28 April 2017
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    Tor Sapienza ma non solo

    Tor Sapienza ma non solo è stato modificato: 2014-12-30 di Paolo Morelli

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    Le proteste di Tor Sapienza a Roma sono il sintomo di un disagio profondo che prelude, forse, a manifestazioni più ampie nei prossimi giorni.

    La tensione sollevata dall’assalto al centro di accoglienza di Tor Sapienza, a Roma (mentre operatori della cooperativa e alcuni rifugiati sono ancora lì dentro, circondati dalla Polizia), ha fatto sì che si accendessero i riflettori sul disagio del quartiere, che dai rifugiati politici africani ora pensa di “cacciare” anche i romeni che dormono in alcune camere – affittate in nero – e le persone (donne e transessuali) che si prostituiscono nei paraggi.

    Contro gli immigrati, contro la politica.
    Ora che il canale di comunicazione è aperto – come se per farsi ascoltare sia necessario utilizzare la violenza, questo è il messaggio – gli abitanti di Tor Sapienza, così come tutti i cittadini delle “periferie dimenticate”, stanno chiedendo a più riprese di essere ascoltati. Le cronache che si susseguono sono molto contrastanti, anche perché la stampa sembra andare al traino degli umori popolari. Il canale costantemente aperto rivela un fondamento di razzismo molto evidente, spesso inconsapevole, che non può essere trascurato né essere bollato come pura dimostrazione di ignoranza.

    La questione è che il problema esiste da molto tempo e il fatto che emerga adesso difficlmente può essere casuale. C’è la situazione politica di Ignazio Marino: il Pd romano sembra avergli voltato le spalle e in molte delle manifestazioni che si sono svolte in periferia, non ultima quella di Tor Sapienza, sono stati proprio i segretari dei circoli Pd di quartiere a muoversi in prima linea insieme ai rivoltosi che, oltre a prendersela genericamente con gli immigrati, chiedono a più riprese le dimissioni del sindaco di Roma.

    Qualcosa di già visto.
    Ma le infiltrazioni dell’estrema destra, i richiami al Duce e ai “valori dell’Italia” che si ripropongono nelle manifestazioni – con tanto di bandiere tricolore tipiche di eventi ai quali abbiamo già assistito – ricordano molto quello che abbiamo visto l’anno scorso durante le note proteste dei cosiddetti “Forconi”. Sebbene questi fossero, in realtà, diverse organizzazioni che scendevano in piazza insieme e che poi hanno preso strade differenti. Dando un’occhiata ai gruppi online (principalmente su Facebook), si scopre facilmente che per il 5 dicembre è in programma un ritorno in piazza, come e più dell’anno scorso (anche se le adesioni sono tutte da verificare, dato che i numeri sui social network spesso, come si è già visto in passato, non fanno testo). Il tutto fa capo al “Coordinamento 9 dicembre”, rappresentato da Danilo Calvani, l’uomo che l’anno scorso guidò le proteste appena prima che si spegnessero.

    L’avversione per la classe politica in generale è poi il tratto distintivo di questa protesta. Oltre a Marino e ai diversi politici che si sono presentati a Tor Sapienza, oggi è stata contestata anche Paola Taverna del Movimento 5 Stelle, nonostante lei stessa abbia espresso solidarietà ai manifestanti. Il rifiuto al confronto con i politici di ogni colore, che sta emergendo con forza nelle ultime ore, è identico alle modalità portate avanti durante lo scorso inverno da parte del Coordinamento 9 dicembre. Al di là delle supposizioni, le attinenze sono molte e non vanno sottovalutate.

    Come si legge oggi su La Stampa, «La protesta anti immigrati rischia di dilagare. Tor Sapienza da polveriera diventa la miccia per innescare altri roghi che potrebbero incendiare molte zone della periferia romana». Lo spostamento dei minori non accompagnati da Tor Sapienza all’Infernetto ha scatenato le proteste degli abitanti del secondo quartiere, tra i quali continua a prevalere l’equazione immigrati = criminalità. Sicuramente la presenza del sindaco Marino aiuta il dialogo, ma le soluzioni al disagio non possono passare esclusivamente attraverso lo spostamento dei rifugiati, come se gli “stranieri” fossero l’unica causa dei problemi delle diverse comunità.

    Foto: qelsi.it

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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