28 March 2017
    torino_social_street

    Torino, una ‘social street’ contro gli sprechi

    Torino, una ‘social street’ contro gli sprechi è stato modificato: 2015-01-26 di Paolo Morelli

    Nasce a Torino la “social street”, nella zona Vanchiglia, per costruire una comunità fondata sul riuso e sullo scambio di cibo. Progetto sostenuto dalla Compagnia di San Paolo.

    Torino avrà la sua “social street” in via Santa Giulia, zona Vanchiglia, a ridosso del centro città, ma poco avrà a che vedere con i social network. Promossa dall’associazione Eco dalle Città e sostenuta dalla Compagnia di San Paolo, rientra nel progetto “Fare società riducendo i rifiuti”. L’obiettivo è coinvolgere il quartiere per condividere e collaborare al fine di combattere gli sprechi e favorire il riuso, costruendo una comunità.

    Il ritrovo su Facebook.
    Esiste un gruppo su Facebook, punto di riferimento “virtuale” del progetto, chiamato “Social street di via Santa Giulia e dintorni”, nel quale gli interessati si ritrovano, si riunioscono e discutono delle iniziative da portare avanti “di persona”. Come si legge nella descrizione del gruppo, la social street «ha come elemento centrale la volontà di condividere con i residenti i progetti di baratto, scambio di cibo, riuso e riciclo». La dimensione sociale di questo genere di collaborazioni è evidente e costituisce il tessuto fondante di un quartiere. «Attraverso queste attività – si legge ancora – il fine è quello di socializzare con i propri vicini per creare legami, condividere la quotidianità del quartiere e creare “comunità” attraverso l’interazione dei singoli».

    L’associazione.
    Nelle intenzioni dell’associazione Eco dalle Città c’è l’ipotesi di realizzare dei banchi del riuso, recuperando oggetti destinati a diventare rifiuti ma che invece possono trovare nuova vita nelle mani di un altro proprietario. Tra le idee, c’è anche quella di puntare sullo scambio tra vicini: «Quel cibo che proprio grazie alla partecipazione di supermercati, negozi di alimentari, panetterie, bar e ristoranti del quartiere può essere recuperato e usato come elemento di unione tra i residenti». In un periodo segnato dall’individualizzazione, recuperare il concetto di comunità nei quartieri può rivelarsi una strategia vincente per superare le difficoltà. Una, sicuramente, riguarda lo spreco di cibo. A fronte di una carenza di risorse per i più poveri, supermercati e negozi buttano via enormi quantità di prodotti alimentari in scadenza, perché invenduti. Attivare una rete di scambio che faccia da “salvagente” per il cibo all’interno di un quartiere è una soluzione sempre più praticata, non solo a Torino.

    Un quartiere, più quartieri.
    Naturalmente, di fianco alle intenzioni, sarà portata avanti un’attività di monitoraggio degli sprechi alimentari per «sapere cosa succede di tutto il cibo che a fine giornata rimane invenduto e capire se i ristoratori siano attrezzati con vaschette e contenitori che permettono ai clienti di portare a casa la pietanza non consumata del tutto». La social street potrebbe, a breve, estendersi anche a San Salvario, zona centralissima, caratterizzata dalla multietnicità e dalla presenza di numerose attività commerciali. Non è la prima iniziativa di questo genere in Italia e, al momento, il progetto è ancora agli inizi. Tutto starà alla risposta del quartiere, sperando che il concetto di “social street” non resti confinato in una via, ma si estenda almeno a parecchi isolati.

    Print Friendly

    Giornalista, collabora da diversi anni con testate online e cartacee. Si è occupato, in passato, di televisione e radio. Segue l'evoluzione del giornalismo, soprattutto attraverso gli strumenti dati dal web. Lavora come addetto stampa per enti culturali.

    Seguici su Facebook

    Resta aggiornato su Twitter