano ad arrivare all’indirizzo dei rifugiati, non solo di Tor Sapienza, ma anche di altre realtà romane. Perché lo spostamento dei minori – al quale probabilmente seguirà lo spostamento dei rifugiati rimanenti – è visto dai manifestanti come una vittoria, come se il quartiere fosse stato “ripulito” dagli immigrati. Anche se le motivazioni di sicurezza possono essere legittime e condivisibili.

    Creato un pericoloso precedente.
    È notizia di ieri sera: all’Infernetto, zona dove sono stati spostati i rifugiati trasferiti da Tor Sapienza, sono cominciate nuove proteste dei cittadini, dove c’è chi addirittura parla di “rom”, come se africani e rom fossero sinonimi. Ora sembra che manifestando come accaduto a Tor Sapienza si possano mandare via gli immigrati a piacimento. Dal canto loro, i rifugiati di Tor Sapienza hanno scritto una lettera aperta alla cittadinanza, pubblicata integralmente da Internazionale, nella quale ribadiscono l’intenzione di restare uniti e di voler vivere in pace con la cittadinanza.

    Ma la faccenda ha portato allo scoperto l’esplosione violenta fomentata dall’abbandono sociale, dove sguazzano gli estremismi e la politica fatica a rispondere, salvo comparire nei momenti di estrema difficoltà per esprimere soltanto solidarietà senza fornire soluzioni. A lungo andare, la situazione si fatica a controllare e la violenza rischia di arrivare a un punto di non ritorno.

    L’estremismo “nero”, a Roma, è una nuova mafia.
    Il paragone con Cosa Nostra è stato fatto, un paio di mesi fa, da Lirio Abbate su L’Espresso, in un articolo che raccoglie in maniera molto precisa gli intrecci politici e d’affari che strangolano Roma e che, stando alle ricostruzioni e alle indiscrezioni sul lavoro degli inquirenti, coinvolgono l’estremismo di destra romano, la massoneria e la mafia. Soffiare sul fuoco del disagio sociale con l’ideologia “forte” dell’estrema destra nazifascista consentirebbe di tenere ben compatti i militanti, da utilizzare all’occorrenza per creare disagio (o amplificarlo) e così facendo salvaguardare gli affari dei boss, alimentando il disagio sociale che fa comodo allo spaccio, alla prostituzione o semplicemente alla “salvaguardia” delle attitività criminali. Un’ipotesi non ancora confermata che però va tenuta in seria considerazione. La politica sarebbe in grado di fronteggiare una situazione del genere?

    Foto: europaquotidiano.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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