19 August 2017

    Torino si è svegliata antirazzista?

    Torino si è svegliata antirazzista? è stato modificato: 2015-03-23 di Paolo Morelli

    Con i mezzi a nostra disposizione abbiamo creato un percorso visuale che dalla Torino antirazzista porta al film “Io e mio fratello”.

    Siamo partiti dal 21 marzo, data che in tutto il mondo rappresenta la Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali, una ricorrenza non casuale perché il 21 marzo 1960, in Sudafrica, 69 persone furono uccise dalla Polizia durante una manifestazione. Protestavano contro le misure segregazioniste che, fra le altre cose, imponevano ai neri di chiedere lasciapassare speciali per attraversare i luoghi riservati ai bianchi. Storie del secolo scorso, storie distanti da noi ma storie da ricordare, perché il razzismo si manifesta sotto diverse forme e in rari casi è evidente.

    A Torino e in tutta Italia.
    Torino, con le iniziative anticipate dal teaser che fa da copertina a questo articolo, si è organizzata e per il secondo anno consecutivo ha proposto “Torino si sveglia antirazzista”, ciclo di eventi, promosso dall’Associazione Tre Punto Zero, che coinvolge diverse realtà sociali e associative della città. Ma non c’era solo il capoluogo piemontese. Per l’Italia, il 21 marzo ha rappresentato il culmine della Settimana d’azione contro il razzismo, promossa dall’Unar, che ha coinvolto Comuni sparsi su tutto il territorio nazionale ed è giunta all’undicesima edizione.

    Un momento che, alla luce dei fatti di cronaca e degli estremismi politici, diventa importante per capire e raccontare le storie di chi emigra. Non solo partecipando agli eventi, quindi, ma ragionando e cercando di creare qualcosa di nuovo. Perché, a volte, le discriminazioni diventano lo stimolo per produrre un antidoto. Deve aver pensato qualcosa del genere Abdelmajid El Farji, che il 21 marzo ha concluso le riprese del suo film Io e mio fratello, girato insieme a suo fratello Hicham. Due giorni prima, il regista aveva lanciato una campagna di crowdfunding per la produzione della pellicola.

    Io e mio fratello, il film.
    L’opera nasce da un episodio di discriminazione razziale subito da Abdlemajid e Hicham El Farji, un’aggressione verbale subita, nel 2012, all’interno dell’Università di Torino. Succede, non troppo spesso, è vero, ma succede. E non accade soltanto agli “stranieri”, due settimane fa un ragazzo torinese è stato aggredito perché omosessuale. Un po’ di informazione, ma soprattutto educazione, quindi, non guasta. Mai.

    Presentazione alla stampa del 19 marzo: gallery realizzata da Caterina Laudari.

    Io e mio fratello - Presentazione Io e mio fratello - Presentazione Io e mio fratello - Presentazione Io e mio fratello - Presentazione Io e mio fratello - Presentazione
    Abdelmajid El Farji

    «Con questo lavoro – ha spiegato Abdelmajid El Farji – ho voluto recuperare la mia dignità e quella di mio fratello. Il documentario è una denuncia e credo che il linguaggio dell’arte la renda ancora più incisiva e universale. Quello che è successo a Torino nel 2012 ha influenzato la tranquillità familiare che esisteva tra me e mio fratello. Ed è esattamente quello che succede ad ogni vittima di razzismo e intolleranza». La “tranquillità” è la chiave per capire gli effetti delle discriminazioni, perché è ciò che diamo per scontato nella nostra vita quotidiana e che può essere turbato in un attimo.

    Il razzismo latente.
    Gli episodi di razzismo non sono fatti soltanto di insulti e aggressioni. Esiste un razzismo latente che si manifesta nei momenti più innocui e che riguarda tutti. Abdelmajid, in questi giorni, ha raccontato un episodio di questo genere, accadutogli in Vaticano. Il 25 ottobre del 2014, i due fratelli El Farji hanno raggiunto Roma per partecipare a una manifestazione sindacale. Dopo la marcia, hanno deciso di visitare la Basilica di San Pietro ma, prima di entrare, hanno incontrato una suora. «Siete musulmani?» ha chiesto loro. «Sì», hanno risposto, dopodiché hanno chiesto se fosse possibile visitare la Basilica. La suora ha risposto: «Non se avete cattive intenzioni». Abdelmajid ha scritto una lettera al Papa per denunciare questo episodio.

    Al di là delle interpretazioni o dell’ironia (non possiamo sapere quali fossero le reali intenzioni della suora), il razzismo latente assume una forma del genere. Probabilmente, se i due ragazzi non fossero stati musulmani, una battuta del genere (ironica o meno) non sarebbe neanche venuta in mente. Per questo c’è bisogno di informazione, ma soprattutto educazione, per superare la triste equazione musulmano = terrorista, alimentata dalle atrocità commesse dai terroristi, quelli veri, e dalla propaganda politica. Non c’è solo questo, esistono altri generi di discriminazioni che sono prima di tutto linguistici: un ragazzo omosessuale è un gay, un ragazzo africano è un nero, e così via. Spesso non si tratta di cattiveria, ma bisogna lavorare anche sul modo in cui si descrivono le persone. Il film Io e mio fratello va in questa direzione.

    L’evento di chiusura delle riprese di Io e mio fratello ha coinvolto il pubblico. Sabato 21 marzo, di fronte all’edificio in cui ha sede il Comune di Torino, una performance teatrale guidata da Abdelmajid El Farji ha concluso il film con le ultime riprese. Un momento di condivisione, coinvolgimento e, nella cornice degli eventi legati al 21 marzo, un’occasione per ragionare. Il regista e suo fratello, Hicham, si sono ripresi a vicenda in un gioco di contrapposizioni che si è ripetuto per tutto il film. Due prospettive sugli stessi fatti.

    Il pubblico ha potuto confrontarsi nella cornice di eventi legati alla Giornata internazionale contro le discriminazioni razziali, ed è entrato – forse inconsapevolmente – in un film. Alla chiusura della raccolta fondi, poi, cinque studenti scelti tra le persone che hanno preso parte alla scena finale, riceveranno una borsa di studio del valore di 750 Euro da parte della produzione. L’obiettivo è aiutare gli studenti con difficoltà economiche a terminare il proprio percorso di studi. Non è molto e probabilmente non basta, ma è qualcosa di concreto.

    Al di là del fermento culturale, Torino si è davvero svegliata antirazzista?

    La scena finale: gallery realizzata da Simone Fantini.

    Io e mio fratello - Scena finale Io e mio fratello - Scena finale Io e mio fratello - Scena finale Io e mio fratello - Scena finale Io e mio fratello - Scena finale

     

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    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

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