22 September 2017
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    Torino racconta il Neorealismo

    Torino racconta il Neorealismo è stato modificato: 2016-01-26 di Federico Sanna

    Mostre, spettacoli ma soprattutto cooperazione tra istituzioni culturali: è questo “Neorealismo”, progetto che da aprile a novembre coinvolge Torino nell’ambito di Expo.

    NEOREALISMO. Lo splendore del vero nell’Italia del Dopoguerra. Cinema, fotografia, letteratura, musica e teatro. È questo il titolo del progetto inaugurato dal Museo Nazionale del Cinema che vede coinvolte le principali istituzioni culturali di Torino, ognuna chiamata a raccontare un pezzo del Neorealismo italiano, forma espressiva interdisciplinare che si è imposta nel secondo dopoguerra, offrendone una rilettura approfondita e originale.

    Dalla fine di aprile a novembre 2015, Palazzo Madama, Camera-Centro Italiano per la Fotografia, Il Circolo dei lettori, Teatro Stabile di Torino, FolkClub, Scuola Holden, Università di Torino-Dams e lo stesso Museo Nazionale del Cinema contribuiranno alla realizzazione del progetto. Ci sarà un’ampia proposta di eventi, spettacoli, mostre, concerti, letture e incontri che aiuteranno a conoscere e comprendere un movimento che ha caratterizzato la cultura del Novecento italiano.

    Le iniziative.
    Si parte con Palazzo Madama, che il 22 aprile inaugura la mostra Federico Patellani – professione fotoreporter, visitabile fino al 13 settembre, dedicata al primo vero fotogiornalista italiano con circa 90 fotografie in bianco e nero, tratte dal suo archivio. Toccherà poi al Teatro Stabile di Torino, che il 12 e il 13 maggio, mette in scena alle Fonderie Limone un progetto, a cura di Valter Malosti, con gli allievi dell’ultimo anno della Scuola per Attori, basato sul ciclo de I segreti di Milano (L’Arialda e la Maria Brasca) di Giovanni Testori.

    Dal 4 giugno (fino al 29 novembre), è poi il Museo Nazionale del Cinema a proporre Cinema neorealista. Lo splendore del vero nell’Italia del dopoguerra che, con documenti, fotogrammi e manifesti ripercorre le tappe più importanti del Neorealismo italiano. Seguiranno poi le altre istituzioni coinvolte per concludere con il Dams dell’Universitàdi Torino, che dal 17 al 19 novembre ospita il convegno: Neorealismo: voci, contesti, linguaggi e culture.

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    L’attore Raf Vallone durante le riprese di “Non c’è pace tra gli ulivi” di Giuseppe De Santis (1950). Foto di Elirio Invernizzi (Coll. Museo Nazionale del Cinema).

    Che cos’è il Neorealismo?
    Il Neorealismo è un movimento culturale che si afferma tra l’inizio della Seconda guerra mondiale e il dopoguerra come risposta all’emergenza sociale e storica che caratterizza l’Italia fascista e post-fascista, scossa da rapide trasformazioni. In virtù dei radicali mutamenti, l’esigenza di modificare la visione delle cose assume primaria importanza: la cultura deve diventare uno strumento della coscienza, deve coincidere con l’interesse per le questioni sociali e politiche, deve presentare uno stile che aderisca alla realtà. La cultura dell’impegno e della consapevolezza si sostituisce all’idea dell’arte fine a se stessa o come esaltazione retorica.

    Viene posta l’attenzione, dunque, sulla condizione delle classi più povere, in particolare quella contadina, in coincidenza con la riscoperta di Gramsci, che lamentava la mancanza di una letteratura nazional-popolare, tra i cui intenti vi fosse anche l’eliminazione della distanza tra intellettuale e popolo. Il Neorealismo abbraccia numerose discipline, dalla letteratura al cinema, e ha trovato nella proposta di un forte modello estetico e concettuale il suo successo.

    Cinema e libri.
    Nel cinema, il Neorealismo trova tra i suoi primi esponenti Rossellini con Roma, città aperta (1945), in cui viene drammaticamente raccontata l’occupazione tedesca della Capitale. Una posizione privilegiata è attribuita ai bambini, che sono osservatori della realtà, ma anche il futuro (il futuro dopoguerra che il Neorealismo racconta). In Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica, lo scopo diventa raccontare la miseria del quotidiano, ma anche la bellezza dell’evento marginale.

    In letteratura, già negli anni ’30 con Moravia vi è la necessità di raccontare in modo aspro e crudo la condizione umana. La “letteratura neorealista” presenta alcune differenze al suo interno: da un lato si ha una narrativa improntata sulla descrizione della realtà, dall’altro si ha un racconto più attento all’introspezione e ai movimenti interiori. Il Neorealismo è quindi un indirizzo eterogeneo nella forma, ma non nel contenuto: la presenza dell’intellettuale nel mondo civile rappresenta la rottura con il passato. L’artista deve prendere in considerazione gli interrogativi di carattere sociale, politico ed economico.

    In copertina: Roberto Rossellini con gli sceneggiatori Sergio Amidei e Gianpaolo Callegari durante sopralluogo per il film “Stromboli” (1949). Foto di Federico Patellani, Regione Lombardia – Museo di Fotografia Contemporeanea.

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    Federico Sanna

    Studente di Filosofia presso l'università di Torino. Appassionato di cinema, letteratura e arte. Impegnato da 5 anni nel volontariato nell'ambito del primo soccorso.

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